La parola della settimana

Supercazzola
di Roberto Mostarda

Prima o poi il triste giorno doveva arrivare e, purtroppo, è puntualmente arrivato. Grazie al vice premier grillino, il termine gergale e cinematografico è entrato nel linguaggio politico.

Seguendo il dizionario leggiamo che il vocabolo “supercazzola” indica una frase, una circonlocuzione  priva di senso pronunciata tuttavia con convinzione e faccia tosta al fine di confondere l'interlocutore.

Il termine è divenuto famoso, con la sceneggiatura del film Amici Miei, diretto da Monicelli nel 1975. In realtà, storicamente si sa che veniva usato nel linguaggio comune in Toscana già da molti decenni e il suo utilizzo cinematografico lo ha portato agli onori della ribalta. Immutato il valore di fondo quello di indicare qualcosa di sostanzialmente inesistente, inconsistente, inutile, ancorché incomprensibile, eppure significativo per indicare la completa superfluità del tema trattato, delle circostanze riportate. Un non sense, un vacuum capace tuttavia di riempire l’atmosfera colloquiale o le battute tra amici o rivolte a qualcuno ironicamente.   

Ricordiamo per un momento il film straordinario di Monicelli, nel quale il personaggio forse più spassoso e intensamente drammatico è il conte Mascetti (interpretato da Ugo Tognazzi), un nobile orgoglioso ridotto in miseria. Uno dei suoi divertimenti preferiti - ma condivisi anche da altri della sua brigata di burloni – è appunto quello di "fare la supercazzola". In pratica una presa in giro, rivolta con particolare gusto ai rappresentati di alti poteri, come pubblici ufficiali e preti: con la massima naturalezza, si dice qualcosa che è completamente privo di senso in modo da confondere la persona a cui ci rivolgiamo. Per intendersi, il primo esempio di supercazzola è quello con cui il Mascetti cerca di confondere un vigile per evitare una multa: qui sarebbe inutile una trascrizione, perché è l'interpretazione a fare tutto il gioco.

Si tratta peraltro secondo il dizionario di una parola interessante perché descrive un fenomeno molto comune e ampio, che possiamo riconoscere nel nostro quotidiano e che troviamo spesso in letteratura e nello spettacolo. Ad esempio, nella novella Calandrino e l'Elitropia di Boccaccio, è una supercazzola quella che fa Maso del Saggio al credulone Calandrino quando gli descrive il Paese di Bengodi (alla domanda di quante miglia disti, risponde più di millanta, che tutta notte canta); il numero di comici che è ricorso a una supercazzola surreale per far ridere non si conta; e si può parlare della supercazzola con cui si inganna il professore distratto durante l'interrogazione, della giustificazione dell'amico che pare tanto una supercazzola, e della supercazzola burocratica che ci fanno all'ufficio chiedendo di tornare fra tre mesi.

È un concetto vasto e utile, che nasce ben prima di "Amici miei"; ma forse, per comprenderlo appieno, è bene guardarsi e riguardarsi questa perla del nostro cinema. Fra l'altro, va detto che ci sono dubbi sull'ortografia: è invalsa la forma 'supercazzola', ma pare che nella mente degli sceneggiatori dovesse essere "supercazzora".

Una premessa doverosa, soprattutto trattandosi di un neologismo frutto peraltro di un’evoluzione concettuale, per arrivare alla triste istoria di questi giorni, l’utilizzo del termine fatto dal vie premier Di Maio.

E’ evidente che di tutto il significato sottostante egli non abbia avuto cognizione tant'è che ne ha fatto impiego sostantivato al solo scopo di denigrare un’opera infrastrutturale come la Tav, al centro di una diatriba nella maggioranza e legata a valori miliardari sia che sia fatta sia che non lo sia. Ora, che una persona investita della responsabilità di governo, della gestione della cosa pubblica, per propri interessi di bottega politica, dia una valutazione così fuori luogo dinanzi ad un problema che riguarda miliardi di euro, centinaia di posti di lavoro in un’area depressa, un collegamento tra Francia ed Est Europa previsto tra i corridoi intermodali internazionali sostenuti e finanziati dall’Unione Europea, è tutt’altro che simpatica battuta, è un atto di dimensioni giuridiche del quale probabilmente il suddetto dovrebbe essere edotto non trovandosi nella posizione di legibus solutus soprattutto in questioni il cui peso potrebbe e comunque ricadrà sulla collettività nazionale. 

Si tratta di una questione in cui il “non fare” grillino rischia di impattare su intere filiere produttive di un paese già provato e fanalino di coda nell’Unione Europea, di una vicenda che riguarda rapporti internazionali, contratti internazionali, finanziamenti internazionali. Da chi vuole sostenere a spada tratta il reddito di cittadinanza e i suoi oltre sei miliardi e mezzo di impegno finanziario a carico dell’intero paese, tagliare infrastrutture, far chiuder cantieri, creare ulteriore disoccupazione, non appare come un atto di governo, ma di pura insensatezza! Del resto l’escamotage della valutazione costi benefici immaginata per bloccare tutto mostra la sua vacuità nel momento in cui la sindaca grillina di Roma annuncia in pompa magna e con il sorriso che lo stadio della Roma a Tor di Valle si farà! E questo in una città abbandonata a se stessa degradata e sconvolta dal non fare dell’amministrazione comunale e con uno stadio esistente che nessuna delle due squadre capitoline riesce a riempire da decenni. Come a dire un intervento mirato nel vuoto, una insensatezza, una supercazzola, insomma!

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