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Il rischio di derive movimentiste e la stabilità necessaria

“Eversione” di governo
di Roberto Mostarda

L’incipit di questa riflessione, alla luce di quanto ci sta proponendo la quotidianità politica, dopo l’ultimo giro di consultazioni del presidente della Repubblica, non vuole essere certamente un allarme o la descrizione di una emergenza. O almeno non immediata. Ma cerca di essere un’istantanea di quello che le posizioni di alcune forze politiche manifestano e che sono divergenti rispetto all’obiettivo di dare al paese un esecutivo stabile e rappresentativo della volontà degli elettori.
L’intervento del capo dello Stato, a conclusione del nuovo giro di consultazioni non ha tolto le castagne dal fuoco ai leader politici, ma li ha messi direttamente di fronte alle proprie responsabilità. Il presidente ha analizzato con estrema precisione lo stato delle cose, le inconciliabilità, le incompatibilità e le difficoltà, e ha chiesto ai leader delle maggiori forze parlamentari di trovare una soluzione politica alla crisi e alla ricerca di un nuovo governo. Per consentire questa ricerca ha previsto un “esecutivo di servizio” da sostenere in Parlamento senza connotazione politica e che avrà vita sino a quando le forze politiche non abbiano trovato un’intesa. Comunque non oltre la fine dell’anno, per poi andare a nuove elezioni. Oppure concludendo una legislatura mai realmente iniziata (è la prima volta nella storia del paese ha osservato Mattarella) e andare alle urne entro l’estate o al più tardo in autunno. Un cronoprogramma realistico e consapevole sia della difficoltà politica presente sia delle esigenze internazionali e del contesto europeo.
La risposta dei leader politici, dei 5Stelle e della Lega in primis, non è stata positiva e almeno dalle prime dichiarazioni non vi è disponibilità a seguire la strada indicata dal Quirinale. Il Paese ha però bisogno di alcune decisioni che non possono essere assunte da un esecutivo ormai non rappresentativo del Parlamento e del Paese e che tuttavia devono essere prese. Di qui la necessità di un’assunzione di responsabilità che sembra però lontana. Unica disponibilità quella di Pd e Forza Italia ma non sufficienti per consentire la nascita di un governo. Unica via d’uscita cercare alle Camere una soluzione temporanea che consenta almeno di avviare una riforma della legge elettorale per non tornare alle urne con il pericolo reale di un risultato simile e non concludente.
Lega e cinquestelle, però, hanno una visione diversa e che si fonda sulle previsioni di un aumento del partito di Salvini e una sostanziale conferma dei grillini che consentirebbe in ipotesi – ma solo se si dovesse spezzare la coalizione di centrodestra – un accordo di governo tra le due forze più eccentriche rispetto al panorama politico, portatrici di logiche euroscettiche ed economicamente divergenti dalle ricette di Bruxelles.
In sostanza, assistiamo ad una emersione evidente di due forze per così dire “eversive” del sistema politico precedente che puntano entrambe ad andare al governo. Un dato che modifica radicalmente gli scenari possibili e li rende complessi alla luce delle stesse previsioni costituzionali, condizionando anche le scelte del capo dello Stato, di fronte all’indisponibilità manifesta che non è un’espressione tattica, ma la natura stessa delle due formazioni convinte di rappresentare il nuovo nel paese e fermamente sicure della bontà dei loro programmi, incuranti però delle compatibilità economiche e finanziarie del paese, inserito in un contesto europeo e internazionale che richiede determinate decisioni in larga parte non coincidenti con idee e programmi e promesse con i quali hanno chiesto e ottenuto il voto il 4 marzo.
E, soprattutto, che ritengono possibile attuare quel programma e condurre in porto quelle promesse in aperto contrasto con le indicazioni che vengono dalle istituzioni europee. Una linea anche questa a suo modo “eversiva” perché motivata dal rovesciamento e sovvertimento del sistema in vigore sicuri di ottenere i risultati delineati in campagna elettorale.
Difficile a questo punto prevedere il futuro a breve. Probabile una sorta di confronto a distanza tra il Quirinale e i due partiti e insieme il posizionarsi delle altre forze presenti in Parlamento in relazione alle indicazioni presidenziali sulla necessità di assumere responsabilità politiche pur in una fase che è e forse rimarrà di transizione verso un nuovo ricorso alle urne.
Una situazione complicata anche dall’atteggiamento del leader 5Stelle Di Maio, di fronte a qualsiasi ipotesi che escluda il movimento da intese nelle quali non sia dominante. Una presa di posizione rischiosa nel momento in cui annuncia battaglia in Parlamento senza esclusione di colpi e con l’intento di bloccare ogni provvedimento e ogni decisione contando sul 32 per cento dei voti e sugli oltre trecento parlamentari. Una minaccia di guerriglia che mostra la vera natura del movimento incapace di misurarsi con le istituzioni e con la democrazia rappresentativa. Minacce che giungono sempre preventivamente e con due intenti, spezzare il centrodestra e condizionare la Lega che in un’intesa a due sarebbe comunque il partner debole. Un risultato pericoloso per la democrazia e per la stabilità di qualsiasi esecutivo dovesse nascere! Quel che più deve far preoccupare è però un altro elemento: in tutto questo ragionare di intese, accordi, formule, non si parla mai davvero di come vanno affrontati i problemi strutturali del paese che non scompaiono certo con qualche dose di euroscetticismo o con strumenti come il reddito di cittadinanza. Perché sono problemi che riguardano il nostro modo di porci come cittadini prima e al di fuori delle stesse forze politiche. Questo il nodo che non si scioglie con mezzucci tattici o con slogan! Un nodo che ci riporta in questo 9 maggio, ai giorni cruciali del sequestro di Aldo Moro e alla sua conclusione tragica. Allora come oggi solo il senso di responsabilità potrà aiutare il paese ad andare avanti!

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