Giornali, foto di associazione carta Roma

Equilibri difficili nel governo,irrisolta la sindrome pd

Ancora troppe parole e pochi fatti
di Roberto Mostarda

Una costante di questi tempi che viviamo è certamente che ogni settimana porta con sé una vasta congerie di notizie, elementi di rilievo nei rapporti politici ed economici nazionali (e nei rapporti con l’estero, prima fra tutte l’Unione Europea). Elementi che non hanno una chiara concatenazione ma che sembrano tuttora procedere per così dire in ordine sparso e che riguardano sia le forze di governo che quelle di opposizione.

Pochi i dati fermi, riassumibili spesso nelle parole del capo dello Stato che richiama a far prevalere lo spirito di collaborazione per il bene del paese, a mantenere salda la barra dell’economia, a non favorire l’isolamento internazionale con scelte di rottura (apparente o reale non è dato saperlo ancora). Tra le ultime dichiarazioni del presidente della Repubblica, quella sulla libertà di informazione quale fondamento irrinunciabile della democrazia, bene comune da salvaguardare e non minacciare con fatti o parole che non rispettano il dettato della Costituzione.

Sulle posizioni della Lega e del suo leader Salvini si sa molto, da quando esiste la creatura del Senatur si è sempre attaccata una certa stampa lamentando le critiche nei confronti del partito, sia nelle fasi di governo che in quelle di opposizione. Più articolato e minaccioso quel che traspare dagli atteggiamenti della componente cinquestelle. Più di una dichiarazione di esponenti di spicco, a partire dallo stesso vice premier Di Maio, lamentano l’analisi costante e non benevola dell’informazione sul governo e in Parlamento si dibatte su interventi legislativi che  suonano come tentativi di limitare, irregimentare se non imbavagliare con lacci e lacciuoli la libertà, il dovere di informare cui fa da contraltare il diritto ad essere informati senza censure o limitazioni che non siano quelle a tutela delle persone o delle istituzioni. Terreno sempre scivoloso. Giova ricordare, la frase attribuita al terzo presidente degli Stati Uniti , Thomas Jefferson che suona “se dovessi scegliere tra un governo senza giornali e giornali senza un governo, non esiterei un istante a scegliere la seconda opzione”.

Parole chiare, senza interpretazioni bizantine, pur  nella loro essenzialità e che richiamano all’essenza: il rispetto dei cittadini e il dovere di permettere loro di formarsi un’opinione non guidata, non corretta, non edulcorata! Affermazioni quelle di Mattarella, dunque, che non sono state né occasionali, né politiche in senso stretto, ma richiamo per tutti, in primis a coloro che fanno informazione e poi alla politica che vorrebbe “regolare” il settore!

Tornando alla cronaca politica non appare ancora chiaro come procederà il governo giallo verde. Molte, troppe le parole le promesse dei suoi esponenti, gli alti proclami su questo o su quel terreno, pochi dati reali e le riforme avviate. E’ naturale considerando il tempo ristretto nel quale l’esecutivo è nel pieno delle sue funzioni, che occorra tempo per governare efficacemente. Tuttavia non si è ancora diradata la nebbia sostanziale che avvolge il contratto di governo cui tutti si richiamano quanto a contenuti, sostenendo però ambiti e settori diversi e non coincidenti.

Una situazione di attesa, se non di stallo, che rimanda agli equilibri interni alla maggioranza e la necessità di portare a casa i propri cavalli di battaglia senza spaccare l’alleanza. A indicare la strada, che non può essere di rose e fiori e di tutto e subito, provocando malumori e distinguo almeno a parole, il ministro dell’economia Tria. Ancora a consolidati strumenti di governo del settore non si stanca di manifestare e dare indicazioni nella direzione di una gradualità e dell’impossibilità di avere tutti insieme e al massimo grado i risultati che ognuno vuole (reddito di cittadinanza, flat tax e via dicendo) senza far saltare i conti pubblici e alimentare in modo inaccettabile il debito.

Proprio la soglia del rapporto deficit pil e quella della crescita possibile inducono a prudenza e passi attenti e calibrati. Il contrario di quel che chiedono i vice premier alludendo allo sforamento o alla forzatura di parametri che non sono europei, ma soltanto dettati dal buon senso e dalla responsabilità di governo. Una sfida aperta e soprattutto quotidiana mentre si prepara il bilancio dello stato e il documento di economia e finanza per gli anni futuri.

Lasciando per il momento la zona governo e guardando alle opposizioni vediamo che sul fronte Forza Italia e Fratelli d’Italia, procede pur se a intensità variabile il tentativo di avere con la Lega una linea concordata e comune in chiave non soltanto elettorale ma di possibile futuro governo, con alti e bassi e stop and go, per così dire.

Quel che preoccupa di più è lo stato del Pd (quello della sinistra oltre il pd è da tempo oggetto di analisi sociologica). Una condizione che commentatori ben informati definiscono apertamente comatoso o di totale confusione, soprattutto se guardato attraverso la lente dei problemi del paese, della necessità di un’opposizione alternativa. Sparito il collante governativo, non appare smaltito il colpo del governo giallo verde, e da nessun esponente si ascoltano parole ancora definite sul dopo. Assistiamo ogni giorno a dichiarazioni sullo scioglimento o il suo contrario, il suo spostarsi a sinistra o non farlo guardando al centro, e così via, senza bussola.

Emblematica, in questo senso, quella che posiamo definire la “disfida delle cene”. L’idea lanciata dall’ex ministro Calenda - per cercare di dare un senso all’azione complessiva del partito, tendendo a coagularne una maggioranza intorno ad alcune parole chiave semplici, intuitive e condivisibili - quella di una cena con esponenti di spicco da Fassino a Gentiloni, ha visto il governatore del Lazio e aspirante leader Zingaretti, replicare con l’invito a cena di cittadini comuni. Rischiando la farsa e la disfida a tavola, Calenda ha annullato l’incontro. Quel che spaventa non è la questione culinaria, ma l’incapacità di capire che ogni divisione portata all’estremo nel corpo del partito, avrà come risultato quello che il segretario Martina osteggia: il suo scioglimento, ma non dinanzi ad un notaio, nel Paese. E questo è più grave per tutti gli italiani, compresi coloro che oggi governano!

Stampa

Italian Media s.r.l. - via del Babuino 107, Roma, c.a.p. 00187, p.IVA 09099241003, edita il settimanale Italiani con registrazione al Tribunale di Roma n. 158/2013 del 25.06.2013 - email: info@italianmedia.eu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.
Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza d'uso e usa cookie di terze parti. Proseguendo nella navigazione si presta implicitamente il consenso all’utilizzo di questi strumenti. Si rimanda alla nostra privacy policy per maggiori informazioni e per la possibilità di negare il consenso.