Opposti (fonte foto Pixabay)

La divergenza degli alleati sempre sul punto di esplodere

Il governo degli opposti estremismi
di Roberto Mostarda

Quello che con queste riflessioni andiamo facendo nel tempo, settimana dopo settimana, alla ricerca di un significato complessivo del nostro vivere in un paese complesso e confuso, ci conduce di volta in volta in territori sconosciuti dove poter decrittare in modo chiaro quanto accade è un esercizio defatigante e spesso senza esito comprensibile.

Lo stato attuale del dibattito nazionale e quello dell’esecutivo gialloverde – altrimenti detto del cambiamento – non solo non fornisce elementi dirimenti, ma anzi induce complessità e difficoltà di interpretazione. La prima considerazione, contenuta nel titolo, è quella di comprendere come allo stato attuale, a poche ore dalle elezioni europee più complesse e interessanti dalla nascita dell’Unione, l’attenzione maggiore non può che andare alle relazioni interne a quella che si fatica a definire maggioranza di governo. Più semplicemente potremmo dire che assistiamo ad un inedito esperimento di un governo di opposti estremismi.

Facciamo un passo indietro agli anni settanta e ottanta, per rilevare come l’allora crescita del partito comunista portò non ad un governo ma ad una sostanziale condivisione con la Dc e gli altri partiti riformisti, di responsabilità nazionali. Come a dire che gli avversari politici - anche di blocco, di guerra fredda - diedero vita ad un inedito tentativo di condividere il futuro del paese richiamando quei valori e principi codificati nella Costituzione. Una fase positiva per certi aspetti, nella quale non potendosi modificare l’assetto e la collocazione internazionale si provò a lavorare sui grandi temi politici e sociali e sulla costruzione democratica di un paese maturo, cresciuto, in costante evoluzione. Sappiamo come è andata, con il terrorismo prima, il sequestro e assassinio di Moro, lo sfascio dei conti pubblici, il collasso della prima repubblica sotto il peso delle contraddizioni non risolte. Eppure il paese è andato avanti ma non si è liberato di alcuni elementi negativi che sotto traccia hanno continuato a lavorare in direzione opposta.

Con uno sguardo all’oggi e a quello strano connubio che ci governa, assistiamo ad una versione in sedicesimo di quell’epoca, con una variante non di poco conto. Grillini e leghisti rappresentano nella loro storia forze, movimenti antisistema, dediti più a incrinare che a comporre e pur con i migliori intenti incapaci di visioni di lungo periodo che devono prevedere dopo la scomposizione, la ricomposizione sociale e politica. Un bagaglio di responsabilità che naturalmente non può vedere alla finestra ma in totale corresponsabilità i partiti che hanno governato negli ultimi venti anni e prima dell’attuale coalizione, soprattutto per non aver avuto la volontà e la forza di innestare elementi costruttivi e condivisi realmente nelle fasi più delicate del trapasso dalla vecchia alla nuova repubblica. Sempre che questa definizione abbia poi nell’analisi storica un qualche senso.

Lo stato dell’arte, come abbiamo premesso, ci mostra una sconcertante condizione di confusione esistenziale, prepolitica, sociale. Se chi ha governato nel passato non è riuscito a guidare il cambiamento, chi ci governa oggi non manifesta una visione prospettica capace di far presagire questa capacità in futuro. La cartina di tornasole è nella stessa maniera con la quale i leader parlano dei principi e dei valori costituzionali tirando per così dire il tessuto della carta fondamentale nelle direzioni più utili alle proprie scelte. Dunque un indice grave che presuppone una sostanziale partigianeria nell’interpretare valori e principi che devono essere immutati,  aggiornati certo, ma immutati nel far da baluardo ad interpretazioni strumentali. Dunque incrinare il tessuto non è indice di buona salute se poi si richiamano tali principi per attaccare l’alleato di governo e mantenere una rischiosa fibrillazione nel paese.

Parlare due lingue diverse e affermare che una sintesi si trova sempre, sembra più un accomodamento per non lasciare il potere che una reale volontà di stare insieme. La sostanziale diminutio, che era nelle premesse come abbiamo segnalato poco meno di un anno fa, del ruolo cruciale del presidente del Consiglio e la diarchia immanente ad ogni passo dell’esecutivo, dà la misura della inconsistenza dello stesso contratto di governo che nasce da posizioni, interpretazioni e deduzioni diverse e che sta portando la società ad una parcellizzazione, ad egoismi crescenti e a fenomeni di disgregazione sociale che non vanno minimizzati e attribuiti ai critici, ma assunti come elementi di scelte da fare per contrastarli e non ad usi strumentali cogenti e transeunti.

Gli opposti estremismi al governo, dunque, possono produrre una sintesi positiva di scelte strutturali per il paese? C’è fortemente da dubitarne mentre non è dato avere dubbi su quei fattori disgregativi che traspaiono da nord a sud e sembrano in aumento. L’assenza totale dei temi europei - appena tratteggiati per far pensare al nuovo che dovrebbe arrivare da euroscetticismi anche se di diversa estrazione - appare perfettamente coerente alla confusa visione di ogni dossier sul tavolo dove non si riscontra una, si dica una, convergenza tra gli alleati gialloverdi.

Siamo alla massimo della divergenza, all’acuirsi della differenza. Il riequilibrio se ci sarà o comunque il nuovo equilibrio elettorale europeo e il riflesso dei risultati dei due movimenti alla guida dell’Italia, potranno darci la misura di quanto queste divergenza e questa differenza continuerà a pesare sul futuro, se ci sarà, per l’esecutivo dove tutti sono impegnati a rimanere quattro anni ancora, ma seguendo ognuno per sé direzioni e obiettivi diversi e contrastanti tra loro o quanto meno incompatibili. Neppure la fisica quantistica è in grado al momento di aiutarci a comprendere neppure ad avere qualche elemento di positivo ottimismo. Non resta ch aspettare e vedere. Sperando che agli estremismi indicati non si aggiungano tatticismi e trasformismi dannosi da parte degli altri attori politici alla ricerca del ruolo e della visibilità perdute!    

Stampa

Italian Media s.r.l. - via del Babuino 107, Roma, c.a.p. 00187, p.IVA 09099241003, edita il settimanale Italiani con registrazione al Tribunale di Roma n. 158/2013 del 25.06.2013 - email: info@italianmedia.eu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.
Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza d'uso e usa cookie di terze parti. Proseguendo nella navigazione si presta implicitamente il consenso all’utilizzo di questi strumenti. Si rimanda alla nostra privacy policy per maggiori informazioni e per la possibilità di negare il consenso.