Berlusconi in March 2017, European People's Party, Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

Proseguono su piani sfalsati le prime attività elettorali dei partiti

Nulla di nuovo sul fronte del... voto
di Roberto Mostarda

Uno sguardo come sempre attento ma disincantato, almeno ci si prova, alla realtà della politica italiana alle prese con l’appuntamento elettorale ancora lontano ma sempre più vicino, ci regala una sensazione di attonita incapacità di capire in che paese ci troviamo, o meglio in quanti paesi ci troviamo!
E’ la prima volta, in decenni di democrazia, che l’Italia sembra divisa non in senso territoriale come voleva la Lega bossiana di una volta, ma in senso sociale, meglio dire antropologico. Un giorno forse il periodico rapporto del Censis ci restituirà questa fotografia in modo coerente e articolato. Per ora siamo solo alle prese con una confusione organizzata, per così dire.
Se cerchiamo di analizzare e di comprendere il percorso che partiti e movimenti stanno facendo o cercano di fare, ci appare una commedia degli equivoci, un cammino su piani paralleli che sembrano rimandare a paesi differenti, lontani tra loro. Lo sforzo di vedere qualcosa che li leghi appare sempre più defatigante.
Gli attori sono diversi. Abbiamo il “ritorno” dell’ex cavaliere ancora imbrigliato nella non candidabilità, ma che si pone come il salvatore del paese, che a lui continua a rivolgersi. Le parole d’ordine sono quelle “confortanti” di una volta: abbassare le tasse, favorire le imprese, limitare l’Europa, con attenzione non proprio disinteressata alla giustizia e ai diritti, la sicurezza, i migranti. Una vecchia conoscenza, dunque, che sembra trasmettere il messaggio: votatemi e farò tornare il paese a quello che era quando sono andato al governo per battere la sinistra e ora pronto a combattere anche i neofiti (alquanto presuntuosi, ndr) che appaino sulla scena, i cinquestelle indicati come incompetenti quanto meno. Per inviare un messaggio rassicurante si è spinto a indicare un generale dei carabinieri quale possibile candidato premier (in caso di sua assenza). Una trovata però che gli ha immediatamente attirato le critiche del principale alleato, la Lega, che ha commentato la scelta come estemporanea e non concordata, al di là della persona indicata. Insomma, un insieme di input anche dissonanti, molto attenti a percepire l’umore della gente, in molta parte lontana dal voto in questi anni!
Un distacco questo che riguarda anche la sinistra o quello che essa appare, cioè un caos primordiale, un big bang in sedicesimo! Qui abbiamo il leader del partito più grande, l’ex premier Renzi che, senza volersi misurare in apparenza sull’agone principale, viaggia per il paese incontrando le persone, i movimenti locali, la società civile in sostanza, cercando di riallacciare il legame con quel mondo del lavoro e della piccola e media impresa che non possono mancare in una proposta progressista in senso moderno. Parole, gesti che tradiscono tuttavia il grande distacco che la gente ha verso questa parte politica. I sondaggi dicono che il Pd potrebbe rischiare il terzo posto. Il “merito” negativo non sarebbe però soprattutto di Renzi, ma piuttosto di chi ha deciso che la sinistra italiana non deve essere il Pd non più controllabile. Ovviamente ci riferiamo agli scissionisti dalemiani e bersaniani, e al drappello rissoso e variegato delle diverse sinistre alla sinistra di... ! Anche qui le indicazioni latitano se si esclude il riferimento a teoria e pratica politica ormai fuori della storia anche recente del paese. Uno strabismo che rovinerà le sorti del Pd, ma che porterà il paese in un’ulteriore fase di instabilità e di ingovernabilità.
Avvinghiata al Pd appare la galassia centrista che non vuole rientrare nei ranghi berlusconiani e che nella sua varietà quasi singolare rischia di alienare al partito principale anche consensi centristi, data la numerica irrilevanza che con il sistema elettorale potrebbero avere. Insomma, un delirio di folle corsa contro il muro. Se pensiamo alle giravolte di Schultz e della Spd in Germania con la Merkel, possiamo avere una sorta di foto di famiglia della confusione che regna da quelle parti.
Last but non least, ovviamente, abbiamo il movimento grillino e l’“emergente” figura (anche autonomamente autoprodotta) del candidato premier Di Maio. Qui alla realtà sconfortante degli altri competitor si aggiunge molto di particolare. Il leader indicato anche per il movimento, mentre il guru vigila e cerca di ritagliarsi sempre più il ruolo (teatrale peraltro) del “fine dicitore”, cioè di chi ha sempre l’ultima parola per diritto escatologico, si produce in notevoli giravolte. Da forza antisistema e contro tutti il movimento sembra cambiare pelle. Di Maio infatti, come tutti gli aspiranti premier di una volta, ha avviato il giro delle sette chiese (espressione romana ma che ben si comprende) iniziando -  ma va? - dagli Stati Uniti e poi andando per capitali europee. A dire che cosa? Che loro al governo sarebbero moderati, diplomatici, adatti dunque ad esercitare il ruolo di guida del paese in futuro! Su quali basi si fondi questa certezza non è dato sapere, su quali programmi si determini l’impegno che si dovrà profondere per far superare all’Italia i lacci secolari che l’attanagliano e rallentano la sua crescita sempre imminente, buio totale. Unica indicazione: mandare a casa, e possibilmente in galera, gli avversari e i nemici, profondendo naturalmente omaggi anche esagerati alla magistratura, che speriamo si guarderà bene dal “sentire” queste sirene (ne siamo abbastanza certi)!
Che dire e, sopratutto, che fare? Chi lo sa?
Resta la sensazione tranciante che ci troviamo dinanzi ad una realtà nella quale scomodando la storia del secolo breve potremmo dire: “niente di nuovo sul fronte del... voto”! Ahimé!

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