La tesi choc del filosofo Peter Singer

Sopprimere i bimbi disabili per ridurre i costi sanitari
di Antonello Cannarozzo

Da tempi immemorabili gli uomini hanno sempre cercato risposte al senso della vita, il suo scopo, il suo valore, sempre che ne abbia, come affermano alcuni per i quali la vita è semplicemente un accidente di quella immensa macchina che chiamiamo universo.
Attraverso queste domande sono nate le religioni, le filosofie, e, conquista recente, il diritto alla dignità della persona.
Conquiste ineluttabili della civiltà dopo tanti periodo oscuri, almeno così abbiamo creduto e invece non è così.
Un personaggio che in altri tempi avrebbe sarebbe finito al manicomio oggi viene ascoltato sulle sue folli visioni della vita come chi ha diritto a vivere e chi no.
Parliamo di Peter Singer, già famoso per essere il propugnatore della parità legale tra uomini e animali o dello specismo, ovvero un neologismo per indicare il razzismo o il sentimento di superiorità che gli uomini hanno verso le altre creature. Certamente ognuno è libero di dire quello che vuole, ma quando si tocca la vita nei suoi aspetti più intimi allora il discorso cambia e il filosofo diventa un criminale.
"Stiamo già compiendo dei passi che portano alla terminazione consapevole e intenzionale della vita dei bambini gravemente disabili", questa è l'ultima frontiera di Singer ribadita in una intervista radiofonica dove ha illustrato il suo folle piano per risolvere il deficit della spesa sanitaria negli Stati Uniti e, dunque, nel resto del mondo.
Insomma, per questo personaggio il valore della vita è nel rapporto costi e benefici, fuori da questa contabilità non c'è più vita, ma qualcosa di indefinibile come lui stesso definisce i bambini gravemente handicappati con il pronome inglese di it ad indicare una cosa e non più la persona. Sempre in questa intervista radiofonica gli è stato chiesto se crede che con la riforma sanitaria di Obama le sue tesi sulla “razionalizzazione” della spesa sanitaria prevarranno, e il nostro ha chiarito che è un’idea che sta facendo proseliti perché già oggi molte delle scelte prese dai medici, sempre secondo lui, sono ispirate dall’esigenza di ridurre le spese, purtroppo, si lamenta l'intervistato che questo avviene, non apertamente, con il risultato che "l’America spende il doppio di altri paesi per ottenere molto poco beneficio in termini di risultati".
Così, sempre secondo Singer, la sostenibilità etica della soppressione dei disabili gravi è una linea di pensiero destinata a spuntarla grazie all’"eutanasia non volontaria", siamo, dunque, all'omicidio volontario?
Come se ciò non bastasse apprendiamo che con la riforma di Obama avremo il legale rifiuto di curare i neonati malformati, insomma diventerà una pratica comune e che si sta già adesso diffondendo.
Sostiene il pseudo-filosofo, che: "Se un bambino nasce con una massiccia emorragia cerebrale significa che resterà così gravemente disabile che in caso di sopravvivenza non sarà mai in grado nemmeno di riconoscere sua madre, non sarà in grado di interagire con nessun altro essere umano, se ne starà semplicemente sdraiato lì sul letto e potrà essere nutrito, ma questo è quel che avverrà, i dottori staccheranno il respiratore che tiene in vita il bambino. Non so se essi siano influenzati dalla necessità di ridurre i costi. Probabilmente sono influenzati semplicemente dal fatto che per i genitori quello sarà un fardello terribile, e per il figlio non ci sarà alcuna qualità della vita".
Sicuramente parole come carità, solidarietà, amore devono essere completamente andate perdute nel suo vocabolario, rimane solo un valore della vita poco meno di un qualsiasi profitto e a questo punto non ci si deve che interrogare nuovamente sul valore della vita, dell'essere umano e di quanto la vita stessa sia subordinata a costi e profitti.
Non credo che ci aspetti un futuro sereno dove tutto si colora di egoismo e di profitto con la morte vista solo come una opportunità di risparmio.

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