24 Giugno 2015. Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi al Senato per le comunicazioni in vista del Consiglio Europeo del 25 e 26 giugno. foto: Tiberio Barchielli

Gioco al massacro
di Roberto Mostarda

La narrazione degli sviluppi della situazione politica ed economica italiana, induce a qualche riflessione. Soprattutto per il belluino e costante approccio di molta parte della politica, in particolare di opposizione.
Il governo, soprattutto negli ultimi mesi, non ha brillato e ha rallentato molto nel passo di cambiamento impresso all’inizio del suo mandato e di questo paga lo scotto. In termini elettorali come si è visto alle amministrative, ma anche nel confronto con il Parlamento e con le forze sociali.
Che il nostro sia un paese di “tafazzi” autolesionisti e contenti, di statalismo strutturale ed endemico, per cui se non c’è lo Stato che da qualche parte interviene e ripiana, non si va da nessuna parte, è considerazione scontata. Come lo è però l’incredibile e costante vitalità di donne ed uomini, di lavoratori ed imprenditori che non vogliono cedere al pessimismo e rinunciare a credere che la ripresa non solo è possibile, ma è a portata di mano. Certo, a patto che ognuno faccia il suo mestiere. La politica alta dia il senso del comune impegno, la pubblica amministrazione favorisca il lavoro e l’impresa, la magistratura compia come sempre il suo dovere per stanare chi delinque e affossa speranze e diritti di tutti.
L’insieme di questi elementi però, non si vede nella filigrana quotidiana. Se la magistratura fa il suo lavoro ed è costretta anche ad imbarazzanti e innaturali ingestioni nella cosa pubblica che le andrebbero evitati, è sugli altri fronti che il discorso fa acqua senza ritegno. La politica non è alta, ma alla giornata, ognuno pensa al suo tornaconto partitico od elettorale prossimo venturo. Proporzionale o maggioritario il nostro sistema appare sempre e comunque condizionato dal nutum di ogni capopopolo che si metta in testa di infiammare gli animi con improbabili palingenesi o di rivoluzionare sistemi e procedure. Mai e poi mai si pone l’attenzione all’unico terreno nel quale occorre intervenire: nella correttezza delle procedure, nella linearità degli appalti, nella concorrenza non falsata, in buona sostanza nel corretto agire ed operare per far funzionare il sistema non appesantirlo e condizionarlo in ogni suo ganglio vitale.
In questo vacuum politico l’amministrazione latita nel suo insieme e attende il famoso segnale politico. Solo che in questa palude insensata ed autolesionista sta sprofondando ogni tentativo di riavviare i meccanismi della ripresa che sono poi ripresa dei consumi, garanzia dei servizi essenziali e strumentali e via dicendo. E questo perché piuttosto che affrontare i venti contrari si preferisce, anche a livello sindacale, acquietarsi nella caletta riparata, conservando l’esistente per pochi e lasciando soli i tanti che avrebbero bisogno di riconoscimento e di rappresentatività.
Una crisi endemica sulla quale non si interviene e per la quale si stenta a riprender il cammino delle riforme. Ecco dunque che le riforme si rallentano, si fermano, si annacquano e si smontano. Tutto l’armamentario dello stop e del raro go viene messo in atto.
Se il governo non riesce ad esprimere il senso dello stato è per la crisi sostanziale che coglie il suo perno fondamentale, il Pd, ormai feudo di feudi in scontro tra loro e con pezzi in libera uscita che sperano in intese con i soliti compagni di strada che sono sempre lì ad attendere la “rivoluzione”.
Nessun senso dello stato e del bene comune, poi, traspare dalle opposizioni. Nel centrodestra ancora alle prese con la scelta di una leadership tra il montante Salvini e il calante ex cavaliere, non vi è nessuno che esprima valori nazionali, idee nazionali ed europee. Tutti in libera uscita e senza pudore su ogni elemento di riflessione e di crisi, immigrazione fra i primi.
Per il nuovo che arretra, il Movimento 5Stelle, ormai i guru sono alla finestra e fanno lavorare i nuovi virgulti, salvo a stopparli senza pietà nelle loro ambizioni aizzando la rete ovunque e comunque. Il tutto esprimendo soltanto volontà di distruggere l’esistente per proporre qualcosa che neppure si comprende appieno che cosa possa mai essere.
Come sempre, gli italiani da un lato stanno alla finestra e dall’altro provano ad andare avanti nonostante tutto e nonostante quelli che vogliono rappresentarne le esigenze, ma senza conoscerle e senza conoscere il vero volto del Paese che non è soltanto quello delle inchieste, delle manette, delle mafia capitali di ogni risma, ma quello di persone che vogliono scrollarsi di dosso tutto questo e tornare a vivere, lavorare, prosperare!
Unico problema, tuttora irrisolto: a chi affidare parte di queste speranze ed intenzioni!

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