La parola della settimana

Vice
di Roberto Mostarda

Più  che una parola, la si potrebbe definire un prefisso, una parte di vocaboli composti. Tuttavia utilizzato come termine ha assunto anche un valore sostantivato. Vice, in sostanza deriva dal latino ed è l’ablativo del nome definito dalla grammatica difettivo “vicis”, ossia vicenda. Il suo usogià nel latino tardo appare per la formazione di alcuni composti indicanti funzioni vicarie]. Il significato è di chi è, che sta in vece di, che fa le funzioni di. Si premette come primo elemento a nomi di carica o ufficio, per indicare o la persona che fa le veci del titolare, che lo sostituisce cioè, o può sostituirlo, nelle sue funzioni in caso di assenza o d’impedimento o persona di grado immediatamente inferiore. Nella seconda accezione equivale perciò al prefisso sotto usato con le medesime funzioni, e con esso talvolta si sostituisce. La grafia staccata (vice brigadierevice comandantevice pretore, ecc.) tende a scomparire ma è ancora abbastanza frequente. Vice è anche usato come firma di recensioni su quotidiani e settimanali di film, spettacoli teatrali e mostre d’arte, redatte non dal titolare della rubrica ma da un suo sostituto. I composti con questo prefisso costituiscono una serie sempre aperta e perciò illimitata di possibilità.  Utilizzo simile è quello del termine vicario che si usa soprattutto per indicare funzioni sostitutive del titolare principale di un potere o di una funzione. Ovvero chi esercita un’autorità o una funzione in sostituzione o in rappresentanza di altra persona di grado superiore. Con questo valore è stato, nell’antichità e nel medioevo, titolo di funzionarî e pubblici ufficiali.

Il valore di “vece”  si avvicina di più a quelli di vicenda, cambio, sorte, In termine poetico e antico si indica anche mutazione, avvicendamento. Al plurale si indica funzione, incarico o compito assunti ed esercitati al posto di chi ne è il titolare, o di colui a cui spetta normalmente esercitarli, nelle espressioni  faresostenere le veci di qualcuno. Ancora ciò che a ciascuno spetta di fare, compito, incarico. Molto comune la locuzione in vece di, in luogo, al posto di, accennando a persona o cosa che svolga una determinata funzione in sostituzione di un’altra.

Potrebbe a questo punto apparire quanto meno singolare occuparsi di un simile vocabolo e dei suoi possibili significati, ma il dibattito per così dire all’interno dell’esecutivo ci ha portato nelle ultime battute a dare ad esso un momento di attenzione.

A citarlo è stato il vice premier leghista attribuendo al suo ruolo non soltanto quello di cui andiamo parlando, ma anche quello sostitutivo o vicario rispetto a legittimo titolare, il presidente del Consiglio, creando così un ulteriore fronte interno del quale non si avvertiva il bisogno.

E’ di tutta evidenza però il tentativo di assumere negli equilibri interni alla coalizione un ruolo esponenziale legato alla crescente affermazione elettorale del partito a scapito dell’altro vice, il grillino, il cui movimento appare in una forte crisi identitaria determinata dal contatto con l’esercizio del potere di governo e dalla contemporanea perdita o forte diluizione  - a parte le narrazioni propagandistiche – dell’influenza pentastellata a livello parlamentare e nel paese.

Difficile a questo stadio dell’esperienza della coalizione comprendere quale direzione potranno dunque assumere i rapporti tra le due entità che compongono il governo.

E, per evidente conseguenza, anche gli equilibri futuri con il premier che nella divaricazione tra i due suoi vice - in realtà azionisti dell’esecutivo - ha cercato e a volte individuato un ruolo altrimenti destinato ad essere di pura facciata, subiranno inevitabili contraccolpi e conseguenti linee di faglia e di tensione.

E’ come se all’interno del governo agisse una sorta di Penelope che disfa di giorno quello che tesse di notte, lasciando fibrillazione e confusione in un continuo sforzo di ritrovare se non la linea primaria, quanto meno aggiustamenti e compromessi successivi.

Lo stabilire una sorte di vicarietà più influente di un’altra potrebbe non garantire buona salute al governo e ai suoi rapporti interni ed anzi ingenerare nuovi fattori di polemica e di divisione.

Potremmo anche sottolineare che una coalizione che esprimendo il governo ha costruito l’instabile equilibrio tra un premier di compromesso e due vice azionisti primari sulla base di un contratto e di priorità in sostanziale divergenza tra loro non rappresenta una formula di lunga durata malgrado le indicazioni di stabilità nonostante tutto continuamente rilasciate dai suoi esponenti. Oppure per converso da questa instabilità costitutiva potrebbe continuare ad alimentarsi, con quali esiti per il paese non è dato conoscere per ora! Anche se non si è facili profeti nell’immaginare nuove criticità!

 

 

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