Incertezza del voto (foto di Tero Vesalainen – Pixabay)

Difficile capire il vero sentire dei cittadini

Il voto incerto in un paese confuso
di Roberto Mostarda

Queste riflessioni avvengono quando manca al voto del 4 marzo ormai una manciata di giorni! E quando le affermazioni dei leaders come in un’improvvisa accelerazione rischiano di creare sugli elettori un vero e proprio effetto ingorgo con inevitabili sovrapposizioni e fraintendimenti. Sta dunque per concludersi una vera e propria non campagna elettorale, vissuta senza confronti diretti, sull’onda dei social, quasi senza manifesti per le strade e con l’accavallarsi di fake news che hanno il pregio di confondere, far perdere tempo e soprattutto mostrano se ve ne fosse bisogno la stupidità sostanziale di coloro che le producono e di quanti se ne fanno corifei consapevoli ed inconsapevoli.

Una non campagna che mostra senza mezzi termini il degrado del sistema di rappresentanza politica frutto della contrapposizione continua di oltre vent’anni, di scelte se pur lineari negli intendimenti molto vicine alla sostanziale forzatura dei confini delle regole costituzionali. Dopo tutto questo tempo e dopo le evoluzioni degli ultimi tre-quattro anni, il referendum sulla riforma costituzionale  ha dato il colpo definitivo alla struttura ormai traballante con un effetto sicuramente chiarificatore: la maggioranza degli italiani non ha voglia di cambiare, non si fida dei propri politici; e questi ultimi hanno pensato bene di regalare loro la peggiore evoluzione del sistema elettorale: un proporzionalismo puro appena corretto dalla componente maggioritaria, un arretramento persino rispetto al vituperato  mattarellum. Un sistema che nelle premesse non consente di immaginare maggioranze chiare a meno di voti plebiscitari che non sembrano probabili e che potrebbe confezionare un risultato interlocutorio costringendo al ritorno alle urne nel minore tempo possibile e consentito dalle norme. Sempre che gli italiani, un po’ per celia e un po’ per non morir come recitava l’adagio, non esprimano il proprio intendimento con inusitata chiarezza!

Gli ultimi sprazzi di questa che non è possibile definire campagna elettorale hanno confermato più o meno tutte le indicazioni della vigilia, per così dire. E non stanno fornendo alcun elemento innovativo o costruttivo per il dopo. I leaders, o capi partito come recita la nuova legge elettorale, hanno proseguito imperterriti per la loro strada tra frenate tattiche, esaltazioni retoriche, aperture apparenti e chiusure più convincenti. Il tutto senza neppure provare a dare una risposta complessa e coerente alla ampia congerie di questioni aperte per il nostro paese in cerca di una direzione che possa e debba coniugare la crescita economica con l’occupazione, l’innovazione con la stabilità, l’accoglienza con la necessità di sicurezza e serenità dei cittadini. Solo slogan, neppure troppo originali, e dove neppure i social hanno potuto modificare un sostanziale piattume di idee e di proposte che sembrano immaginate per un paese che malgrado tutto continua ad evolvere e che cerca caparbiamente di ancorarsi al futuro e di non perdere il contatto con il flusso di innovazione che caratterizza ormai l’economia mondiale.

Difficile dunque decrittare il reale sentire dei nostri concittadini anche se l’aspirazione a qualcosa di meglio dell’attuale sembra l’unico elemento unificante. E questo qualcosa di meglio non si trova certamente nell’attuale offerta politica. E, soprattutto, non tutto insieme!

Non si trova nel cosiddetto nuovo che avanza e che sa già di vecchio, i cinquestelle. La versione governativa guidata da Di Maio non si concilia minimamente con quella del movimento e se non ci sarà vittoria ci sarà sicuramente una resa dei conti. Il “nuovo”  capo politico del movimento malgrado abbia alternato colloqui con il mondo economico e politico anche internazionale per accreditarsi non ha potuto disegnare un programma coerente ma solo abbozzi di interventi scoordinati e parziali e costantemente sotto l’occhio vigile del guru ancorché distaccato. Il rischio di un ritorno alle origini del vaffa resta sempre dietro l’angolo.

Non si trova nel Pd. Malgrado l’indubbia gestione positiva del governo guidato da Gentiloni che ha portato avanti ma non in modo acritico molte delle iniziative di Renzi. Quella che è stata la principale forza di governo in questi anni è ora alla ricerca di un nuovo equilibrio e una rappresentanza sociale diversa da quella delle origini dopo la scissione a sinistra. Tra accuse di inciuci possibili e di tradimenti, è evidente che è in atto una ricomposizione sociale e politica dagli esiti incerti soprattutto sul breve termine.   

Non si trova assolutamente nel gruppo della sinistra di Liberi ed Uguali autoelettasi ad unica vera sinistra del paese per la semplice ragione che è piuttosto la ridotta di ex comunisti del Pd e di alti esponenti istituzionali alla ricerca di una legittimazione popolare sinora non avuta. Le ricette politiche ed economiche che nascono da questa area sono legate al passato e non interpretano le criticità della situazione nazionale ma quelle di una parte minoritaria alla ricerca di un ritorno al buon tempo antico che non c’è più! Un voto identitario insomma me non molto sensato anche perché danneggerà proprio il centrosinistra nel suo complesso, anche con le derive verso i grillini per puro spirito di contraddizione con il Pd.

Non si trova neppure nel centrodestra, come sempre dalla sua nascita una sorta di mosaico confederale, un insieme di elementi non facilmente amalgamabili se non nell’aspetto di un andare insieme al governo che sembra non sgradito a molti milioni di italiani. Un insieme di contraddizioni che i leaders non provano neppure più a negare pensando al solo collante governativo come panacea. I precedenti in questo senso mostrano come questo sia il tallone d’achille di questa area e il vero vulnus sulla sua tenuta nel tempo. Senza trascurare i tentativi della destra estrema di intestarsi parte della possibile vittoria con i rischi che questo comporta per l’intero paese!

Insomma un vero rebus, una sciarada incomprensibile . Un voto incerto come non mai e in un paese altamente confuso!

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