Veduta del borgo. Foto di Cmassari - http://www.informazioni-turistiche.it, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=8814981

La città dei fotografi

Scanno
di Luisanna Tuti

“Se uno nasce in gennaio, non è figlio di pecoraio”. E' un vecchio detto legato alla transumanza, tradizione molto ben descritta nella famosa poesia di Gabriele D'Annunzio “Settembre”.Scanno Boy (1957) by Mario Giacomelli. By Source (WP:NFCC#4), Fair use, https://en.wikipedia.org/w/index.php?curid=45136693
In questo periodo i pastori portano le loro greggi “verso il mare”, scendendo in pianura dove il clima è più mite ed i prati possono fornire cibo per tutto l'inverno. Il rientro è normalmente in giugno, mese in cui le famiglie si ricongiungono e vengono “messi in cantiere” nuovi figli, che nasceranno in primavera. Si diceva che i figli nati prima di quel periodo non erano dei pastori, poiché concepiti in periodi differenti da quelli 'canonici'. Ovviamente in quell'epoca le greggi percorrevano a piedi gli “antichi tratturi” per giungere alle destinazioni finali, ma oggi, con l'avvento dei nuovi mezzi di locomozione, vengono trasportate su camion e la sera stessa scaricate negli “stazzi” dove trascorreranno la stagione fredda.Facciata del museo della lana di Scanno. Di Utente:Angelorenzi https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=3123522
Scanno è una cittadina di 1880 abitanti in provincia dell'Aquila. Adagiata ai piedi del Monti Marsicani, fa parte del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise ed è considerato uno dei Borghi più belli d'Italia. Fin dai primi del '900 ha attirato la curiosità dei fotografi nazionali ed internazionali più noti. Autori come Gianni Berengo Gardin, Henri Cartier-Bresson, Hilde Lotz Bauer, Mario Giacomelli sono stati affascinati dai suoi inconfondibili scorci. Proprio una foto di quest'ultimo (Scanno Boy) ha permesso a Scanno di entrare a far parte delle opere fotografiche del Museum of Modern Art di New York.
Il suo nome potrebbe derivare dal latino scamnum (sgabello), per la forma di 'panchetta' del suo centro storico, o da scandalo o scannella, varietà rustica di orzo coltivato in queste zone.Antico costume femminile di Scanno, particolare. Fonte http://www.regione.abruzzo.it/xCultura/index.asp?template=imgView&imgF=xBeniCulturali/images/immagini/Fig03.JPG
Sanniti, peligni, saraceni ed ottomani si sono avvicendati nel dominio del territorio. Di queste dominazioni sono rimaste tracce orientaleggianti nei costumi tradizionali femminili. Le donne infatti si avvolgono il capo con ornamenti di corda e seta fino a somigliare a veri turbanti ed i drappeggi delle loro gonne (che spesso raggiungono 15kg di peso) sono colorati alla maniera orientale.
Dal suo “Museo della lana” (fondato nel 1993 da volontari, su progetto di Michele Rak, docente di Sociologia all'Università di Siena) si evince come dal 600 all'800 la lana costituisse fonte di ricchezza primaria per la città e per altri centri dell'Abruzzo montano. Utensili e documenti della cultura pastorale sono qui conservati come memoria storica degli abitanti del territorio.
Pecorino, ricotta, gregoriano (formaggio dal sapore acidulo), capriccio di pecora, sono, con lardo, salsicce, lonza, pancetta e salamella di tratturo tra i prodotti tipici della zona. Come primi piatti si possono gustare le famose sagne con fagioli e ricotta, maccheroni al sugo di agnello o di castrato, gnocchetti (cazzellitti) cotti in acqua con fuoja (verdura di montagna) conditi con peperoncini e foglie di fuoja,
I numerosi palazzi, chiese, monumenti degni di essere visitati e la vicinanza al lago omonimo e agli impianti sciistici attrezzati dell'Appennino Centrale, fanno di Scanno una stazione turistica consigliata per tutte le stagioni.

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