"City of Rome during time of republic". Con licenza Pubblico dominio tramite Wikimedia Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:City_of_Rome_during_time_of_republic.jpg#/media/File:City_of_Rome_during_time_of_republic.jpg

Dopo duemila anni

I sudditi di Roma Capitale
di Anderson Ribeiro

4 luglio 2015. Romacapitalenews.com pubblica “Trasporto pubblico: Il venerdì nero dei mezzi pubblici, la rabbia dei cittadini esplode sui social” di Rossella Russo.
Noi abbiamo raccolto una testimonianza firmata.
«Alle ore 20,00 di ieri 3 luglio ho raggiunto la stazione di Barberini della linea A, in direzione verso Termini con la banchina stracolma. Alle ore 20,40, nel silenzio più assoluto di annunci su quanto stava accadendo, ho desistito dagli inutili tentativi di entrare in qualche raro convoglio che, sistematicamente, giungeva stracolmo. Mi sono, quindi, diretto a piedi a Termini perché le fermate dei bus da Barberini a Termini brulicavano di passeggeri in attesa. Sono giunto a Termini alle 21.10. L’arrivo del convoglio per Rebibbia era annunciato in 12 minuti. Misteriosamente, è giunto solo dopo 13 minuti. Il trasporto dei passeggeri fino a Rebibbia, raggiunta alle 21,50, è riuscito.
Il giorno precedente, nel tragitto opposto, sceso a Termini proveniente da Rebibbia, non sono riuscito a raggiungere la banchina della linea A, direzione Barberini perché la folla non consentiva neanche di giungere alle scale mobili del piano superiore. Ho desistito anche per il timore di un evento, del tipo incendio, o soltanto fumo da corto circuito, che avrebbe provocato sicuramente panico e, forse, anche una strage: non ho mai visto uscite di sicurezza se non le scale da utilizzare normalmente, neanche dopo i mesi di lavoro impiegati per rifare il belletto alle vecchie stazioni!»
Mentre i cittadini romani subiscono la cinica sorte dei trasporti pubblici, la notizia è che il vice sindaco Luigi Nieri ha annunciato l’approvazione, da parte della giunta capitolina del cosiddetto City Manager, una sorta di direttore generale, ed una riduzione del 17% dei dirigenti. Giornalisticamente viene definita una “rivoluzione”.
Per quanto riguarda, invece, l’ATAC, l’azienda che gestisce il trasporto pubblico a Roma in regime di monopolio, in merito ai disservizi provocati su tutta la rete del trasporto pubblico, un suo comunicato afferma che ha attivato un attento monitoraggio per valutare se siano in corso fenomeni correlati ad iniziative individuali (ndr. si allude ad una sorta di sciopero bianco dei conducenti). “Se ciò sarà confermato, l’azienda è pronta a procedere denunciando i responsabili per interruzione di pubblico servizio”.
Il successivo “lunedì nero”, stando a quanto riporta http://www.romatoday.it/ nella sua cronaca dal titolo“Atac è ancora un lunedì da incubo: treni stracolmi e servizio in tilt”, l'azienda ha segnalato un'altra giornata di disservizio causata dal numero di treni inferiore al necessario, per via di uno 'sciopero bianco' dei lavoratori. La risposta di parte al disservizio: "E' la decisione dell'azienda di riorganizzare il servizio."
Bene: i cittadini sono soddisfatti?
Noi no: abbiamo cercato di capire cosa sia l’ATAC. Ebbene, dal suo sito web, si rileva che si tratta di società per azioni, quindi di stampo tipicamente privatistico, con un socio unico, il comune di Roma Capitale, soggetto tipicamente pubblicistico.
Dalle cronache, inoltre abbiamo appreso che esiste un deficit di 141 milioni di euro nel bilancio 2014 al quale occorre aggiungere altri 58 milioni di passivo per il primo quadrimestre 2015 che naturalmente saranno ripianati dai cittadini attraverso il socio unico Roma Capitale.
Il 7 luglio il supplemento “Roma” de la Repubblica, appurato che il caos sia stato determinato da uno “sciopero bianco”, sostiene che “il sindaco Marino chiede l’avvio di un’indagine interna”. Ma a chi la chiede, visto che rappresenta il socio unico?
A giudicare, però, dal fatto che non ci risulta che alcuno abbia chiesto scusa ai cittadini per i disservizi che si sono verificati nel trasporto pubblico ormai da diversi giorni e che continuano a verificarsi, si rafforza la convinzione che nell’ATAC e nel comune di Roma Capitale si guardi all’abitante di Roma più come ad un suddito che come ad un cittadino, seppellendo una cultura che faceva recitare con orgoglio: civis romanus sum. Ma sono trascorsi 2000 anni ed il civis romanus si vergogna!

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