Quirinale - Cortile interno (foto di Goldmund100 - CC)

Una delle “singolarità” dell’intesa della nuova maggioranza M5S-Lega

Governo con premier...a sua insaputa
di Roberto Mostarda

I precedenti esempi non sono stati “esemplari” e la temperie in cui si inserisce la questione è di ben altro livello e di non poco momento riguardando il governo del nostro Paese. Tuttavia, in modo acritico non è pensabile non riflettere su quella che appare una singolarità tra le tante del nuovo possibile esecutivo grillin-leghista.

Dicevamo la singolarità: abbiamo convissuto per anni con case acquistate ad insaputa del destinatario, o con patrimoni, investimenti utilizzati per favorire qualcuno ma “ a sua insaputa”, come gentile dono!

Ora quello al quale stiamo assistendo è una nuova eclatante versione: il premier ... a sua insaputa! Va decrittato intanto quale sia il tracciato nel quale si inserisce questa nuova figura e con quale aggancio costituzionale la si voglia connettere per dare al ruolo il dovuto peso istituzionale, non solo nazionale. La nostra Costituzione, quella definita più bella del mondo e per la rigidità della quale si sono battuti fiori fiore di intellettuali e politici di ogni sorta, compresi gli attuali azionisti del probabile nuovo governo (tutti amabilmente uniti al referendum dello scorso anno), non prevede in alcuna forma un procedere quale quello indicato dai leaders  pentastellato e leghista: stiliamo un contratto, ne siamo i garanti, ci facciamo di lato e nominiamo un presidente del consiglio che ne sia “esecutore”. Per essere fedeli al dettato della Carta è il capo dello Stato che indica il futuro presidente del Consiglio incaricato, sentiti i presidenti delle Camere e i leaders dei partiti rappresentati in Parlamento, in primis ovviamente quelli risultati vincitori alle elezioni.

Quello al quale stiamo assistendo, invece, è un copione eccentrico. I nomi dei papabili rimbalzano tra i politici, sugli organi di informazione, tra i soliti ben informati di turno, vicini alle nuove case del potere, quasi a “indicare” la scelta al Quirinale! Nulla di più lontano dalla Costituzione. Si dirà ed è realistico che dal 1994 in poi la Costituzione è stata per così dire sottoposta a notevoli torsioni in quella seconda parte che riguarda la forma di governo e la struttura dello Stato. E ad esercitare questa torsione sono stati insigni ex costituenti. Tuttavia, pur nella sostanziale anomalia si è rimasti dentro i confini dell’esercizio di moral suasion proprio della presidenza della Repubblica, pur con qualche evidente facilitazione proveniente da altre strutture statuali.

Oggi che al Quirinale siede un costituzionalista di lungo corso, legislatore a suo tempo, incline al rispetto fedele delle prerogative e del loro valore, pensare a nuove torsioni costituzionali è improbabile ma lo è altrettanto immaginare che possa dare via libera allegramente a un’interpretazione delle norme istituzionali come quella alla quale stiamo assistendo.

Presentandosi al Paese, i leaders politici vincitori devono osservare due regole fondanti: la chiarezza di intenti e la chiarezza di programma, portando avanti le linee strutturali di entrambi per parlare ai cittadini con una lingua comprensibile, la stessa con la quale il popolo li ha sostanzialmente indicati per le più alte responsabilità. Alzi la mano chi conosce cosa dice il contratto stilato da Salvini e Di  Maio! Di questo atto si sa soltanto quello che – ma è costume inveterato di questi decenni – viene sbattuto su giornali e trasmissioni tv, quello che si afferma si social, commentando un testo che nessuno conosce per intero, analizzando compatibilità senza avere gli elementi da comparare, ma ricevendo a piene mani affermazioni che andavano bene in campagna elettorale, non nell’andare al governo.

Affermazioni che stranamente – anzi non tanto - sono quelle che vellicano la pancia del paese: contrasto all’immigrazione, espulsioni più o meno di massa; diritti agli italiani e poi agli altri, ridisegnare i rapporti con l’Europa, sostegni come il reddito di cittadinanza che rischia di manlevare centinaia di migliaia di cittadini dal cercare il lavoro e, in un paese abituato al detto “fatta la legge, trovato l’inganno” alla nascita di un nuovo sistema nel quale perpetuare il suddetto reddito anche oltre i tre tentativi di assunzione proposti. E questo non perché siamo dinanzi a un popolo di mariuoli, ma per la semplice ragione che l’inefficienza della pubblica amministrazione e le storture del mercato del lavoro rischiano di produrre effetti perversi e soprattutto con quali strumenti si controllerà a tappeto il nuovo modo di organizzare il sistema.

Senza contare, anche qui, la difficoltà di conciliare molte delle misure proposte e vagheggiate con le norme di che cosa? ma và! Proprio della Costituzione e non nella parte seconda per la quale la stessa Carta prevede forme di aggiornamento e modifica, ma al contrario quella prima parte che racchiude i principi fondamentali e fondanti del nostro vivere civile, voluta dai costituenti per metterci al riparo da discriminazioni, disuguaglianze e da ogni tipo di stortura prodotta dalle circostanze storiche.

Ecco allora che il timore diviene reale. Sino ad ora tra oscillazioni maggioritarie e proporzionaliste non abbiamo modificato sostanzialmente il disegno costituzionale. Se invece surrettiziamente proviamo a intaccare quei principi per interessi transeunti ed elettoralistici di consenso, richiamo di entrare in una spirale pericolosa nella quale a rimetterci potremmo essere tutti come collettività nazionale.

E’ auspicabile che di questo scenario sia consapevole il futuro premier a sua insaputa, oltretutto non eletto (non siamo nuovi anche a questo) e chiamato ad eseguire un programma alla cui stesura non ha ufficialmente partecipato? Crediamo proprio di sì, anche per conservare un minimo di coerenza non con le idee di questo o di quello, ma con quelle norme fondamentali che da oltre 70 anni ci consentono di essere un paese tutto sommato democratico e libero. Perfettibile certo, ma al netto di mezzucci e scappatoie che potrebbero tornarci indietro come un’onda di tsunami!

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