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L’eterno ritorno del vizio italico della delegittimazione dell’avversario

Verso le elezioni divisi e senza meta
di Roberto Mostarda

Alea iacta est! Dunque, pur nella sua infinita prudenza e rispetto costituzionale, il Quirinale - dopo l’approvazione nelle due Camere della nuova legge elettorale, il Rosatellum – comincia a ritenere possibile andare al voto per le politiche all’inizio di marzo del prossimo anno. Una data e un periodo naturali, alla scadenza naturale di una legislatura innaturale nata su premesse specifiche quasi totalmente disattese e che ha visto evidenziarsi qualcosa sul quale occorrerà riflettere: per la prima volta dall’inizio della Repubblica si è assistito più volte ad una reale autonomia del governo rispetto ai partiti e al Parlamento e ad un’azione qualche volta di supplenza soprattutto a livello internazionale nelle grandi questioni che non possono vedere un paese come l’Italia, allo sbando o senza direzione.
Un fenomeno in apparenza tranquillo che non desta preoccupazioni, ma un fenomeno reale che nei fatti sta spostando i confini tra i poteri dello Stato. In sostanza si è assistito in modo timido, a volte quasi colpevolizzato in un paese dove ogni esecutivo ha dovuto fare i conti da sempre con le bizze dei partiti e dei loro dirigenti, a una presa di coscienza resa opportuna oltreché necessaria dallo stato delle cose. Un dato da non dimenticare e che in molti vorrebbero dimenticare in nome della vecchia maniera di far politica dove il presidente del Consiglio deve sempre guardarsi dai propri sostenitori più ancora che dai propri avversari.
Si tratta per il Paese di una novità in certo senso positiva che contrasta con il quadro generale e dello stato della politica. Come abbiamo più volte e tristemente constatato, il sentire degli italiani si nutre di divisioni, scontri, offese, attacchi più o meno fondati al “nemico”. Sopratutto si alimenta di un dato che possiamo definire “ontologico”, originario, la delegittimazione.
Vale a dire che i partiti, i movimenti che si candidano alla guida del governo non pensano se non in facciata a quello che i cittadini vogliono sapere e cioè quali scelte si intendono proporre per rafforzare la ripresa economica, garantire e favorire il lavoro soprattutto dei giovani, stabilizzare le condizioni economiche e di bilancio, rendere possibile l’esercizio di diritti e l’adempimento dei doveri comuni senza furbizie, senza fraintendimenti, senza separatezze. Insomma far tornare l’Italia ad essere e rimanere tra i grandi paesi sviluppati e a non essere vista come un perenne malato in procinto di aggravarsi!
Lo sport, professionale non dilettantesco, al quale si assiste è quello di assolutizzare il proprio ruolo, il proprio intento: solo noi possiamo salvare il paese, soltanto da noi possono venire onestà, buon governo, sicurezza. Dagli altri solo confusione, malgoverno, corruzione. Noi siamo capaci, gli altri sono degli incapaci o dei disonesti! Dateci il modo di governare e vedrete quali sorti magnifiche e progressive potranno aprirsi per tutti!
Se non fossero decenni che ascoltiamo queste amenità, potremmo stare tranquilli e votare come ci pare. Purtroppo però a questa situazione si aggiunge un elemento più grave ed insidioso: la delegittimazione appunto di chi non le pensa come noi! Non di programmi e soluzioni, della loro bontà o meno si parla, ma si scova, si ricerca, si costruisce a volte il motivo per colpire, togliere affidabilità, distruggere la reputazione dell’altro. Ogni giorno assistiamo allo stesso copione. I giornali fanno il loro lavoro e danno ampio risalto alle notizie, la magistratura svolge il suo alto compito di fronte a notizie o possibili indizi di reato. In un paese sano e stabile tutto questo sarebbe oggetto di riflessione, di convincimento saggio e personale con il rispetto dei tempi delle procedure dei diritti e dei doveri!
Da noi nulla di tutto questo. Dinanzi ad un elemento che può danneggiare l’avversario, parte la grancassa, inizia il tambureggiamento incessante, martellante che continua anche quando cessa l’appeal mediatico o si sgonfia l’aspetto giudiziario o assume i contorni più consoni e chiari. Nulla ferma più la propalazione della notizia, del fatto imputabile, nessun effetto hanno le smentite ufficiali, la mancanza di elementi probanti. La notizia parte e va avanti da sé, ognuno la elabora come vuole e nel passaggio i fatti si ingigantiscono, assumono contorni spesso grotteschi. Tutti fanno mostra di sapere tutto, conoscere i retroscena, di individuare i poteri forti o meno dietro a questo o quel fatto. Tutto ciò al di fuori e al di là di quelli che potremmo definire i confini della realtà. Siamo in quella che ormai si definisce “realtà aumentata”. In questo caso però non si sa neppure se quello di cui si tratta è realtà ancora o lo è mai stata!
Che cosa abbia a che fare questo chiacchiericcio da bar sport, questo stolido e quasi condominiale litisconsorzio, con la democrazia e con il confronto delle idee, non è dato saperlo! Ecco però che affiora il senso delle cose: le idee, appunto! Nessuno sembra averne qualcuna che sia realistica, aderente alle esigenze quotidiane, capace di dare stabilità ad un quadro comune di riferimento e a non continuare nel caleidoscopio di monadi impazzite che sembra essere la cifra del nostro paese socialmente e politicamente parlando!
Dunque, la scelta del Colle di dare un’indicazione prospettica sul voto, se da un lato potrebbe favorire ulteriori exploit di questo malcostume, dall’altro costituisce sicuramente un punto di riferimento e dal quale si deve partire per costruire nelle prossime, poche settimane, che ci separano, una proposta politica degna di questo nome e non un’accozzaglia di promesse fatte da chi ne ha fatte troppe ma anche da chi ne promette di nuove senza sostanza e senza esperienza alcuna e senza senso della misura e delle cose reali che sono questo paese, i suoi abitanti, i mille problemi aperti e le mille emergenze di ogni giorno! Insomma una meta dovrà essere indicata, ma realistica e non da ultima thule o da terra promessa di qualche guru!

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