Impresentabile
di Roberto Mostarda

E’ la parola che ha caratterizzato le ultime battute della campagna elettorale e che sta caratterizzando anche parte del dibattito post voto amministrativo: il riferimento è a impresentàbile. Poche e scarne le indicazioni che vengono dal dizionario, ad onta del clamore di queste settimane.
E’ tale colui che non si può presentare; in particolare, che non è in condizioni tali da potersi mostrare in pubblico o davanti ad altre persone, perché in disordine, sciatto, mal messo. Ancora è impresentabile ciò che non va mostrato, che non è in condizioni tali da potersi mostrare o da poter essere mostrato agli altri. Si può definire tale anche ciò che è carente nella sostanza o nella forma; contrario alla decenza o al decoro.
Tutto quello che si evince è l’impossibilità di mostrare, presentare dunque, qualcuno o qualcosa.
Nel riferimento alla cronaca, la parola è stata connessa a quanti, presentandosi alle elezioni, sono ritenuti sospettati di attività non lecite, sotto processo ancorché ai primi gradi di giudizio. Un risultato delle norme antimafia, previste per bonificare il sistema politico dalla prossimità ad organizzazioni di stampo mafioso. Un’indicazione che comporta l’applicazione, in caso di elezione delle norme della cosiddetta legge Severino che prevede la sospensione dalla carica per chi risulti nelle condizioni previste.
Annunciata per settimane la lista degli “impresentabili” alle elezioni amministrative, è stata resa nota a 24 ore dal voto nella giornata legata al cosiddetto silenzio elettorale. Diciassette – con una cancellazione all’ultimo minuto per un errore – le persone comprese nell’elenco. Un numero quanto meno singolare considerando la moltitudine di candidati anche in regioni sotto osservazione ed anche “squilibrato”: con un peso massimo come il governatore pd sub iudice della Campania e gli altri candidati minori in massima parte sul versante del centrodestra.
Tanto tuonò che piovve, si potrebbe dire citando un proverbio e, con un’altra citazione, che “la montagna ha partorito un topolino”.
Immediata, a risultati ormai noti, la polemica contro la presidente della commissione antimafia e anche qualche denuncia per la tempistica dell’annuncio e della comunicazione.
Non spetta certamente a noi una valutazione giuridica sul confronto che si delinea e tanto meno stabilire torti o ragioni dei contendenti.
Ma non si possono non avvertire da un lato un senso di inadeguatezza nei confronti del problema del rapporto tra politica e criminalità organizzata o malaffare e dall’altro la sensazione di una scelta di tempi e modi che sembrano piuttosto lontani dall’impegno di chiarezza e di pulizia che muove e ha mosso l’azione dell’antimafia. Una scelta abbastanza incomprensibile ed infelice, se così si può dire.
Da una parte si accusa con forza e con ricaduta mediatica da mesi l’intreccio malaffare-politica dando la sensazione all’opinione pubblica di una pervasività immanente nel tessuto sociale e politico del paese, a livello locale e nazionale, che la gente peraltro avverte e non da oggi, dall’altra si fornisce un risultato raffazzonato e altamente inferiore alle attese, come se la percentuale di pervasività sia in realtà a livelli dello “0” virgola.
Un messaggio che rischia di creare confusione ed incredulità nel migliore dei casi e che non fa certo bene al lavoro di inchiesta, analisi, ricerca, denuncia di quanto il malaffare sia ancora presente nei sistemi sociali, economici e politici del paese.
Una figura non esaltante che forse si poteva evitare e la cui immanenza sul voto sembra riferirsi ad altre logiche di confronto o di lotta politica, con un pessimo servizio complessivo e un pericolo di diffidenza crescente per sistemi che appaiono troppo spesso condizionati da pulsioni giustizialiste tout court più che da legittimi e augurabili intenti assoluti di pulizia ed onestà.
Sarebbe auspicabile non far confusione e non lasciar spazio agli impresentabili e permettere loro di richiamarsi ai principi democratici e ribadire la presunzione di innocenza che, come noto, va applicata a tutti e dunque anche a chi è sotto indagine o sotto accusa! Soprattutto se la impresentabilità si fonda su dati giudiziari accertati ancorché provvisori!
Le ultime notizie di queste ore sul “mondo di mezzo” della capitale con il coinvolgimento - per la seconda tranche dell’inchiesta - di una nuova ondata di rappresentanti delle istituzioni e di politici mostrano (se ve ne fosse ancora bisogno) quanto il tessuto politico-sociale sia “infeudato” da organizzazioni dedite all’attività criminale (spesso sulla pelle di chi non ha nulla) e come sia necessario ed urgente spezzare il nodo gordiano che rischia di togliere ossigeno alla vita civile, evitando gesti spettacolari ma sostanzialmente ininfluenti, attraverso una silente, continua, incessante azione di applicazione pratica dell’onestà e della correttezza civile in ogni ambito della vita della collettività nazionale e locale.

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