Barca in tempesta (fonte Pixabay)

Una “nave” con troppi nocchieri in gran tempesta e senza bussola

Governo in panne! La colpa...dei giornalisti
di Roberto Mostarda

Che tutto cambi, perché nulla cambi! L’antica saggezza, sconfortata, che traspariva dalle parole del protagonista del Gattopardo, sembra informare con il passare dei giorni  il cammino del governo gialloverde. Un cammino dove la trazione leghista oltreché sostenuta dai sondaggi, appare in evidente rafforzamento e la componente pentastellata in totale confusione.

Il risultato di questa evoluzione, per ora, è il consueto: senza risultati visibili, senza una linea chiara su molti temi, senza una strategia complessiva, la colpa ricade come sempre sull’informazione e sui giornalisti. Un classico esempio sempre di moda nei momenti di crisi. Se una scelta non si dimostra corretta non si analizza a fondo, ma si attaccano gli organi di informazione perché fanno emergere contraddizioni ed incongruenze, invece di guardare la realtà e non l’immaginazione di essa che si vorrebbe veder realizzata. Uno strano modo di affermare il famoso cambiamento di passo, il nuovo che guida il paese. Anche perché l’assenza di una visione si manifesta su ogni settore di azione del governo. Ecco allora che si annuncia, si annuncia, si annuncia ma sostanzialmente nulla cambia.

Lo smacco di chi pensava di avere un paese alla propria mercè perché stanco del passato, della corruzione, del malgoverno di fronte ai problemi epocali da affrontare, appare sempre più evidente mostrando la tela danneggiata del tessuto del movimento squassato molto più di quanto appaia in quelle che non possono essere correnti interne, ma che sono altrettanti riferimenti di una galassia non più movimento e che non vuole o non riesce ad essere un qualcosa di più strutturato. Per una forza di governo uno iato pesante e carico di incognite.

Intanto l’alleato leghista miete successi nel campo della sicurezza, affronta con più prudenza gli aspetti sociali ed economici cruciali interni ed in Europa, e dopo le sparate iniziali di qualche colonnello, ha assunto anche un atteggiamento più pacato nel confronto internazionale. Senza rinnegare, anzi ribadendo a parole i punti programmatici e la stabilità dell’esecutivo e della sua maggioranza, ma avvertendo sempre più la debolezza e la sconclusionatezza della componente grillina.

La poca distanza temporale dalle elezioni europee, mentre si consuma il duello sul bilancio dello Stato e sul documento di economia e finanza all’esame delle autorità di Bruxelles con il rischio di infrazione, stanno producendo un lento ma chiaro riposizionamento pur nella continua riaffermazione delle parole d’ordine e della linea del “non cederemo” richieste europee. La priorità è infatti dare risposta alle priorità: emergenze ambientali, infrastrutture al collasso, spinta all’economia e alla ripresa a confronto con redditi di cittadinanza e altre misure di puro assistenzialismo e in deficit.

Il rischio di deflagrazione ancorché considerato teorico è sempre presente. La reazione smodata ed indegna di un confronto civile del vice premier e di altri esponenti grillini contro i giornalisti, l’acquiescenza di altri pentastellati a tale linea, la volontà di attaccare frontalmente gli istituti di categoria (pensiamo alla proposta di abolire l’ordine dei giornalisti) sono altrettanti segni di un malessere profondo che porta come spesso accade a confondere “lucciole per lanterne”, a scambiare il risultato per l’origine del male. L’informazione e la critica fanno parte dell’esercizio democratico e  sovente si rivolgono laddove si riscontrano le maggiori crepe o criticità. Anche il leader leghista viene criticato e attaccato dalla stampa per le sue posizioni sui migranti o per altre scelte difficili e dirigiste, ma si guarda bene per saggezza politica dal mettersi contro il mondo dell’informazione e punta più sui risultati che sugli ostracismi.

Questo psicodramma che si dipana davanti ai nostri occhi sta peraltro lasciando in ombra la estrema divisione e difficoltà che alberga nelle opposizioni, dove non si scorge alcun segnale di vitalità e di capacità di tornare a rappresentare ampie fasce del paese (quelle silenti alle elezioni, quelle che non hanno votato) . E questo aggrava anche il confronto sempre duro e senza quartiere con l’Europa.

Per il Pd ormai la sindrome dell’irrilevanza sembra essere alla fase conclusiva ma non si intravede nessuno scatto verso una rinnovata presenza politica, anzi prevalgono alcuni riflessi condizionati non più adatti a contrastare il governo e la sua visione del paese e delle cose da fare. Un ritardo pericoloso del quale però i suoi dirigenti non sembrano del tutto consapevoli.

Per Forza Italia, poi, la questione sopravvivenza appare ancor più marcata soprattutto per la evidente divaricazione del rapporto con la Lega almeno a livello nazionale. La preoccupazione di Berlusconi per il rischio della democrazia italiana in questa fase, irriso dal leader leghista che lo ha tacciato di avere pulsioni “di sinistra”, dà la misura di una inconciliabilità che minaccia di divenire più accentuata e in prospettiva meno sanabile in futuro. Difficile collocare con il governo anche Fratelli d’Italia, vicini e lontani a intermittenza.

Insomma una confusione che regna sovrana, dove ognuno va per la sua strada e in direzioni apparentemente divergenti. Da sperare non sia questa la realtà! Sarebbe questo il vero dramma per tutto il popolo italiano che votando come a marzo aveva sperato in un reale cambiamento di passo, in scelte coraggiose ma non folli!

 

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