Orecchio, Foto di Simon James (2008) by Menage a Moi, Flickr, Creative Commons BY-SA 2.0

Sorprendenti sviluppi di una protesi per l’udito

Ferdinand dopo l’intervento
di Mario Attanasio

Dnanidref, emoc av? - Come? - Im itnes? - Cosa? - Im icsipac, rep roma’l id oiD?
Ma che lingua state parlando? Non capisco un accidente!
Am Dnanidref, onos Atina e otseuq è li erosseforp ehc it ah otarepo.
Ma che Atina e Atina, so solo che non capisco nulla e ho la testa che mi fa male, anzi, sta per scoppiarmi!
Aspetta, Anita! Ho capito cosa è successo, si è invertito il senso della protesi acustica!
Detto questo, il Professor Ruzante gli staccò la parte esterna del processore calamitato che stava nascosta fra i capelli dietro l’orecchio sinistro, la capovolse e gliela riapplicò immediatamente.
Mi capisci bene adesso, Ferdinand?
Finalmente delle parole comprensibili, rispose Ferdinand rasserenato, mi sembravate degli alieni, una lingua incredibile!
Scusa, l’infermiera ha sbagliato ad applicarti la parte esterna del processore acustico, per cui tu sentivi le parole all’incontrario, dalla fine verso l’inizio.
Dio mio che paura mi hai fatto prendere, Ferdinand, ho avuto paura che fossi impazzito, diceva Anita stravolta. Ho pensato per un attimo che quando ti avevano bucato il cranio per inserirti la protesi ti avessero causato dei danni al cervello; sai, è possibile tutto in questi casi.
In effetti il buco glielo avevano fatto, eccome, dietro l’orecchio per accedere all’ossicino sul quale avevano ancorato la parte terminale della protesi acustica, ma fortunatamente il suo cervello era intatto, anche se ogni tanto dava i numeri, ma questo succedeva già prima, a prescindere da quanto fatto con l’intervento.
E fu così che Ferdinand ritornò a sentire, almeno con l’orecchio sinistro, come in gioventù.
Non era ancora vecchio, ma certamente non era neanche più un fanciullo. Invece il suo orecchio sinistro era perfetto, non perdeva un colpo. Tutto, tutto sentiva. Ogni piccolo rumore, ogni suono, ogni parola, anche se lontana, gli arrivava al cervello chiara, nitida, forte.
Anche quando si metteva alla guida della sua automobile, una vecchia BMW, gli sembrava di stare su una Ferrari, il rombo del motore gli arrivava forte e chiaro, sentiva le gomme fischiare sull’asfalto, e pensare che fino a quel momento aveva apprezzato il silenzio della sua auto! Sulle prime pensava: ma che bello sentirci di nuovo! Riprese a frequentare di nuovo quelle persone e quegli ambienti che aveva dovuto abbandonare da quando era diventato praticamente sordo.
Non vedeva l’ora di ritornare sulla scena, ed aveva molto da dire perché in quegli anni di lontananza aveva sviluppato delle idee che adesso voleva divulgare e discutere con gli altri, soprattutto con i suoi vecchi amici.
Aveva infatti letto molti libri di filosofia, soprattutto sulla vita dello spirito dopo la fine della vita terrena e sull’importanza del Karma nelle successive incarnazioni.
Insomma era pieno di argomenti che non vedeva l’ora di discutere con gli altri, anche per capire se fossero cose giuste o solo delle stupidaggini.
Ciao Ferdinand! Paolina Finmeccanica, (si chiamava proprio così) lo accolse sulla porta con il solito entusiasmo: ma come sei pallido! Non stai bene? Hai un’aria da schifo! Ma invero… non mi sembra di stare così male... Ma guardati, sei peggio del solito... Fu questo l’inizio di una serata da incubo, lui non credeva alle proprie (nuove) orecchie, quando sentiva cose di questo tipo: “Rosa, ma lo vedi quanto sei grassa, fai quasi schifo!” diceva Virginia alla sua amica. Ma scusami, bisbigliava Ferdinand all’orecchio di Anita, ha detto proprio così? Ma che dici Ferdinand, stanno parlando del suo nuovo vestito, a dire il vero un po' stretto di vita, ma niente di più. Mah, sarà, ma io ho sentito qualcosa di diverso, pensava fra sé e sé.
E fu così tutta la sera, fino a che Ferdinand si rese conto che sentiva non le parole dette, ma il pensiero che stava dietro a quelle parole: questo non coincideva mai, proprio mai, alle parole pronunciate dalla persona. Anzi, notava che più grande era l’entusiasmo con cui si pronunciavano dei discorsi, più opposto era il pensiero della persona che parlava.
Ferdinand decise allora di non dire nulla, neanche ad Anita, di non partecipare ad alcun dibattito, ma solo di onorare il buffet ed il bar. Il giorno dopo andò dal prof. Ruzante e gli raccontò della sera precedente. Questi si allarmò subito e gli disse: fammi vedere la protesi acustica! Ferdinand, timoroso, se la tolse e, facendogliela vedere, gli disse: ecco, è quella che mi avete messa voi... Il prof. la prese e, appena la vide, fece un salto sulla poltrona. Ma questa è la protesi dell'FBI! Cosa??? Sì, questa è la protesi che impiantano agli 007 prima di mandarli in missione! Ed io? Mah, non so, ci deve essere stato un errore di consegna.
Ferdinand non sapeva più cosa pensare: senza la protesi non sentiva, con la protesi degli 007 sentiva solo la verità, con la protesi tradizionale sentiva solo le parole dette, il cui vero significato era completamente diverso, anzi quasi l’opposto. E allora? Allora Ferdinand aprì la finestra e fece fare alla sua nuova protesi acustica un volo senza ritorno. Non sentire niente era un handicap grave, ma con il quale si poteva convivere. Sentire il falso era invece una cosa assolutamente intollerabile.
Quindi meglio sordo che consapevole della vera natura della società di oggigiorno.

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