Palazzo Chigi - Roma (fonte foto Wikimedia)

La lotta senza quartiere dentro il governo sulla pelle del paese

La vera disfida di palazzo Chigi
di Roberto Mostarda

Se il Paese non si trovasse nei pressi un vero e proprio baratro finanziario e se la politica non avesse raggiunto il punto più basso da decenni, potremmo dilettarci di analisi più o meno paludate e competenti su ciò che gli italiani chiedono e su ciò che vogliono. Ma nel momento in cui la farsa di un governo in carica da un anno rischia di trasformare in tragedia il prossimo futuro nazionale, non possiamo assolutamente distrarci e occuparci di minuzie e particolari.

L’ormai prossimo appuntamento elettorale europeo come sempre in Italia si manifesta soprattutto per la totale distanza dalla prospettiva continentale e per il gioco al massacro in casa nostra. Lasciati i panni dei tribuni per un nuovo assetto dell’Unione vestiti sino a poche settimane fa alla ricerca di apparentamenti a Strasburgo per non scomparire nel mucchio, i due duellanti alleati di governo stanno dando, sia permesso sottolinearlo, il peggio di sé.

Il leader della Lega Salvini sembra avvolto da un’ombra scura che lo fa apparire a tutti come una sorta di riedizione dell’uomo solo al comando dell’anteguerra. Non ne ha la statura e neppure il background e dunque non potrebbe neppure volendo interpretarne il ruolo. Il suo corrispettivo grillino Di Maio appare sempre più come la rispolveratura ma in chiave farsesca della peggiore tradizione trasformista nazionale. Oggi è liberale, domani socialisteggiante. Un giorno parla da imprenditore, il successivo da leader sindacale ancorché improbabile.

Partendo da questi due per così dire “campioni” in senso statistico ovviamente, cercare di capire dove sta andando l’esecutivo dell’araba fenice Conte, appare non soltanto difficile, ma improbo! Con un’avvertenza, il massimo della distanza, della diversione tra i due alleati non vuol dire assolutamente che molleranno la presa sul governo e che in classico stile vecchie repubbliche ci troveremo dinanzi ad una crisi. Il collante tra i due, malgrado le apparenze, è più forte di quanto si pensi nel senso che l’uno garantisce l’altro. Anche qui con una differenza: se per il leader leghista continua ad esistere una prospettiva di centrodestra maggioritaria nel paese, per quello grillino è difficile immaginare un futuro politico insieme a ciò che resta o resiste della sinistra. Nulla infatti lega il movimento a questa fetta di paese se non immaginando che la deriva grillina sia stata alimentata da una diaspora elettorale di cittadini di sinistra classica insoddisfatti di quello che il Pd rappresentava. In tutte e due i casi un Di Maio di sinistra è impossibile da concepire, probabilmente a lui stesso per primo.

E qui si manifesta un altro punto di riflessione. Quello che chiameremo il riflesso condizionato della sinistra. In tutto il paese assistiamo ad un vero e proprio rifiorire di interventi, manifestazioni, sit in, flashmob e via inanellando, nel quale spezzoni dell’eterna sinistra alla ricerca di un capro espiatorio, immaginano di aver trovato in Salvini il novello caimano da abbattere, il nemico da eliminare. Lo si è visto nelle manifestazioni per la Liberazione ipotecate dal resistenzialismo senza intelligenza, dal radicalizzarsi di accuse, prospettive e immaginario collettivo del tiranno abbattuto (chi ha qualche anno ricorda prima Craxi e poi Berlusconi effigiati a testa in giù)! Tutto questo è polverone, è fuffa mediatica senza spessore, ma pericolosamente rischiosa per il tessuto sociale. I recenti avvenimenti al Salone del Libro per un inesistente editore di destra ne sono la plastica manifestazione. Soprattutto perché non è di questo che ha bisogno il paese. E non ne ha bisogno neppure la sinistra italiana. Quando si libererà per sempre di quel riflesso condizionato sarà probabilmente troppo tardi per se stessa e quel che è peggio per l’Italia nel suo insieme, il cui tessuto democratico appare logorato da una disfida infinita lunga settanta anni combattuta senza rendersi conto che la democrazia si rafforza non con riti stantii da consegnare alla storia ma con atti concreti in direzione del popolo e degli italiani tutti. Il distacco dalla politica e la deriva grillina di molti cittadini una volta a sinistra sono la prova più dissacrante di questo meccanismo infernale che ha devastato lo stesso messaggio iniziale scritto nei principi della Costituzione.

Se dunque la sinistra pensa di uscire dall’isolamento provando ad allearsi con pezzi dei cinquestelle o con il movimento nel suo insieme, immaginando così la rottura dell’alleanza di governo, non solo sbaglia obiettivo ma distrugge quel poco di credibilità che le è rimasto. Le menti più avvedute dovrebbero infatti riflettere sull’insolito entusiasmo di questi tempi delle frange di sinistra estrema che pensano di essere ritornate agli anni settanta, ignorando che la Storia non si ripete mai eguale a se stessa e che la farsa potrebbe trasformarsi in tragedia per l’intera nazione.

Tutto questo senza tenere conto che il duello tra i dioscuri di Palazzo Chigi, una volta riassestati i rapporti di forza dopo le europee, potrebbe appalesarsi per quello che è sempre stato: un grande ingannevole palcoscenico con il quale distrarre il paese, un panem et circenses ai tempi del web. Nessuna stampella deve essere consentita a tutto questo neppure per tattica. Fino a quando un disegno credibile per la ripresa nazionale, un equilibrio stabile, una dialettica sociale meno muscolare, faccia la sua comparsa nel dibattito. Concretezza è quello che chiedono i cittadini, la risposta non deve essere un nuovo esperimento! Non sarebbe capito e le conseguenze ci riguarderebbero tutti!

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