La morte di Cesare di Vincenzo Camuccini - Opera propria, user:Rlbberlin, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2168603

Se dal populismo si vuole passare all’anarchia del sistema

Democrazia e democrazie
Roberto Mostarda

Se esiste la democra-zia, potrebbe anche esistere la democra-nonna! Una facezia certo, ma perfettamente lineare con le uscite del guru-garante dei cinquestelle. Ci siamo rifatti ad un calambour liberamente tratto da alcune strisce satiriche di Jacovitti noto umorista di qualche decennio fa, per porre qualche attenzione alle parole e alle elucubrazioni che sembrano venire dal sancta santorum dei pentastellati, la piattaforma Rousseau, dal suo vate, Casaleggio junior, e dalla voce altisonante e dissonante del guru maior, ossia il comico Beppe Grillo. Chi di bayyuta ferisce, potremmo dire di battuta può essere colpito in un gioco di fioretto.

Quel che preoccupa, tuttavia, non è il gioco ironico, il batti e ribatti, ma le parole estremamente chiare pronunciate dai due in due distinte occasioni, ma con un evidente consonanza. Sia Casaleggio che Grillo hanno infatti dichiarato che la democrazia è superata e che occorreranno nuovi sistemi e nuovi strumenti per governare i cittadini, selezionare la classe dirigente, decidere le priorità per il paese, gli interventi da fare e via dicendo. Se non fosse quasi un offesa per quello che fu il periodo, potremmo dire che la famosa affermazione del maggio francese, l’“immaginazione al potere”, stia cominciando a manifestarsi oggi a 50 anni da quegli eventi storicamente rilevanti. Anche se, più correttamente, sembrerebbe trattarsi più che di immaginazione, di una vera e propria sindrome autoesaltativa dei due esponenti, che si ergono ad artefici della società futura che dovrà avere in loro i profeti e nella rete, nel web, il suo strumento.

Che la rete sia divenuta un elemento costitutivo, positivo e negativo insieme, delle nostre società e dello stesso consesso globale è talmente cosa evidente e manifesta che spendere parole in proposito appare ultroneo e defatigante. Quindi, come molte delle innovazioni della nostra epoca che garantiscono facilitazioni a molte questioni una volta complesse essa ha un ruolo crescente ed inevitabile. Dov’ è allora il punto? E’ nella ovvia considerazione che occorre impedire, evitare il rischio che da strumento di progresso essa possa divenire un fine, una sorta di moloch al quale dare obbedienza! Potremmo ricordare con un filo di ironia qualche film che vide protagonista l’attrice Tina Pica che per far comprendere la necessità del rispetto delle convenzioni sociali osservava con ironica e grottesca comicità che era necessario agire in un certo modo perché così richiedeva... la “gente”, ossia il consesso sociale e i principi giusti o sbagliati ai quali si richiamavano usi e costumi.

Ora che la crescita culturale e l’affacciarsi di classi sociali di milioni di uomini a un sistema di vita dove un uomo sia realmente uguale all’altro possa fare i conti con una sorta di “divinità” (la gente ricordata, altro non è che la comunità web, dove dal profondo, da esseri sconosciuti, possono arrivare approvazioni e condanne, senza che sia possibile avere chiarezza su chi e perché affermi o pretenda acquiescenza od obbedienza!

Al di là della ovvia considerazione che sia Grillo che Casaleggio, per diversi percorsi, abbiano puntato e abbiano avuto successo attraverso la rete, non giustifica certamente che si ergano, quasi profeti o marchesi del grillo per meglio dire, a guide costituzionali o peggio artefici di sistemi alternativi alla democrazia nella versione certo perfettibile che conosciamo e che ci ha garantito decenni di pace e di relativa prosperità.

Basta ricordare la storia per capire che l’attacco ideologico alla democrazia, intesa come responsabilità individuale e collettiva, sia stato alla base di ogni deriva rivoluzionaria o autoritaria. Indicare sorti magnifiche e progressive, a patto di “fidarsi” di chi interpreta la critica feroce all’altro e ne auspica la scomparsa, la distruzione o la schiavitù, ha avuto come risultato fattuale in senso storico e tragico in senso sociale di cancellazione e annichilimento di intere generazioni di persone. Deportazioni, uso della fame per piegare la resistenza, persecuzioni e progrom, eliminazioni con soluzioni finali, non sono stati casi della vita, ma precise conseguenze di teorie che partivano da un presupposto: esiste una guida, un gruppo di eletti, un’organizzazione fideistica che a loro fa riferimento e che senza analisi applica i dettami, le indicazioni del capo, e contrasta sino alla eliminazione fisica, chi si oppone magari con il semplice fine di dialogare, contrapporsi con le idee, confrontarsi in pace, in un sistema equilibrato, certo non esente da riforme, ma certamente preferibile all’annullamento dell’individuo e della sua capacità di relazione con gli altri!

Potrebbe sembrare la consueta filippica, in realtà è un grido d’allarme. Nelle premesse che abbiamo indicato frutto dell’elaborazione dei due guru, esiste un elemento apparentemente secondario, ma dirimente: il caso! Se come dice Grillo e come sottolinea con forza Casaleggio, la rete è il mantra e l’artifex del nuovo e il primo sottolinea la opportunità di affidare al sorteggio la scelta di dirigenti, amministratori, uomini di governo, si rischia di aprire la porta ad ogni sorta di follia liquida. Pensiamo ad esempio ad un ingegnere spaziale scelto a caso tra appassionati del cosmo per preparare la discesa su Marte, ad un responsabile di grandi infrastrutture scelto tra appassionati di costruzioni lego. Se è il caso, il sorteggio che deve permettere la scelta del nuovo in che modo si può pensare di selezionare le persone più adatte per gli incarichi più delicati e cruciali?

Prima di aprire bocca, diceva un meccanico, assicurarsi che il cervello sia inserito. Se il cervello è inserito però, occorre, garantire l’afonia. Democraticamente, ovvio!

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