Preconcetto
di Roberto Mostarda

Basta poco, un’analisi spassionata, libera, distaccata, per rendersi conto di come le vicende umane siano basate su condizionamenti storici, concettuali, etnici, in ultima analisi anche politici e financo personali che poi divengono politici. La parola che abbiamo scelto si attaglia perfettamente a questa situazione.
Parliamo del preconcètto, termine di derivazione latina e composto da un prefisso pre e del vocabolo conceptus (participio passato di concipĕre «concepire»). Il significato base, è “concepito prima” e si dice soprattutto di idee o giudizî formulati in modo irrazionale, sulla base di prevenzioni, di convinzioni ideologiche, di sentimenti istintivi, spesso per partito preso e senza una esperienza personale: opinioni preconcette si osserva;antipatia, avversione, ostilità; una presa di posizione preconcetta.
Ancora si dice preconcetto, il convincimento, l’idea, l’opinione privi di giustificazioni razionali o non suffragati da conoscenze ed esperienze dirette: il tuo ragionamento parte da un preconcettoerroneo; bisogna giudicare senza preconcetti; talvolta usato in luogo di pregiudizio, che con questo significato è usato più di frequente.
Abbiniamo dunque i due vocaboli. Per pregiudizio (dal lat. praeiudicium, comp. di prae-«pre-» e iudicium «giudizio»), si indica sin dal diritto romano, l’azione giuridica precedente al giudizio, e tale da influire talvolta sulle decisioni del giudice competente. Oppure l’idea, l’opinione concepita sulla base di convinzioni personali e prevenzioni generali, senza una conoscenza diretta dei fatti, delle persone, delle cose, tale da condizionare fortemente la valutazione, e da indurre quindi in errore. Si possono avere pregiudizî nei riguardi di qualcunosu qualcosaessere pieni di pregiudizîgiudicare senza (o con l’animo sgombro dapregiudizîmolti continuano ad averne su molti aspetti della vita socialespesso si ritengono frutto sbagliato di un’educazione datata, all’anticama ne esistono anche dicasta, moralirazzialireligiosisocialipolitici.
Per pregiudizio si intende anche la c
onvinzione, la credenza superstiziosa o comunque errata, senza fondamento. Pregiudizio, poi, indica anche il danno che può derivare agli interessi di una persona da un atto che pregiudichi, cioè comprometta l’esecuzione di una eventuale decisione favorevole del giudice competente. Per estensione, fuori del linguaggio giuridico, sta ad indicare un danno in genere.  
Il termine preconcetto (e il suo quasi omologo pregiudizio) possono essere a buona ragione considerati all’origine di ogni diffidenza, di ogni scontro, di ogni atto che l’uomo singolo e l’umanità nel suo insieme hanno posto e pongono in essere. Un vizio profondo, una tara spaventosa che indebolisce e annichilisce molte delle qualità sociali dell’essere umano. Il suo disvalore sta nell’essere spesso, come abbiamo visto nel dizionario, frutto avvelenato di una posizione che non tiene conto della realtà, si basa sui si dice, si fonda sul sentito dire, dà per assodati fatti o circostanze che nessuno ha mai verificato. E’ il regno in sostanza di chi sa rimestare nel torbido, di chi sa manipolare o prova a farlo, la mente e il comportamento delle genti.
Si può serenamente, per così dire, affermare che il preconcetto (pregiudizio) siano la fonte di gran parte, forse tutte, le nefandezze, le atrocità, le discriminazioni e le offese alla dignità umana. Siano la fonte di ogni equivoco, di ogni malinteso, di qualsiasi incomprensione si manifesta nelle relazioni sociali, popolari, politiche.
In un certo senso, la politica stessa, per alimentare il suo appeal spesso si trova molto vicina all’uso di preconcetti o di pregiudizi, dando per scontato ciò che non lo è, considerando di tutti l’opinione sbagliata di qualcuno, facendo divenire parole d’ordine scelte che altro non sono che il risultato avvelenato di un non voler capire, di voler definire per stereotipi od altri “marcatori”, tutti fallaci e tutti sbagliati perché senza fondamento logico e senza verifica. 
Affermare che il pregiudizio è la fonte di tutti i mali, può sembrare ... pregiudizievole ... o autoreferenziale, ma sin dall’antichità nei testi sacri delle religioni e nella storia raccontata agli uomini, si trovano impressionanti tracce ed elementi di quanto possa essere il danno, il male, che deriva dal porsi dinanzi agli altri o dinanzi agli avvenimenti con questa comoda “camicia di forza” che ingabbia la nostra intelligenza, ci dà fallaci certezze o sicurezze, ci fa riposare sereni nell’ignoranza, ci permette di ergerci a giudici degli altri o bacchettare gli altri senza conoscerli realmente ma solo perché da sempre così si sa, così si dice, così si racconta.
Il preconcetto (pregiudizio) è in sostanza il monumento all’ignoranza dell’uomo, il tarlo che ne mina alla radice un’evoluzione vera e definitiva e che sovente lo spinge a commettere nel tempo gli stessi errori, anche tragici, perché convinto dal pregiudizio o dal preconcetto del momento, quello in voga, quello che riesce ad avere maggiore forza mediatica, di impatto sulle coscienze e sui comportamenti.
Peccato che sia tutta una sostanziale bufala, un gioco delle parti e dove la nemesi è sempre in agguato. Chi di pregiudizio (preconcetto) ferisce, spesso di preconcetto (pregiudizio) perisce, ricordando l’antico detto!

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