foto di: Thumprchgo. Titolo: Biblioteca Tranquillo Educazione Scuola Università. Da PIXBAY, dominio pub.

La tecnologia “che move il sole e l’altre stelle”?

Malattia giovanile: il cellulare
di Miriam Gambella

Seguendo il filo rosso iniziato con “Stop alla tecnologia sedativa”, dove sono state date delle linee guida ai genitori sull’uso dei dispositivi elettronici fatto da bambini piccoli, qui si potrà leggere della relazione adolescente-cellulare, legame saldo nell’immaginario comune, ma quali sono i reali rischi nell’utilizzo eccessivo della tecnologia da parte dei più giovani?
Con la crescita esponenziale dell’utilizzo dei cellulari si è osservato l’incremento di casi di dipendenza da tecnologia, intesa come una nuova malattia sociale già diffusissima in molti paesi. Caso particolare è il Giappone dove sono stati chiamati “Hikikomori” gli adolescenti che si rinchiudono nel mondo virtuale, barricati nelle loro stanze, perché si sentono incompresi dalla società e soffrono di fobia della scuola; si parla di una vero e proprio malessere che a quanto pare sta colpendo anche i giovanissimi italiani.
Ha dichiarato lo psicoterapeuta del centro milanese Il Minotauro, Antonio Piotti, da sempre studioso del disagio adolescenziale, che questo è un disturbo silenzioso difficile da diagnosticare; i giovani coinvolti sentono il peso del fallimento che intercorre tra la vita immaginaria e quella reale. Questi scelgono come unica via: la reclusione restando però connessi con il mondo virtuale tramite i social network; a volte unico mezzo per essere raggiunti dagli psicologi. Ancor ancora non si è capito se la rete sia l’effetto o la causa ma la certezza è che questi giovani temono l’incontro con l’altro. Senza ombra di dubbio il telefonino assume la valenza di strumento di controllo e rassicurazione per i genitori quando i figli sono lontani da casa.
Il ragazzo a scuola, in vacanza con i genitori si sente sempre e comunque in relazione con il gruppo dei suoi amici, non abbandonando mai il dispositivo si potrebbe verificare il fallimento parziale della costruzione identitaria basata sull’equilibrio tra la dimensione pubblica e quella privata; rischiando di non riuscire a sperimentare quella solitudine costruttiva carica di significato e di importanza. A causa di ciò il dispositivo tecnologico può diventare un vero e proprio mezzo di “attaccamento” con il quale viene sedato la possibilità della solitudine poiché esso si delinea come una presenza effettiva dell’altro nella propria vita. Il cellulare si identifica troppo spesso come mezzo di protezione e di intermediazione per entrare in rapporto con altri con i quali altrimenti non si riuscirebbe a comunicare in modo diretto, è incapace di mantenere dei momenti di assenza di contatto e di comunicazione con qualcuno.
Da non sottovalutare è l’aspetto comunicativo, ove difatti i messaggi istantanei sono diventati la modalità prediletta per poter interagire con il prossimo ed a lungo andare ciò potrebbe portare alla scarsa creatività, che si sviluppa proprio nell’attesa.
Gli adolescenti sono più soggetti all’abuso del cellulare poiché si trovano nell’età evolutiva, momento della comprensione delle modalità di contatto sociale reale e delle capacità di controllo degli impulsi e delle emozioni. La dipendenza dal cellulare si manifesta con sintomi fisici (mal di testa, dolori al viso, cattiva postura e vertigini) e con quelli psicologici (una smisurata affettività verso il dispositivo e l’uso non giustificato da necessità apparenti).
È senza dubbio unanime la collocazione del cellulare e la tecnologia in toto nella sfere delle cose utili ma non dobbiamo far sì che queste diventino le ruote motrici della nostra vita.

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