La parola della settimana

Inganno
di Roberto Mostarda

Il vocabolo di questa settimana potrebbe apparire singolare ed eccentrico rispetto alla riflessione che periodicamente affidiamo alle parole della nostra lingua. E’ un’apparenza sbagliata. La sensazione più forte che si avverte guardando alla tragicommedia dell’attuale situazione politica nazionale , è che siamo di fronte ad un diabolico e incredibile inganno. Ed è infatti questa la parola scelta: inganno. Vocabolo di origine incerta come si addice al suo significato principale, quello di infingere, di indurre a credere qualcosa che non è o anche giudicare erroneamente, cadere in errore. In sintesi con esso si intende l’atto, il modo di ingannare, i mezzi o le parole con cui s’inganna: usare l’inganno, servirsenericorrervi; oppure convincere con esso, carpire la buona fede di qualcuno; indicare una persona falsa e piena d’inganni; ancora stratagemma al quale si ricorre a fin di bene.

Esiste anche e con dovizia una versione bellica dell’uso di questo infingimento con il quale si indica uno stratagemma di guerra, consistente per lo più in un uso particolare degli strumenti bellici o in una speciale applicazione delle regole dell’arte guerresca (come false fughe o imboscate) allo scopo di trarre in errore l’avversario e di porlo quindi in condizioni d’inferiorità (è considerato lecito purché non violi norme internazionali di comportamento); esiste anche come  contromisura di guerra elettronica costituita, nel caso della difesa navale antimissile, da una specie di falso bersaglio artificialmente riprodotto a distanza da una nave sottoposta ad attacco: è costituito da più dispositivi (lanciati con razzi e muniti di paracadute) capaci di emettere radiazioni elettromagnetiche uguali a quelle dei varî apparati di bordo, e spesso associati ai chaff per aumentare le probabilità che i sensori di guida del missile siano tratti in inganno, facendo deviare l’ordigno dalla sua traiettoria sulla nave. 

Una variante di significato è quella che l’inganno indichi una falsa opinione, un errore di valutazione, un’illusione. In musica, si riferisce a un particolare tipo di cadenza, in cui l’accordo di dominante (5° grado) risolve sul 6° grado invece che sul 1°, evitando così la cadenza perfetta . Infine per la particolare prospettiva ottica, inganno fu usato anche per un particolare tipo di disegni, più noti col nome francese di trompe-l’oeil.

Lasciando come sempre i lidi della linguistica e della semantica, a loro modo rassicuranti e addentrandoci nel presente e nella prospettiva nazionale, non vi è alcun dubbio che l’inganno sia il pane quotidiano della politica, senza troppe distinzioni tra maggioranza e opposizione.

Nessuno in sostanza dice esattamente cosa vuole e come e allo stesso tempo, nessuno è completamente onesto nel percorso che intende indicare ai cittadini ed elettori. E’ una sensazione generale che non esclude lodevoli eccezioni singole, ma nel suo insieme la politica appare ormai scevra da veri e corposi ideali e versata soprattutto nella quotidianità fatta di disfide, colpi bassi, inganni sostanziali ai danni dell’avversario ed anche del competitor.

Lo spettacolo al quale in questo senso assistiamo dall’inizio del governo gialloverde è non soltanto illuminante ma profondamente sconfortante. Nessuno avveduto e mediamente competente si era immaginata una convivenza serena tra due soggetti politici assolutamente incompatibili accomunati soltanto dalla volontà di rompere gli equilibri precedenti portare confusione nella politica definita del passato. Ma altrettanto in modo evidente era possibile immaginare a quale segno sarebbe giunta questa differenza tra i due contendenti.

Complice l’appuntamento elettorale europeo e locale ed una serie di fattori esterni, la convivenza difficile tra leghisti e pentastellati sta manifestando tutto quel che divide e non quello che unisce. Solo che i toni, gli anatemi, lo scontro quotidiano verbale e non dimostra che qualcosa sembra incrinato anche verso il futuro. A questo contribuisce da un lato la deriva sulla destra del partito di Salvini e dall’altro la speculare deriva dei grillini verso sinistra. Naturalmente questo è quello che appare, quello che si intende manifestare. Perché è altrettanto chiaro che in nessuno dei due movimenti alberghi qualcosa che sia possibile definire di destra e di sinistra in senso classico. E se per la Lega il bacino di riferimento è evidentemente in termini classici  quello di una piccola e media classe borghese, per i cinquestelle è chiarissimo che nulla li accomuna alla sinistra classica in alcuna delle sue molteplici manifestazioni, malgrado la tattica di avvicinamento posta in atto sin dai tempi di Bersani e che ancora conta qualche corifeo nella parte estrema dello schieramento e in qualche voce nel Pd. Perché che cosa sia e che cosa rappresenti il movimento pentastellato non è stato ancora chiarito. Unica certezza è un mutante e un trasformista ad ogni esigenza, nella “migliore” tradizione nazionale.

Ecco allora che si disvela l’inganno. Nessuno è realmente quello che dice di essere, nessuno dice esattamente quello che pensa, nessuno persegue esattamente quello che descrive. Se fosse possibile immaginarne la reazione ad oggi, Luigi Pirandello avrebbe pane per i suoi denti da drammaturgo e rivedrebbe arricchendola la trama del suo sempre attuale “Così è .... se vi pare. Il gioco delle parti”. Ahinoi! Sia permesso di aggiungere!

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