La parola della settimana

Inceneritore
di Roberto Mostarda

Non vi è alcun dubbio che, nella settimana trascorsa, il vocabolo che abbiamo scelto abbia avuto un ruolo non secondario nella nostra quotidianità e nel confronto politico in atto nel governo e nel Paese. Mostrando una serie infinita di criticità che appartengono al sistema imperfetto creatosi nei decenni trascorsi su un tema cruciale come quello della sorte dei materiali di scarto di ogni genere che la nostra società produce, sovente in eccesso. Un sistema che, è di tutta evidenza, non ha risolto neppure in parte il problema e lo ha semmai aggravato non riuscendo a seguire nessuna delle possibili forme di soluzione poste in essere dalla scienza e dalla tecnica e che un paese come il nostro, che pretendiamo avanzato, non avrebbe dovuto trascurare.

Sotto gli occhi di tutti vi è infatti il degrado che attanaglia piccole e grandi città. Un degrado fatto in primo luogo dal comportamento incivile dei cittadini e poi dall’incapacità ai limiti dell’incoscienza con la quale le pubbliche autorità hanno pensato di provare a risolvere la questione. Fermandosi troppo spesso alla soluzione delle emergenze momentanee, ormai consuete, e senza una vera programmazione e gestione del cosiddetto ciclo dei rifiuti.

Incoscienza che si è propagata e ripetuta anche nel balletto delle decisioni a livello nazionale dove ad ogni governo si è assistito alla demolizione di quanto deciso in precedenza senza però riuscire a contrapporre una soluzione adeguata e diciamo ripetendoci “risolutiva”.

Un settore    quello di cui parliamo che non può vivere di verità apodittiche, spacciate come unica via, ma di un mix intelligente fatto di civiltà sociale, di servizi efficienti e preveggenti, di soluzioni di smaltimento che impieghino tutti gli strumento più adatti a contenere e diminuire l’impatto che le tonnellate di materiale di scarto hanno sul nostro ambiente, comprese in primi tutte le forme di riciclo intelligente di quanto possa essere usato ancora trasformando in utilità la sua inutilità.

Quanto accaduto nel nostro Paese, al di là di lodevoli eccezioni, mostra confusione totale, responsabilità politiche enormi e un vero delitto: quello di non far comprendere come uscire dall’emergenza non può essere solo quello di rifiutare ogni cosa che possa drasticamente ridurre l’impatto.

Non sappiamo quale sia la soluzione più adeguata e risolutiva, oggetto di competenze di ben altro livello, ma abbiamo dinanzi alcune realtà che mostra quello che di sbagliato stiamo facendo.

La parola dello scandalo e dello scontro nel governo, dunque, come abbiamo detto è inceneritóre o anche termovalorizzatore, ossia, secondo le indicazioni del dizionario, un impianto in cui avviene la distruzione, mediante combustione, generalmente di rifiuti solidi urbani o di fanghi industriali, talvolta abbinato alla produzione di energia elettrica grazie allo sfruttamento del calore prodotto. In tali impianti sempre maggiore attenzione viene data ai sistemi di rimozione degli inquinanti (anidride solforosa, acido cloridrico, ossidi d'azoto, metalli). La scienza e le soluzioni tecniche hanno portato (pensiamo all’esempio recentissimo di Copenhagen ) a strutture capaci di abbattere gli inquinanti al punto di emettere vapore acqueo e di avviare al riciclo tutto il materiale riutilizzabile. Perché il primo atto di ogni politica nel settore non può che essere quello di arrivare ad uno scarto intelligente (si chiamerebbe raccolta differenziata) dei rifiuti e poi alla eliminazione in sicurezza di quanto non ha più utilità alcuna e che nell’ambiente potrebbe risultare dannoso.

E’ quello che è avvenuto nel nostro Paese. Assolutamente no! La visione “messianica” del riciclone della domenica non solo non ha impedito il degrado, ma ha deresponsabilizzato il cittadino (pensiamo ai materassi, ai frigoriferi, ai computer, e via dicendo lasciati vicino ai cassonetti con una depositeria comunale a poche centinaia di metri) e generato un circolo vizioso per cui la crisi delle amministrazioni comunali ha prodotto la ritirata di ogni servizio decente sul territorio e in troppi casi l’accumulo di discariche a cielo aperto nelle strade e a ridosso delle aree verdi.

Un quadro che non ha bisogno di ulteriori descrizioni, basta infatti girare l’angolo di casa per così dire, a volte neppure, per assistere allo scempio e allo spettacolo di inciviltà.

Solo che per decenni abbiamo assistito allo scontro tra tesi contrapposte e tutte spacciate per unica via da percorrere. Lo scontro nel governo tra Lega per il sì e 5Stelle per il no a questi impianti nel Sud, altro non è che la solita contrapposizione fondata sul “non nel mio giardino” che altro non significa che “va bene nel giardino altrui”! Tutta questa confusione ha evitato che molte zone del Mezzogiorno divenissero discariche di materiali anche tossici, nocivi, radioattivi o luoghi di commercio illegale sulla pelle e sulla salute dei cittadini. Assolutamente no! E’ avvenuto il contrario esatto!

Non sappiamo, dunque se gli inceneritori (funzionanti ed ecologici in tutta Europa) siano la soluzione migliore, ma certamente le altre strade imboccate non hanno prodotto nulla di buono e di definitivo. Dunque basta scelte apodittiche e ideologiche e illusorie e fuorvianti. Sì invece a scelte strategiche, programmatiche, ecologiche! Purché vengano prese e presto, altrimenti la “monnezza” che già ci sovrasta, ci seppellirà!

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