Il massiccio dello Sciliar vista dall’Alpe di Siusi, 31 dicembre 2008, foto di Luiclemens at en.wikipedia , CC-BY-SA-3.0; Released under the GNU Free Documentation License

Re Laurino e la Strega Schlernhex verso il Carnevale di Venezia

La strega dello Sciliar
di Mario Attanasio

Ormai non ne poteva più.
Si vedeva dappertutto.
I grembiuli blu dei contadini.
Gli stracci da cucina.
Le cartoline turistiche.
Le guide dei sentieri sui monti.
Ma sono davvero io, quella lì?
E cercava disperatamente di andare indietro nel tempo quando tutto era incominciato.
Incominciato cosa? Si chiedeva fra sé e sé.
E non riusciva a ricordare l’inizio.
Ma un inizio ci deve pur essere stato.
Ma dai, cosa vuoi scoprire ora, dopo tanti anni, è andata come è andata, lascia perdere, diceva Re Laurino.
Ma sai, Laurino, tu sai chi sei e da dove vieni, chi erano i tuoi genitori e cosa ci stai a fare qui sul Rosengarten.
Io invece sono la Strega dello Sciliar e non so da dove vengo e dove vado.
Ma come, tu sei la personalità più importante di Siusi e dintorni, tutti ti celebrano, cosa vuoi di più?
Vorrei saperne di più: chi ero, da dove vengo...
È come per tanti emigrati in America nei secoli scorsi, i cui discendenti si mettono dopo tanti anni alla ricerca delle proprie radici.
Proprio così, io mi sento senza radici, e non so perché solo oggi ho bisogno di saperne di più, chi erano i miei genitori, i miei nonni e perché mi trovo a volare su una scopa, senza sosta, intorno allo Sciliar.
Non facciamola troppo tragica, io ora penso solo alle ferie e vorrei andare in vacanza a Venezia, mi ci porti con la tua scopa volante?
Lei ovviamente non poteva dire di no a Laurino, il Re del Rosengarten, per cui inforcò la sua scopa e,  nonostante le previsioni meteo avverse, si librò in aria con Laurino sulla coda.
Re Laurino, mentre volavano veloci, ricordò molto bene la storia della Strega dello Sciliar,  ma non ebbe il coraggio di rivelarle i veri motivi della sua vita a dorso di una scopa.
Questo era dovuto al  fatto che lei, in una precedente incarnazione, aveva rotto una scopa sul dorso di suo figlio piccolino, ma un po' discolo, spezzandogli  la colonna vertebrale in due, condannandolo per sempre su una sedia a rotelle.
Per punizione Matilde, Regina del Rosengarten nonché madre di Laurino, la condannò nella sua successiva incarnazione a volare su una scopa senza sosta, fra Siusi e lo Sciliar, con i connotati trasformati in quelli della Strega dello Sciliar che tutti conoscono e temono.
Crescendo era stata  sottoposta a tutta una serie di trasformazioni fino allo stato attuale di vecchia strega con il naso grosso e gli occhi di fuoco che ora lei non riusciva più a sopportare.
Fortunatamente, da molto tempo, le era venuta in aiuto Re Laurino con la  sua amicizia, grazie alla quale dimenticava per un attimo la sua condizione, per cui la Regina Matilde le concedeva ogni tanto una sosta al suo peregrinare volante.
Dai, ho voglia anch’io di svagarmi un po', pensava lei mentre la laguna veneta si avvicinava sotto di loro.
Appena arrivati furono accolti da una Venezia in festa.
C’era il Carnevale!
Non c’era migliore occasione per svagarsi.
E subito si buttarono tra la folla festante e mascherata.
Loro ovviamente non avevano bisogno di alcuna maschera; lei con il suo naso lungo, il cappello a punta altissima, gli occhi schizzati in fuori si trovava a proprio agio per la prima volta fra la gente; e anche Laurino con la testa incoronata e la pelliccia lunga fino ai piedi faceva la sua bella figura.
Passarono così i due giorni più belli della loro lunga vita fra danze, gare, cortei, scherzi, giochi di società: erano felici e contenti.
A dire il vero ci fu anche qualche inconveniente.
Un uomo follemente innamorato tentò di portarle via quella che credeva una maschera tirandola così forte per il naso fin quasi a strapparglielo, cosa che a lei procurò un dolore  pazzesco e a lui uno spavento tale da fargli venire un infarto quando si era reso conto che aveva baciato una vera strega.
A Laurino una donna tolse il mantello mettendoselo sulle spalle, scomparendo così alla vista di tutti: fu arduo recuperarlo, tanto che ci riuscì solo grazie alla sua esperienza nel seguire il vuoto che il mantello indossato lasciava al suo incedere.
Cosa facciamo ora, torniamo alla nostra montagna? Chiese lei, dopo due giorni di bagordi.
Ormai erano stanchi e soddisfatti, ma lui disse: facciamo quest’ultima gara e poi torniamo.
Lei, anche se a malincuore accettò perché non poteva dire no a Re Laurino.
Ma in cosa consiste la gara?
Non ho capito molto bene, ma ha a che fare con l’Aperol.
Infatti la casa produttrice aveva sponsorizzato una gara su chi bevesse più Aperol Spritz continuando a danzare il Cha Cha Cha su una gamba sola.
Loro sbaragliarono tutti i concorrenti, anzi, restarono a ballare da soli fino al mattino successivo, continuando naturalmente a bere una quantità infinita di Aperol Spritz, tanto da richiedere una spedizione urgente di un carico supplementare dalla cantina produttrice.
Alle luci dell’alba decisero di porre fine al gioco e, inforcata direttamente la scopa, sotto lo sguardo stupefatto di tutti i presenti, si librarono felici  in volo diretti verso l'Alto Adige. Un inconveniente però comparve subito. Sulla scopa non c’era il bagno.
Ed ora dove la facciamo? Si chiesero vicendevolmente.
Mentre cercavano una risposta si aprirono,  anche per il  calo repentino  della temperatura, le loro valvole urinarie.
Mai pioggia così copiosa e rossa aveva bagnato quelle zone.
Tutto l’Aperol che avevano ingurgitato scendeva sulla terra sottostante.
Infatti loro non avevano un apparato digerente ma solo una grande capacità di accumulo.
Una scia rossa inoltre si  nebulizzava dietro la scopa volante.
La gente che li guardava dal basso pensava ad una trovata pubblicitaria della casa produttrice.
L'associazione “Italia nostra” fece un'interrogazione alla Regione Veneto per sapere se la pioggia fosse stata autorizzata, e chiese un risarcimento per i danni arrecati all’agricoltura ed al paesaggio.
Si levarono in volo dei caccia dell’Aeronautica Militare mandati dal ministro degli Interni che aveva avuta la sua villa veneta inondata e  rovinata dalla pioggia rossa.
Vista la parata Laurino coprì la strega e la scopa con il suo mantello magico diventando così invisibili, anche agli occhi dei radar degli aerei: i piloti furono degradati a semplici manutentori essendosi fatti scomparire sotto il naso una scopa volante.
Alleggeriti così da un carico pesante, volarono veloci sul Rosengarten, dove si gustarono il trambusto che avevano provocato facendosi una pancia di risate a vedere tutte le teorie interpretative della stampa (su cui è meglio sorvolare)  sul loro soggiorno a Venezia ed il volo di ritorno in montagna.
Inoltre La Strega dello Sciliar iniziò ad apprezzare di più il suo stato e già pregustava la partecipazione alla prossima festa...

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