calzini, PublicDomainPictures / 18042 immagini, CC0 Creative Commons

Moda: abiti, accessori e dintorni

I calzini
di Luisanna Tuti

Antica ed interessante è la storia dei calzini (nome derivato dal latino soccus: sandalo leggero a pianta piatta in uso alle donne ed agli attori comici romani). In particolare però in italiano la parola “calzino” si fa derivare dal latino calceus o calcius (calzatura) che viene da calx (calcagno).
Realizzati nell'antica Grecia con peli di animale, oggi possiamo ammirare al Victoria and Albert Museum di Londra dei calzini rossi, in ottimo stato di conservazione, rinvenuti lungo il Nilo e datati addirittura 300-500 a. C.
Già i Sumeri indossavano lunghi gambali di tela con suola in cuoio ed i greci-romani portavano i “tibiales” (in dotazione ai soldati ed ai gladiatori), fasce di tessuto in maglia - lana o cotone – prive di suole, arrotolate lungo la gamba e strette da cinturini o legacci di cuoio.
I primi indumenti erano in tinta unita, ma nel Medio Evo si cominciarono ad apprezzare disegni e colori. Nel secolo successivo iniziarono le prime, rudimentali calzamaglie, per esaltare la vanità maschile con evidenti richiami sessuali. Ne furono realizzate elasticizzate con una particolare lavorazione ad intreccio della lana, ma queste erano una prerogativa dei nobili e degli ecclesiastici. Purtroppo, nonostante la cura nel cucirle, si formavano pieghe e borse, scomode ad antiestetiche, soprattutto in quelle prodotte con pezze di stoffa, destinate ai meno abbienti.
Fu nel Rinascimento che la calzamaglia ebbe il suo momento d'oro, quando gli uomini abbandonarono la “gonnella” e si orientarono verso questo accessorio che divenne più lungo, fino alla vita e fu realizzato in seta, pelo di coniglio, alpaca ed angora, di vari colori, ornato di eleganti ricami ed applicazioni di grande pregio. Questa calza aveva la capacità di fasciare molto la gamba, mettendo in grande risalto la muscolatura maschile e, per questo, divenne ambita dagli uomini di tutte le classi sociali.
I Lanzichenecchi avevano apportato già modifiche alla moda, accorciando le “brachette” fino al ginocchio e mostrando le calze molto colorate. Grande successo fino al XVII secolo, periodo in cui si abbandonarono del tutto le brachette, si favorirono i pantaloni e si smorzarono i colori fino a prediligere il nero, molto diffuso durante il dominio degli Spagnoli.
Il nero rimase in uso per la sera anche quando, nel settecento, si predilessero le calze bianche, elegantissime e delicate, sinonimo di ozio ed agiatezza poiché indossate da persone non avvezze a lavori manuali.
Si racconta che Voltaire, caduto in disgrazia alla corte di Luigi XV si rifugiò in Svizzera mettendosi a produrre calze di seta e utilizzando le sue relazioni di corte per poterle vendere.
La rivoluzione francese riportò i pantaloni lunghi sino alla caviglia e le scarpe alte, cosicché le calze persero interesse, anche se qualcuno continuò a crearne colorate, con disegni e con nuovi filati.
Nel 900 questo indumento è tornato ad essere importante nello stile maschile che ha ripreso a porre cura ed attenzione nella scelta dei colori e della lunghezza della calza, consapevole che, camminando o sedendosi, possa diventare un polo di curiosità della gente.
Sembra che Einstein odiasse i calzini e non li indossasse mai, anche se invitato alla Casa Bianca.
Nel 1938, con l'introduzione del nylon, i calzini, che avevano avuto un forte impulso con la diffusione della macchina da cucire, diventarono più morbidi ed elastici.
Oggi il 40% della produzione arriva dalla Cina, ma, molto apprezzate in tutto il mondo, sono ancora la qualità ed il disegno della tradizione artigianale italiana.

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