Faraone: ingresso al paese. Foto di Infinitispazi - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=32456401

Un borgo fantasma

Faraone
di Luisanna Tuti

Scorcio diurno di una strada all'interno del borgo medioevale di Faraone di Sant'Egidio alla Vibrata in provincia di Teramo. Foto di Infinitispazi - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=32498671Non lontano dalla frazione di Sant'Egidio alla Vibrata, in provincia di Teramo, esiste un antico insediamento, abitato fino agli anni 50 e poi completamente abbandonato: Faraone, detto anche Faraone Vecchio o Faraone Antico. Questo piccolo borgo è sicuramente una metafora di quell'Italia minore che va scomparendo. Paesi di montagna, per lo più agricoli dell'entroterra, lasciati dai giovani mai rimpiazzati, sono rimasti ai vecchi che, lentamente, per logiche soprattutto economiche, si sono lasciati convincere a trasferirsi.
Così è successo in questo borgo, dal nome altisonante, ma ormai fantasma, che proprio nel 50 subì un terremoto che non arrecò molti danni, ma fu sufficiente alle autorità locali per chiedere la costruzione di un sito completamente nuovo, sottolineando un movimento franoso, pericoloso per le abitazioni. Nacque Faraone Nuovo, dove si spostò tutta la popolazione rimasta. Moderno, antisismico, a molti sembrò la soluzione ideale per iniziare una nuova vita.Faraone. Porta meridionale del borgo. Foto di Infinitispazi - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=32456149
Il borgo antico sorge infatti su di una modesta e un po' scomoda altura, tra profondi fossati nei quali scorrono piccoli torrenti, quasi privi di acqua.
Inizialmente la costruzione fu concepita solo come Castello, di cui restano ancora consunte vestigia. Stradine polverose si snodano tra le antiche dimore, coperte da possenti edere che le avvolgono quasi a proteggerle dalle insidie del tempo. L'impianto architettonico si sviluppa intorno ad una gradinata di ciottoli da cui partono le piccole viuzze con resti di vecchi palazzi databili tra il XVIII e il XIX secolo, con possibilità di epoche più remote per alcuni. Il paese era circondato da mura perimetrali di difesa, delle quali sopravvivono solo pochi tratti. A sud incontriamo la Porta Rinascimentale (detta Porta di Faraone), dalla quale si accede ad una piazzetta in cui si trova il Palazzo Baronale. Il varco si presenta con una architettura semplice, costituita da un arco in muro liscio, sormontato da una torre merlata. Una cornice di mattoni ne completa i profili.Faraone. Epigrafe con la data 1467. Foto di Infinitispazi - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=32456151Di recente l'opera ha subito un restauro e reca un concio di pietra con stemma gentilizio e bassorilievo di terracotta. La data “1467”, scolpita sul muro potrebbe riferirsi all'epoca della costruzione delle mura.
All'interno della cinta perimetrale è stata edificata la Chiesa di Santa Maria della Misericordia, costruzione semplice a navata unica, nella quale si conservavano pregevoli arredi, ora custoditi nella chiesa parrocchiale.
Tra ruderi e rovine si aggirano romantici abitanti, che ricordano con nostalgia i tempi in cui Faraone Vecchio era popolato da attivi operatori: qui il barbiere, qui il calzolaio, qui la sarta… Ora, tra le pietre sconnesse, cercano, con la memoria, di ricollocare quelle attività, sottolineando la possibilità di restaurare il borgo che, a parere di alcuni, avrebbe potuto essere salvato.
I discendenti dei baroni Ranalli, importante e ricca famiglia, proprietaria di quasi tutto il borgo, possiedono ancora gran parte dei territori di Faraone Nuovo, di cui conservano il titolo Baronale.

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