La parola della settimana

Arroganza
di Roberto Mostarda

L’epoca che viviamo si caratterizza per molte e diverse antinomie, per molte e complesse contraddizioni. Se mai sono esistite chiavi di interpretazione della realtà politica, nazionale e internazionale, delle criticità sociali che contraddistinguono paesi sviluppati, in via di sviluppo e arretrati, appare evidente che oggi gli schemi sono saltati, e che le evoluzioni in atto hanno bisogno di una nuova serie di strumenti di analisi che riescano a cogliere o cominciare a farlo quello che la realtà di pone dinanzi e ci chiede di comprendere.
Quel che non cambia è una connaturata tendenza ad una degenerazione comportamentale che ad ogni latitudine dà il meglio di sé. Parliamo dell’arroganza. Il sostantivo femminile deriva dal termine latino arrogantia e definisce l’atteggiamento e il comportamento di un soggetto. L’essere arrogante è un concentrato di insolenza e asprezza di modi di chi, presumendo troppo di sé, vuol far sentire la sua superiorità a chi lo circonda o a coloro con i quali intesse per così dire rapporti sociali. Anche se l’arrogante potremmo dire che è caratterizzato da un atteggiamento egoistico e solipsistico, ossia si potrebbe dire si “basta da sé”. Purtuttavia ha bisogno comunque dell’uditorio, del pubblico, del consesso in cui esercitare questa sua particolare attitudine e trarne soddisfazione. Un’attitudine che in un’era mediatica come quella che viviamo permette indubbiamente una moltiplicazione.
Altra caratteristica, non esclusiva, è il rapporto inversamente proporzionale tra l’essere arrogante e ed avere una formazione e un bagaglio culturale. Anche se esistono lodevoli eccezioni alla regola, ossia individui tutto sommato acculturati che eccellono in arroganza e tracotanza, o più semplicemente in presunzione, è innegabile che eminenti esempi di arroganza manifestano una sorta di vacuum sostanziale che è tanto più elevato quanto più eccellono in forma di comportamento arrogante.
Una delle forme più “simpatiche” che si conoscano di arrogante è certamente quella mirabilmente interpretata da Alberto Sordi nella personificazione del suggestivo “marchese del grillo”, nobiluomo pontificio di qualche secolo fa senza meriti particolari, dedito alla bella vita e parente stretto del pontefice. Nella sua più alta manifestazione arrogante, il suddetto nobiluomo si esprime affermando “io so’ io e voi nun siete un ...” (evitiamo il termine gergale che comunque identificherebbe la nullità totale).
Tra le forme di maggior identificazione dell’arroganza, un posto a parte spetta certamente a quella cosiddetta “del potere” ossia il comportamento altezzoso, sprezzante e talora violento che spesso caratterizza chi detiene il potere. L’evoluzione della specie ha fatto emergere anche l’arroganza di chi pensa di detenere il potere o chi aspira a detenerlo ritenendosi destinato ad esso.
La cronaca politica ci offre diversi esempi. Quello di esponenti di partiti storici ormai estinti o trasformati, che ritengono comunque di rappresentare l’unico foro dal quale può discendere la legittimazione politica e se contestati si creano forze politiche proprie o a propria immagine. Accanto a questi ci sono quelli che in nome del rinnovamento e del cambiamento si sentono investiti del compito di svecchiare o “rottamare” ed eccedono nel compito pensando di essere guidati da una verità superiore. Ci sono poi quelli che ancora non hanno il potere ma pensano di raggiungerlo, quasi chiamati ad una missione, e ne sono convinti al punto di comportarsi come se lo fossero.
E’ questo il caso più clamoroso ed ha avuto di recente una manifestazione plastica nell’esponente di punta di un movimento che, tralasciando un episodio che lo ha visto pretendere che alcuni giornalisti presenti in un locale se ne andassero a mangiare altrove ritenendo incompatibile la sua presenza con la loro, ha poi bissato il campionato di arroganza rifiutando di partecipare ad un confronto televisivo perché il suo possibile contendente aveva perso un appuntamento elettorale che, a suo dire, lo poneva tra coloro che non potevano essere al suo cospetto davanti alle telecamere, aggiungendo che poteva partecipare soltanto ad un incontro con colui che il partito del contendente avesse indicato come aspirante premier: come dire al suo livello!
Un raro esempio di arroganza all’ennesima potenza, trattandosi di un personaggio peraltro ancora in potenza possibile premier e che, a differenza dei mitici “blues brothers” non è certamente in missione per conto di qualcuno… molto, molto in alto! E che ha già dato molteplici esempi di caratura culturale, quanto meno incompleta o lacunosa. Forse invece di sputare sentenze potrebbe approfondire un po’ meglio gli argomenti dei quali si troverebbe a dover trattare una volta arrivato... al potere!
Purtroppo spiace dover constatare che ci troviamo di fronte ad un eponimo, ad un erede certamente non all’altezza del famoso nobiluomo pontificio di cui sopra, ma che altrettanto certamente potrebbe definirsi marchese sì, ma... del Grillo contemporaneo!

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