Il PD ed il difficile cambiamento

Coazióne
di Roberto Mostarda

Molteplici i significati del termine scelto questa settimana. Vediamo subito cosa vuol dire la parola coazióne. Deriva dal termine latino coactio che a sua volta viene dal verbo cogere ossia costringere. In generale si intende con essa ogni forma di violenza morale o fisica fatta all’altrui volontà, in modo da togliere la libertà d’azione. Ancora in psichiatria, indica il fenomeno morboso caratterizzato dall’insorgenza di un pensiero o di un impulso ad agire, da cui il soggetto non riesce o fatica a liberarsi, pur giudicandoli futili o inconsistenti. In psicanalisi, sottolinea la tendenza a ripristinare esperienze passate vissute dall’individuo come particolarmente gratificanti: si esprime nei fenomeni di regressione e di fissazione.
Infine, in meccanica, è lo stato in cui può trovarsi un solido elastico nel quale, nonostante l’assenza di ogni sollecitazione esterna, si abbia una certa distribuzione interna di tensioni dovuta, per esempio a vincoli, a connessioni forzate (come in un anello incompleto le cui estremità vengono avvicinate e poi saldate), a variazioni di temperatura, a fenomeni di presa e di indurimento, e così via.
La domanda che nasce spontanea è il perché di questa scelta. Come spesso è già accaduto è un significato traslato quello che interessa la nostra riflessione.
Il nostro sistema politico, malgrado i decenni passati, i diversi periodi indicati in prima, seconda e poi ennesima repubblica, sono caratterizzati soprattutto da una stasi strutturale. Dopo il decennio degli anni Sessanta, intensa stagione di cambiamenti e di crescita del paese come mai accaduta in passato, l’Italia è piombata in una sistema ingessato, privo di reali capacità di cambiamento con tentativi via via più forti di mutare gli equilibri sino alla degenerazione terroristica! Vinta quella battaglia il Paese è stato in grado di recuperare un nuovo equilibrio fondato su una democrazia più forte ma non ha mutato la sua natura.
In questo quadro ogni attore, politico, sindacale, sociale, imprenditoriale, ha esercitato una parte in commedia consapevole o meno che il “sistema” non poteva essere modificato (pensiamo gli anni della cortina di ferro e del mondo diviso in due). La fine dell’Unione Sovietica e l’implosione del blocco comunista ci ha lasciato senza uno degli elementi di forza di questo statico teatro, mentre gli altri elementi si disfacevano via via per consunzione.
Oggi, tutto è cambiato, quel mondo non esiste più, eppure non possiamo non sottolineare come il dibattito interno al Pd e i rapporti di esso in versione renziana con i sindacati, in sostanza la sola Cgil, sembrano continuare a svolgersi in una sostanziale ripetizione di meccanismi e rituali che sembrano la pratica attuazione di una coazione a ripetere ormai senza più fondamenti storici e politici, ma solo ritualmente ripetitivi. Una dimostrazione plastica della difficoltà che il partito incontra nel cambiare pelle da ideologico ad espressione di una società ampia e complessa! Non c’è molto da star allegri soprattutto per il ritardo che questo trapasso imprime all’intero sistema nazionale in un momento di grandi difficoltà economiche e sociali.

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