Fenice (foto di Leandro De Carvalho - Pixabay)

Le diverse anime, contrastanti, nel governo e le conseguenze pratiche

Risposte facili, problemi complessi
di Roberto Mostarda

Il breve scorcio vacanziero di agosto sta dispiegando le sue ali e per un momento sembra allentarsi la tensione che l’azione del governo giallo-verde sta portando avanti. Ma non troppo!

In pochi mesi abbiamo visto emergere linee di tendenza e di progetto legate al famoso contratto di governo siglato da Salvini e Di Maio (e sottoscritto dal premier esecutore Conte) carico di indicazioni e promesse ma molto simile all’araba fenice, della cui esistenza sono tutti certi, salvo non sapere dove sia possibile trovarla. Linee e progetti che cozzano spesso le une con gli altri e rischiano se possibile di provocare derive e danni all’intero paese se una qualche forma di direzione reale non emergerà, magari attraverso il premier o più sicuramente attraverso il ministro dell’economia Tria, il cui sforzo di compenetrare le esigenze dei conti con quelle della ripresa, sta divenendo come quello di Sisifo, cioè incessante e senza fine.

Ogni giorno assistiamo a roboanti affermazioni prospettiche, ogni giorno i due vice premier e i loro ministri, fanno a gara nel superarsi in indicazioni strategiche dell’Italia che hanno in mente e che dovrà realizzarsi durante la legislatura. La sensazione prima è che – come abbiamo sottolineato più volte – siano almeno tre i paesi che emergono. Il primo, quello reale è quello che le regole dell’economia, nazionali e internazionali, tendono a stabilizzare per garantire al paese il rispetto degli alleati ancorché competitor. Il secondo quello per così dire “migranti free” con prima gli italiani anche contro la logica che per il leader leghista è un misto di economia liberista veneta di scelte dirigistiche del governo. Il terzo quello dei cinquestelle che pensa ad un paese no tav, no tap, no vax, no Ilva, in un evidente e crescente delirio lucido che non tiene in alcun conto  la realtà di partenza, ma che vagheggia quella decrescita felice immaginata dal guru Grillo, che non vede le buche a Roma e che attacca come troppo istruiti esponenti di alto livello del paese che vogliono abbattere e cambiare per creare l’homo pentastellatus, nuovo esempio di ignoranza, pressappochismo, immaginazione e ignoranza al potere!

Millenni fa Socrate ammoniva “so di non sapere” spingendo l’umanità senziente a crescere, a conoscere, poi capire e poi decidere cosa fare! Oggi la miscellanea pentastellata e l’onirico verbo del guru sottolineano a piene mani che il “non sapere” è alla base del governare. Non serve a niente capire di economia, di contabilità, di equilibri finanziari internazionali, di compatibilità tra scelte e risultati. Basta promettere che non ci saranno tante cose di prima e che il dopo sarà segnato da tanti bei sogni irrealizzabili – ricorrendo ad un minimo di raziocinio – e che rischiano di trasformarsi in incubi ad occhi aperti nel probabile deserto che contribuiranno a produrre.

Un paese non progredisce se non produce ricchezza e con essa gioca il suo ruolo nel consesso internazionale. Un paese che decresce mangia risorse e uccide se stesso. La rinuncia a tutti i grandi progetti, alle infrastrutture, la tendenza ad uscire da ogni impegno sovranazionale, sono altrettanti vulnus irrecuperabili. Ogni rinuncia taglia risorse e apre buchi di bilancio per i rischi di penali insiti nell’uscire da contratti in corso. La risposta non può essere quella che si pensa, cioè stornare risorse da una partita all’altra per far tornare apparentemente i conti, oppure attaccare le pensioni o tagliare di netto i meccanismi del mercato del lavoro senza riuscire però ad immaginare come costruire il nuovo assetto e con quali risorse. Come dicevamo spostare i soldi di qui e di là è come la famosa freddura del Ventennio con le mandrie di buoi spostate nella campagna pontina bonificata per far vedere a Mussolini, quanti fossero i capi, presenti ovunque! Una tragedia, se non fosse un incubo immanente!

Per equità, non si riesce a capire quali siano gli equilibri che Salvini intende pensare per il paese, in termini di sicurezza, tutela del cittadino e rispetto dei diritti di tutti. Mentre si assiste all’esplosione della peggiore pancia degli italiani in molti ambiti, all’acquiescenza a parole d’ordine che sembravano appannaggio di un passato sepolto, viene da chiedersi se il leader leghista ha riflettuto su che cosa si prepara in una Libia blindata dalle motovedette regalate dagli italiani, dove la situazione della marea di migranti continua ad aumentare e nessuna luce appare sulla capacità dello stato africano di governarsi in equilibrio tra le sue fazioni in lotta. Un ordigno innescato a poche braccia di mare dalle nostre coste dove i turisti negli anni hanno assistito agli sbarchi dei disperati. Ora frontiere chiuse e migranti spostati altrove, un altrove che tuttavia potrebbe rovinarci addosso se non seguiranno politiche positive a quelle ora predilette del mostrare i muscoli (un vago ricordo bossiano per così dire).

In sostanza, nel silenzio dell’esecutore governativo, dinanzi alle perorazioni del ministro Tria per saggezza ed equilibrio, alla parole che il Quirinale continua a far sentire a monito e rispetto dei principi costituzionali, si assiste all’annuncio di facili risposte a problemi complessi. Difficile dire quando tali risposte dovessero realmente dispiegare i loro effetti concreti, quale scenario apparirebbe per il futuro del nostro paese!

Come sempre, in questa stagione, aspettiamo qualche corrente d’aria fresca e speriamo.....  Buone vacanze (se possibile).

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