Politica italiana, tra realismo e velleitarismo
di Roberto Mostarda

La vicenda greca e la conclusione alla quale sembra momentaneamente avviarsi con un duro accordo che il governo ellenico sembra disponibile a sottoscrivere, segna una pagina non indifferente per l’intera Europa.
Avevamo sottolineato come la lezione della crisi avesse avuto come corollario la fine di molti riti, molte consuetudini diplomatiche e l’emergere di un confronto più muscolare favorito dalla nuova dirigenza greca, peraltro alle prime armi e animata da volontà superiori a quelle del proprio paese: spezzare il monopolio germanico, favorire l’Europa dei popoli, dire no a ricatti economici.
Non è questo il luogo per analizzare attentamente questo tema, anche se va detto che molte spinte emotive pur comprensibili si sono andate poi assumendo caratteristiche assolutamente non adatte alla necessità finale condivisa da tutti: il salvataggio del paese e la sua permanenza nell’euro.
E’ però evidente che il lungo braccio di ferro ha fatto emergere alcuni dati: la rigidità del governo tedesco nell’apparire primo della classe, la doppiezza francese: un colpo qui e un colpo là, l’insospettabile e inattesa severità degli stati del nord ma anche di quelli come Spagna, Portogallo e Irlanda già passati nelle forche caudine del risanamento. Accanto a questo l’esplodere dei movimenti e dei partiti euroscettici, contrari alla moneta unica con un contagio continentale di estrema serietà e che andrà compreso e analizzato attentamente da governi, cancellerie, diplomazie.
Un caso a parte, con qualche accento anche singolare, quello nostrano. L’Italia sta attraversando ancora le acque della rigida applicazione di interventi di risanamento, razionalizzazione, contenimento della spesa, equilibrio di bilancio. Ha già raggiunto livelli di sicurezza certamente rassicuranti, ha una ricchezza complessiva che ha fatto da forte argine a speculazione e giochi di spread. Tuttavia lo sport nazionale sovente ricordato: quello del Tafazzi (colpirsi da soli in parti vitali) non manca di stupirci, oltre a tentennamenti tattici almeno nelle parole di politici e governo. Renzi afferma allo stesso tempo che la Grecia deve rimanere nell’euro ma che l’Europa deve cambiare e dopo aver appoggiato apertamente la Merkel ora aumenta i distinguo da eccessive rigidità di bilancio che potrebbero anche toccarci da vicino. Insomma si naviga a vista.
Per il resto della politica nazionale, il mare è magnum come magna è la confusione!
Nell’area del centrodestra si assiste a simpatizzanti dell’azione dell’esecutivo sulle riforme e condanne senza quartiere. Da una parte la Lega di Salvini ormai lanciato nella leadership degli euroscettici (una sorta di Tsipras di destra) e appoggiato dai duri e puri di Forza Italia o di quel che ne resta, alla ricerca, loro, di una guida nel meriggio avanzato e a volte drammatico del leader che fu. Per cui si va contro tutto e contro tutti, anche contro riforme che Berlusconi aveva avviato ai suoi tempi e riprese nell’agenda governativa.
Il cosiddetto ed evanescente centro cerca un’ancora nell’appoggio all’esecutivo in Parlamento, un po’ per celia e un po’ per non morir in attesa delle elezioni future per capire quanto pesi realmente.
Discorso sempre a parte e parallelo per i Cinquestelle, contro ogni cosa dica il governo, sicuri della bontà delle loro sole idee spesso incomprensibili ai più, e la rincorsa alla sinistra a sinistra del Pd per la primazia dell’appoggio incondizionati a Tsipras e soprattutto Varoufakis prima maniera. Oggi la posizione di accordo del primo e l’eclisse del secondo, stanno creando non pochi mal di pancia.
Dove però la commedia degli equivoci e lo psicodramma sta diventando esemplare è nella vasta area a sinistra del Pd, fatta da Sel e dai transfughi attuali e futuri del partito del premier. Dopo la buffonata delle brigate Tsipras d’antan e la presenza politico-turistica nelle strade delle città elleniche in continua lotta per non incontrarsi e misurarsi con Cinquestelle e altre amenità, è sul piano politico nazionale che si misurerà la situazione. Vendola infatti ha annunciato la formazione di un nuovo soggetto politico (espressione tanto cara alla sinistra extraparlamentare) e ha avanzato profferte ai sofferenti fuoriusciti dal Pd e in cerca di approdo con altrettanti soggetti politici personali (ma la politica non era un’azione collettiva nel vecchio schema marxista?). Solo che le parole d’ordine contro l’Europa di oggi, la moneta unica, i limiti di bilancio e tutto ciò che da Atene si è librato sui cieli continentali in queste settimane, sono miseramente naufragati sugli scogli di un premier greco che ha accettato in una sola notte (e ne ha menato vanto) quanto per mesi e mesi snervanti ci si era rifiutati anche di analizzare seriamente.
Spenti dunque i venti di “libertà” ellenici, dove si andranno a recuperare parole e leadership politiche per questa vasta congerie di soggetti in cerca d’autore! Lo sapremo solo vivendo e le sorprese, anche ironiche, non mancheranno.

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