Stati d'animo. Gli addii di Umberto Boccioni, olio su tela (1911)

Dalla politica economica alla gestione migranti governo in fibrillazione

Cento sfumature di confusione
di Roberto Mostarda

Di sicuro vi è solo che si sta chiudendo la finestra per un possibile voto in autunno con tutto il suo bagaglio di analisi, commenti, ipotesi, scenari ed esercizi non soltanto retorici ma anche autoreferenziali e tutto sommato inutili. Di sicuro, abbiamo detto, perché per il resto il quadro che delinea il governo gialloverde appare più come una tela dadaista o futurista piuttosto che un disegno dotato di una sua coerenza e significato. O, se li ha, potrebbe costringere ad una vera rivoluzione nell’analisi politica già sottoposta da un anno a torsioni e circonvoluzioni di ogni genere.

Il primo elemento è certamente determinante per il futuro, almeno prossimo. Di finestre potranno infatti aprirsene altre ma è evidente che l’esecutivo potrebbe superare la fine dell’anno per la ineliminabile necessità di affrontare la legge finanziaria e le misure che dovranno confermare la valutazione della Commissione Europea che ha evitato la procedura di infrazione nei giorni scorsi .

Tuttavia è altrettanto improbabile che la vita del governo possa essere segnata da evoluzioni positive nel breve e medio periodo. I dossier sul tavolo sono innumerevoli. Le soluzioni sono al palo, le divergenze in aumento. Ed è palpabile la sensazione di trovarsi di fronte in un certo senso a quelle che potremmo definire cento sfumature di confusione. Non è infatti operazione semplice ravvisare un dossier, tra quelli sul tavolo, sul quale le posizioni degli esponenti gialloverdi, nell’esecutivo e in Parlamento, si possano definire coincidenti.

In economia, la Lega ha venature liberali mentre i grillini sembrano privilegiare quelle stataliste. Salvini e i suoi hanno molta attenzione nei confronti della piccola e media impresa e guardano anche alla grande imprenditoria, mentre Di Maio e compagnia sembrano animati da singolari pulsioni anti impresa.

Tralasciando per così dire le diverse posizioni emerse a più riprese in campo sanitario con la questione vaccinazioni o la querelle sulle infrastrutture che per la Lega sono fondamentali mentre per buona parte dei grillini rappresentano altrettanti elementi contrari a quella decrescita felice del paese che è alla base della filosofia politica originaria del movimento e che ora fa i conti con la necessità di governare il paese, non si fa molta fatica a identificare altri territori e dossier sui quali i due alleati di governo la pensano in modi diversi.

Il rapporto con l’Europa è un altro punto di frizione, con la Lega che seguendo le posizioni sovraniste vorrebbe cambiare le politiche comuni anche in contrasto con alcuni dei suoi alleati e i cinquestelle che si sono sostanzialmente impegnati a rimanere isolati all’interno dell’emiciclo. In entrambi i casi le decisioni delle nuove istituzioni comuni vedranno l’Italia - paese fondatore dell’Unione - isolata dagli altri leader e con un peso inferiore al suo ruolo nelle strutture governative. Non sembrano all’orizzonte evoluzioni in questo ambito con le inevitabili difficoltà ch si possono immaginare.

Un altro punto di impatto, la questione della politica sull’immigrazione con buona parte dei pentastellati che sembra su posizioni lontane da quelle della Lega e dalle scelte di quest’ultima, se si escludono alcuni interventi di impronta governativa che sembrano più orientati sulle posizioni di Salvini. Oggetto dello scontro in queste settimane il duello venutosi a creare tra il titolare dell’interno e vice premier e alcune ONG impegnate nel Mediterraneo centrale a soccorrere migranti in fuga dalle coste libiche e dai campi di detenzione di quel paese. Un braccio di ferro ormai senza quartiere come dimostra il ripetersi di azioni di pressione e di forzature che gli equipaggi delle imbarcazioni delle ONG hanno compiuto nei confronti delle forze militari e della guardia costiera italiane impegnate a far rispettare le normative del governo. E’ anche l’interpretazione dell’accaduto che vede divisi gli alleati con l’ala movimentista di cinquestelle impegnata a ricordare i valori della solidarietà e dell’accoglienza e quella di governo affiancata alla Lega nei dichiarare chiusi i porti annunciando provvedimenti di sequestro e multe per le ONG coinvolte. Contraddizione patente e che non si concluderà presto stante il fenomeno migratorio che non accenna a fermarsi.

E, ancora, le posizioni distanti sul tema dell’autonomia delle Regioni con quelle del nord guidate dalla Lega che spingono per nuovi spazi e quelle in cui la presenza dei pentastellati è condizionante a frenare e a immaginare il contrario in termini di statuti e rapporti stato-enti locali.

Più passa il tempo e più appare evidente che il contratto e l’accordo su di esso siglato dai gialloverdi non sia altro che un testo di riferimento che lascia imprescissi idee, programmi e finalità di ognuno dei firmatari. Con in più la variabile indipendente e che lo diviene sempre di più, del premier e del ministro dell’economia che seguono una strada di equilibrio e concretezza non facile da conciliare con le posizioni dei due azionisti di maggioranza. Insomma uno stato di costante fibrillazione di stop and go su ogni provvedimento, su ogni decisione, su ogni passaggio parlamentare. Salvo poi che dal calor bianco delle polemiche anche astiose si torna spesso a “il governo durerà per la legislatura”, una sorta di mantra per non spaccare la coalizione in attesa di improbabili colpi di teatro che sciolgano frizioni e dissidi che a volte sembrano veri e propri incontri di boxe! Solo che i colpi continuano ad essere sferrati al Paese!

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