Tovaglia da tavola in montagna (foto di Nicole_80 – Pixabay)

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La tovaglia
di Luisanna Tuti

Ad un giornalista che gli chiedeva cosa rappresentasse per lui sua moglie, Roberto Benigni rispose “senza di lei, io sarei una tavola senza tovaglia”.       

Sono perfettamente d'accordo sull'importanza che ha una tovaglia per il completamento di una tavola, seppure in cucina. Per molto tempo ho suscitato la meraviglia delle mie amiche quando, rimasta vedova a 40 anni, mi apparecchiavo regolarmente a pranzo e a cena pur essendo da sola. Non ho mai concepito sedermi e mangiare su una fredda lastra di marmo o uno spoglio tavolo di legno, come se nutrirmi fosse un indispensabile rito per la sopravvivenza, senza il gusto di assaporare qualcosa che mi desse ancora la gioia di esistere.

La tovaglia, un capo tessile di origini antichissime, ha rappresentato,  fin da epoche remote, segno di decoro ed eleganza. Sembra sia nata come arredo sacro durante i riti religiosi, ma l'imperatore Tito Flavio Domiziano insegnò ai romani a coprire le tavole con tele ornamentali, considerando il sedersi ad una tavola quasi la partecipazione ad una cerimonia.

Tra i ricchi dell'epoca divenne  una vera competizione la ricerca della tovaglia più bella da esibire ai propri banchetti: bisso impalpabile, sete damascate, cotone, lino dai colori raffinati e ricami unici dovevano dimostrare il fasto e la ricchezza dei padroni di casa.

Nel IX secolo, la liturgia cattolica, rese obbligatorio l'uso delle tovaglie per l'altare: dovevano essere tre di lino candido, poiché il lino era considerato una fibra nobile, adatta ad imbandire la mensa del Signore.

Purtroppo si raccontano anche storie un po' sconcertanti sull'abitudine di concepire la tovaglia. Infatti nel 1200, in Francia, i ricchi usavano coprire i tavoli con tovaglie fatte di pasta  di pane, su cui poggiavano vassoi, piatti e bicchieri ed, alla fine del banchetto, usavano tirare in strada queste coperture che venivano accolte dal popolo affamato come un dono del loro Signore.

Normalmente la tovaglia assume la forma del tavolo: rotonda, quadrata o rettangolare. E' sempre più grande, dovendo sporgere dai lati circa 25 cm., se non addirittura toccando quasi il pavimento qualora non sia previsto sedersi a tavola. A volte se ne usa una seconda, più piccola, che viene posta sopra la prima: coprimacchia.

A parte il decoro e l'eleganza che questa dona alla tavola, la tovaglia ha anche una funzione protettiva per salvaguardare il legno da graffi, bruciature dei tegami caldi o macchie di vino, liquori o acqua.

Nell'epoca del consumismo e della fretta, si è pensato bene di orientarsi verso tovaglie di carta (si gettano dopo l'uso); di tecnofibre, (non si stirano e si smacchiano facilmente); di plastica, (non assorbono e si puliscono con una passata di spugna umida).

Ovviamente ciò non avviene mai nei pranzi o nelle cene ritenute “di rappresentanza”, dove vengono usate solamente coperture di lino o  cotone, con buona capacità di assorbimento, che possono sopportare lavaggi frequenti. L'eccellenza dei tessuti usati per confezionare  tovaglie  di classe, è senza dubbio la Fiandra. E' questo un pregiato tessuto monocolore, ottenuto con una complessa lavorazione del lino, il cui nome nasce dalla regione delle Fiandre nella quale iniziò la produzione. Fu proprio nel XV secolo che i ricami d'oro e d'argento, usati per decorare le tovaglie del XII e XIII secolo, furono sostituiti da merletti e trine fatte a mano che andarono via via scomparendo quando le preferenze delle signore si orientarono più sulla ricchezza dei tessuti,  piuttosto che sugli “orpelli” con cui abbellirli. Ogni occasione sociale divenne motivo di esposizione di queste meraviglie: fidanzamenti, battesimi, matrimoni e, ben presto, entrarono a far parte dei corredi delle  agiate giovanette da marito.

Ormai le moderne tovaglie seguono uno stile “minimal” e fiori, righe, quadri hanno sostituito i ricchi ornamenti di un tempo. Colorate e variopinte danno alla tavola sempre un tono di cura e raffinatezza, lasciando però lo scettro dell'eleganza al re del colore-non colore: il bianco.

 

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