Lady Justice (fonte Jessica45 - Pixabay)

La singolare condizione dell’esecutivo giallo verde

Tre governi in uno!
di Roberto Mostarda

Il passare delle settimane, malgrado l’inclemenza meteorologica, sta mostrando con grande chiarezza la singolare condizione nella quale si trova il nostro paese e soprattutto il governo nato dall’alleanza tra Lega e Cinquestelle. Che il paese fosse estremamente diviso e alla ricerca di un equilibrio risulta dal voto politico e dalle conferme o smentite amministrative. Il guado è ancora lontano ma alcune linee cominciano ad emergere. Quello che invece si manifesta con incredibile semplicità è la compresenza nell’esecutivo di contenuti equivalenti ad almeno tre governi insieme.

Al di là della affermazioni di intesa, di equilibrio e dello sforzo di far apparire il cammino come attuazione di un contratto condiviso, è sempre più palmare che siamo di fronte a tre, almeno, posizioni. Abbiamo il premier, sostenuto dal Quirinale quale garante che ha dalla sua parte ora il ministro dell’economia e del tesoro sulla linea del rispetto dei conti pubblici all’interno e verso lo scenario europeo e internazionale. Il leader cinquestelle che predilige la linea movimentista grillina, agendo da un lato come esponente di punta del governo e della maggioranza e dall’altro come esaltatore delle contraddizioni sociali del paese per mantenere il contatto con la base elettorale non molto contenta del paludamento governativo. Quindi il leader leghista che agisce come se fosse esso stesso il capo del governo, forte anche del sostegno ancorché dialettico e non sempre in linea di quella maggioranza di centrodestra del paese che le stime elettorali vedono ormai oltre il 40 per cento.

Non è dato sapere quali mirabolanti mix di scelte potranno permettere di far partire il decreto dignità sul lavoro, insieme alla flat tax e al reddito di cittadinanza (a dire il vero un po’ sullo sfondo) , con il salvataggio statale dell’Alitalia o la ridiscussione della sistemazione da dare all’Ilva. Sono solo alcuni tra i molteplici aspetti dei problemi emergenti sul quali dovrebbe esercitarsi la guida decisa e prudente di un governo di coalizione basato su un contratto da tutti richiamato. Solo che nessuno degli elementi indicati e dei problemi posti in evidenza può stare insieme agli altri!

Nessuna partita che richieda interventi decisi e risorse economiche crescenti può stare con il contenimento del debito, elemento sul quale si glissa troppo spesso e sul quale ha rischiato di consumarsi lo strappo con il ministro dell’economia, vero custode della tenuta dei conti e del loro contemperamento con le azioni politiche previste nel contratto e alle quali i leader e vice premier intendono dare attuazione, senza perdere l’uno la battuta sull’altro.

Siamo dunque di fronte a una situazione tutt’altro che tranquilla e dove sotto la cenere continua a covare la brace delle contraddizioni patenti tra i due contraenti e la difficoltà di sintesi da trovare mano a mano che i capitoli più clamorosi, non quelli più importanti, dell’intesa vengono al pettine. Il paese ha dato a maggioranza fiducia ai nuovi leader ma li attende al varco nel momento in cui proclami, promesse e scelte devono tra loro coniugarsi per tentare un cammino costruttivo per tutti.

La sensazione resta invece quella di una pax armata, di un confronto rinviato in continuazione, con sullo sfondo le elezioni regionali ed europee che potrebbero dare ulteriori elementi di valutazione del sentire degli italiani. In sostanza, contrariamente alle dichiarazioni altisonanti sulla legislatura, si continua il costume nazionale dell’eterna dialettica tra un elezione e l’altra dove a fare le spese è la possibilità di decisioni prospettiche in grado non di soddisfare la pancia, ma creare le condizioni per un ammodernamento e un avanzamento del paese nel suo insieme. Se fallisse la meridionalizzazione leghista e la salita al nord dei cinquestelle, sarebbe un obiettivo non raggiungibile e una spaccatura ancora più profonda tra nord e sud.

In questo ambito il ruolo del premier e dell’area che ad esso si ancora dovrebbe assumere contorni più dirigisti e dare il senso del cammino così come lo abbiamo delineato. Sarà possibile vedere questa evoluzione. Le perplessità sono molte e anche consistenti, è un po’ il limite dell’atto di nascita di questo esecutivo.

Come sempre, qualche considerazione su quel che manca. Continua l’eclissi dell’opposizione o delle opposizioni possibili. Buio sul centrodestra con Forza Italia sempre più in difficoltà strutturale, ma buio pesto a sinistra dove il velleitarismo e l’avventurismo di Liberi  e Uguali, sembra condizionare in radice ogni tentativo del partito democratico di riprendere una rotta riconoscibile e condivisibile. E’ incredibile constatare come le dichiarazioni dei suoi esponenti non riescano a contrastare quelle dei leader al governo e si limitino ad una scontata critica “da sinistra” attingendo ai facili e usurati  riferimenti che l’elettorato ha mostrato con grande chiarezza di aver lasciato alle spalle. Senza una chiarissima visione del dopo, ma certamente con la consapevolezza precisa del volersi allontanare da forme di rapporti politici che hanno fatto il loro tempo e non hanno saputo indirizzare il paese su binari più stabili e costruttivi.

L’assenza di opposizioni sta diventando un vulnus estremamente pesante le cui conseguenze potrebbero andare a danno di tutti noi! Intanto gli appuntamenti con il voto si avvicinano! E rimescolano le carte da ora in poi!

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