Riforme, il gioco delle parti

Evitiamo rischi pericolosi

Riforme, il gioco delle parti
di Roberto Mostarda

Il dibattito sulle riforme costituzionali dovrebbe essere, o meglio avrebbe dovuto essere, uno dei momenti più alti del confronto politico e parlamentare, una fase costruttiva per il futuro del Paese nella quale si potessero misurare i valori e i contenuti più alti della carta fondamentale a confronto con la necessità storica di renderli più vicini alle mutate condizioni non solo nazionali ma sullo scenario internazionale. In pratica adeguare, senza tradirne i principi fondanti, la Costituzione nata quasi settant'anni fa dopo il baratro della seconda guerra mondiale, ad una società profondamente mutata e in un continuo cambiamento scientifico e sociale.
Quello al quale stiamo assistendo nel duro scontro tra le forze politiche e in Parlamento è certamente qualcosa di molto differente. Si assiste a una devastante scomposizione e ricomposizione confusa del quadro di insieme dove, parafrasando il grande Giorgio Gaber, è difficile stabilire cosa è di sinistra e cosa è di destra. Ai tempi del cantautore le definizioni erano più lineari e legate alla storia, oggi i contorni sono sfumati e il montante antieuropeismo pesca egualmente sul fronte sinistro e sul fronte destro. Una confusione destabilizzante.
Ma non è neppure questo il vero nodo che ci attanaglia. Infatti il dato più incredibile e a tratti parossistico, è nella incapacità di esponenti e fronti politici di essere coerenti con se stessi.
Una piccola disamina chiarirà meglio il concetto. Dopo le convulsioni della prima repubblica all'inizio degli anni '90 e l'inizio della stagione di "mani pulite", nel paese e nei dirigenti politici rimasti in sella si sviluppò una spinta alle riforme in senso maggioritario. I referendum di Segni e la filosofia politica si manifestarono sempre più in quella direzione, diametralmente opposta al proporzionalismo puro che aveva dominato la vita politica dalla sconfitta della legge del 1953, definita legge truffa per la sua impostazione in senso maggioritario ante litteram.
Si dirà, allora erano altri tempi, l'egemonia della Dc era incontrastata, l'ancoraggio atlantico impediva qualsiasi alternativa di governo e via così. Nessuno ha immaginato il quadro diverso che poteva paradossalmente porsi se una vittoria del Pci e della sinistra allora, avesse posto con la legge truffa in condizioni di avere un cambio così deciso di leadership nel paese. Non fantapolitica, ma semplice analisi. Stupisce che i più feroci nemici di quella legge furono proprio il Pci e la sinistra socialista timorosi di un "regime" democristiano, come si diceva allora. E giova ricordare che con le elezioni del 1948, la Dc aveva la sicurezza matematica di governare con una maggioranza schiacciante e che fu proprio De Gasperi a cercare di allargare comunque il quadro politico allora ingessato.
Dopo tanti anni, una seconda repubblica nata e morta senza grandi picchi ma che ha creato un'immensa palude dove sguazzano coccodrilli e predatori di varia specie, siamo ora a una nuova stagione nella quale si conferma in modo scioccante ed esasperato che la politica "è l'arte del possibile". Anzi potremmo dire dell'inimmaginabile, aggettivo al quale daremmo simpaticamente un accento demitiano d'antan.
Ecco infatti che la scomposizione appare senza freni. La sinistra renziana ma anche di parte della opposizione pd, raggiunto il governo, appare molto più maggioritaria di quanto non fossero i suoi predecessori, quindi all'opposto del vecchio Pci. A questa posizione restano ancorati i cascami della sinistra extraparlamentare, Sel in testa, la cui unica chance di entrare in Parlamento è quella di un proporzionalismo accentuato.
Sul fronte opposto assistiamo alla scomposizione e riaggregazione di quel che resta di Forza Italia, della destra ex An e del centro destra in genere. La rivoluzione liberale è defunta molto tempo fa e la posizione maggioritaria che Berlusconi e i suoi avevano sostenuto ai tempi di mani pulite per cambiare l'Italia, sembra una foto color seppia. Il partito non è più solo del leader ma è una costellazione litigiosa, dove si sommano maggioritari puri, proporzionalisti senza se e senza ma, tattici nel mezzo un po' qui e un po' là! Con le assoluzioni dell'ex cavaliere e la sua lenta risalita nella leadership non sappiamo cosa potrà accadere. Il nuovo centrodestra ha la stessa necessità di Sel, senza proporzionalismo rischia di scomparire o di galleggiare appena federando tutto ciò che rimane di Udc e succedanei popolari non entrati nel Pd. La Lega di Salvini e i suoi nuovi compagni di strada di Fratelli d'Italia, sembrano più occupati a prendere la scena e rappresentare l'antieuropeismo che a decidere se maggioritario o proporzionale non indifferente peraltro alle loro sorti. E infatti prevale un po' più la scelta proporzionale.
A latere, come sempre, il Movimento Cinquestelle che dal maggioritario è stato miracolato ma che tatticamente si oppone a Renzi in nome della rappresentanza politica e quindi del meccanismo più vicino ad essa, il proporzionale. Anche se sul web, tempio di Grillo e Casaleggio, tutto sembra procedere con meccanismi autoritari e non molto liberali.
Che dire, la confusione è palpabile, gli approdi incerti. Mentre i voti parlamentari sembrano premiare la linea decisionista di Renzi e le riforme per rafforzare il maggioritario, la battaglia rimbalza da un ramo all'altro delle Camere forzando lo scontro sul sistema elettorale, sull'Italicum, cercando di annacquarne la spinta anch'essa prevalentemente maggioritaria.
Dunque, nessuno è rimasto realmente sulle sue posizioni, ognuno cambia tatticamente e sullo scenario appare una commedia degli errori, degli equivoci nel migliore dei casi.
La sensazione è che assistiamo comunque ad un gioco delle parti, ad una giostra, della quale i cittadini comprendono sempre meno il senso e, soprattutto, il valore a fronte dei reali e cogenti problemi propri e del paese in genere. Un brutto spettacolo. Il dilemma è se di gioco delle parti in commedia si tratta o invece non siamo più vicini ad uno spregiudicato e folle gioco al massacro, come sempre con la prua del Titanic che punta l'iceberg, o con il famoso orologio atomico che segna sempre mezzanotte meno cinque, quattro, tre ...!
Aspettiamo e vediamo.

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