Sede dell’azienda Rethink Robotics, Boston, 2013. Foto via Wikimedia Commons.

La società cambia senza che ce ne accorgiamo

Con il progresso addio lavoro
di Antonello Cannarozzo

Un tempo, quando un ragazzo non aveva intenzione di andare a scuola, i genitori di solito lo indirizzavano verso un mestiere: almeno, questa era la tesi, un pezzo di pane non gli mancherà mai. Giusto, peccato che le cose non vanno sempre per come vorremmo. Come, appunto, per il lavoro.
La tecnologia, sappiamo tutti, ha fatto in pochi decenni passi giganteschi, offrendoci una serie di innovazioni di cui non sapremmo più farne a meno, ma in tutto questo c'è un rovescio della medaglia: queste meraviglie tecniche stanno rubando, è il caso di dire, il lavoro un po' a tutti noi, creando sempre più larghe fasce di disoccupati, come l'utilizzo dei robot nelle fabbriche stanno a dimostrare.
Oggi con un click si può ordinare tranquillamente da casa non solo la classica spesa famigliare, ma libri, film, mobili, viaggi, con il risultato che molte piccole aziende chiudono senza possibilità di altri sbocchi occupazionali.
È anche il grido d'allarme che sentiamo sempre più spesso salire dalla società, dove riciclarsi non è facile anche perché il mondo economico è talmente veloce che ciò che elaboro oggi è già obsoleto appena domani mattina.
In questi giorni è uscito un libro scritto dal sociologo Domenico De Masi su questa situazione non più sostenibile dal titolo di sfida "Lavorare gratis, lavorare tutti".
L'autore afferma tra l'altro che la tanto osannata robotica cancellerà di fatto, come già accennato, il triplo del lavoro già annientato nelle antecedenti ondate di innovazione come per la famosa industrializzazione all'inizio del secolo scorso, e – a nostro avviso con molta lungimiranza – afferma che contro una certa tendenza mercantilista: "Non bisogna aumentare la produttività riducendo il personale. Il problema di oggi e di domani non è la produzione, il problema è la mancanza di consumi. Meno lavoratori significa meno consumatori. Invece il numero dei lavoratori (e dei consumatori ) deve aumentare. Bisogna ridurre a 35 o 36 ore l'orario di lavoro".
Una ricetta di difficile applicazione, purtroppo, e nel frattempo assistiamo inermi ad un cambiamento epocale nelle nostre società perché alle chiusure dei negozi tradizionali non subentra che con molta lentezza una alternativa credibile con il risultato di un costante impoverimento non solo sociale ma anche culturale di una visione del mondo.
Secondo alcuni studi spariranno di qui a pochi anni lavori che sembravano insostituibili come, per fare solo un esempio, il postino per via della posta tramite e-mail, messaggini telefonici; l'ufficio postale diventerà sorpassato per l'utilizzo sempre più importante del PayPal per trasferimento denaro al posto dei storici vaglia.
Anche il mondo agricolo subirà un cambiamento grazie alle tecnologie: avremo sempre meno contadini, ma nonostante tutto la produzione dovrebbe aumentare.
Un’altra professione in crisi è quella che ci riguarda da vicino, il giornalismo. Tra internet, social, giornali on line, la professione scomparirà per diventare sempre più aperta a tutti senza bisogno di appartenere ad un Ordine professionale come oggi.
Proseguendo questa carrellata, con i voli sempre più economici tenderà a scomparire la figura dell'assistente di volo, come già accade per alcune linee low cost.
Grazie ai numerosi servizi on line dove poter prenotare un viaggio completo non ci sarà più bisogno delle agenzie, come già avviene per molte operazioni di volo o della scelta di un albergo. Lo stesso, ma molto più in là nel tempo, saranno in crisi gli autisti con l'introduzione dell'auto senza guidatore. Altro settore ancora poco conosciuto, ma che sta facendo passi da gigante, è la tecnologia delle stampanti 3d.
I produttori, ad esempio, di componenti industriali rischiano di perdere il 60% del mercato entro i prossimi dieci anni, perché le grandi aziende della meccanica preferiranno stampare quasi tutto in casa e addio anche ai trasportatori.
Potremmo continuare citando tra i tanti lavori in futura crisi: i falegnami, i camionisti, i pellicciai, i riparatori audio video, camiciai, produttori di poltrone e anche i negozi di quartiere. Una situazione a dir poco allarmante dove la grave percentuale di disoccupati di oggi sembreranno vere bazzecole per quelli di domani.
Per fortuna c'è anche chi non vede così nero il nostro futuro; anzi, ci saranno nuovi lavori, specialmente grazie alla sharing economy, l'economia di condivisione, ciò che un tempo era quella mutualistica fino a giungere alle imprese sociali. Insomma, un modello economico che nasce dai bisogni reali dei consumatori ed è capace di sfidare le crisi dando a tutti la possibilità di vivere, promuovendo forme di consumo più consapevoli, basate sul riciclo anziché sull’acquisto smodato, sull’accesso ai beni invece che il concetto di proprietà come inteso finora, in sostanza una forma di socialismo moderno.
"Il consumo collaborativo – afferma in una intervista alla Stampa di Torino l'economista Carlo Dell'Aringa – crea anche un fabbisogno di manodopera, ma soprattutto premia la capacità di iniziativa imprenditoriale. Certo così rischia di ampliarsi il divario fra chi ha queste capacità e chi non le ha. È un fenomeno di divaricazione e di polarizzazione sociale. Enorme problema. Questa polarizzazione è sostenibile politicamente? O già si avverte una reazione di rigetto che farà saltare tutto?".
E continua dando la risposta: "Sono indispensabili politiche di redistribuzione del reddito. Non dico solo politiche di welfare, ma proprio di redistribuzione. Però senza scoraggiare lo spirito d'impresa. Un equilibrio tutto da inventare".
Una cosa però è certa: vediamo cambiare il mondo sotto i nostri piedi a velocità sostenuta e ancora non abbiamo un freno a mano per fermarlo e poter cominciare a decidere con serenità cosa fare per un futuro di vero libero progresso e non diventarne suoi schiavi.

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