L’uomo e il tempo (foto Pixabay)

Ultimo giorno di Ferdinand in Valsugana (settima parte)

La casa di cura dell'anima
di Mario Attanasio

Ormai erano diverse settimane che Ferdinand si trovava nella casa di cura dell’anima, il tempo scorreva veloce fra un esercizio e l’altro.

- Ferdinand sei pronto?

La solita convocazione del dr Gasperin giunse non come una domanda ma come un ordine.

Questa volta però c’era una nota in più rispetto al solito, la voce del dottore tradiva una certa emozione, quasi un’esitazione.

- Sempre pronto dottore, come sempre…

- Allora oggi facciamo l’ultimo esercizio, quello finale: se lo farai bene come gli altri e se continuerai a praticarlo anche quando sarai fuori da questa Casa, la tua anima sarà finalmente guarita.

Ferdinand a quelle parole venne preso da una emozione incredibile, che non sapeva ancora bene a cosa fosse dovuta, se alla fine degli esercizi o al dispiacere di dover poi lasciare quella Casa nella quale ormai lui si sentiva talmente a suo agio da considerarla ormai quasi come casa sua.

Con la voce rotta da quella indicibile sensazione, gli chiese quale fosse l’ultimo esercizio.

- Consiste, Ferdinand, nel concentrarti su tutti gli eventi della tua vita a ritroso.

- Come??? Tutti???

- Solo quelli principali, i più importanti; sarà un esercizio abbastanza lungo, ma se riesci a concentrarti bene potrai farcela, io mi siedo vicino a te e ti seguo, spiegandoti i motivi di questo esercizio e comunicandoteli con il pensiero.

- Con il pensiero?

- Sì, con il pensiero; ormai sei molto avanti in questo cammino spirituale e  non avremo più bisogno delle parole.

- Avanti, cominciamo.

- Pensa bene, concentrati, devi pensare a ritroso da questo momento a quello che ti è successo,  iniziando dalla cura che hai fatto qui.

Sempre più sconcertato Ferdinand iniziò quell’esercizio che si sarebbe rivelato stupefacente.

Piano piano tornò indietro con il pensiero agli avvenimenti di quei giorni.

All’inizio ebbe molte difficoltà a seguire l’ordine inverso delle cose.

Era come dover camminare all’indietro invece che avanti, con ovvi problemi di coordinazione.

Proprio in questa difficoltà consiste la prima parte dell’esercizio, gli spiegava la voce-non voce del dr Gasperin; l’uomo è abituato ad andare solo davanti, verso il futuro, dimenticandosi però del passato, soprattutto quello lontano dal quale noi veniamo e di cui dobbiamo recuperare il ricordo, quindi procedi deciso.

Anche se la voce-non voce del dottore era diversa, conservava sempre il tono di chi non accetta rifiuti, per cui Ferdinand riprese ad andare indietro con il pensiero e sorprendentemente  si accorse di andare piuttosto spedito: il film della sua vita a ritroso iniziò a scorrergli davanti agli occhi, dagli avvenimenti più recenti a quelli più lontani.

Era una cosa incredibile, andando indietro gli eventi acquistavano un valore diverso.

Quando una persona compie un’azione pensa a ciò che avviene dopo di questa,  ma andando a ritroso si hanno già prima davanti a sé le conseguenze di quelle azioni, di quei momenti.

Era dunque come avere già le soluzioni a molti problemi.

Non era semplice, perché andare all’indietro comportava una concentrazione notevole, ma Ferdinand ormai ne era preso completamente e procedeva deciso.

E così lentamente tutti gli avvenimenti della sua vita gli scorrevano davanti.

Gli affetti, gli amori, la famiglia sua e quella dei suoi genitori gli passarono davanti agli occhi che non erano mai abbastanza stanchi.

- Piano Ferdinand! Corri troppo!

La voce del dr Gasperin, anche se trasformata dal nuovo modo di comunicare, non ammetteva repliche e quindi Ferdinand si calmò.

Lentamente tutti gli avvenimenti della sua famiglia si schiarirono e vide i suoi fratelli che non c’erano più, i suoi genitori, i suoi nonni, anche quelli che non aveva avuto la fortuna di conoscere, i suoi antenati tutti, che lentamente lasciarono la scena a tutti gli abitanti che avevano vissuto nel suo paese.

Poi dal paese si passò a tutta la regione e da questa iniziò una scorribanda indietro nel tempo.

E vide tutta la storia di quella terra, la sua terra, indietro nel tempo.

Tutte le dominazioni, le guerre, il modo di vivere, le abitudini di quella gente a quei tempi.

Tutta la storia di quella terra gli passò davanti e piano piano si allargò a tutta la terra intera.

Davanti ai suoi occhi scorse in un tempo indefinito tutto lo scibile umano di quei tempi.

E poi, inoltre, arrivato alla fine dei tempi conosciuti, lentamente si fecero spazio la civiltà greco-latina, quella egizia-caldea, quella indio-persiana, con tutte le corrispettive modificazioni che l’uomo aveva attraversato in quelle epoche.

Trasformazioni che avevano modificato l’uomo da un essere spirituale in un essere sempre più ancorato al mondo terrestre.

E sempre andando a ritroso arrivò a intravedere l’epoca di Lemuria e di Atlantide con la catastrofe che ne seguì.

E non solo, riusciva a vedere l’evoluzione del mondo nelle sue varie ere, ma anche quella dell’uomo in quei tempi.

Evoluzione che vedeva l’uomo trasformarsi da un essere materiale in un essere spirituale.

E lentamente vedeva l’uomo ritornare a quello che era nelle epoche remote dell’inizio del mondo.

Era questo un essere immateriale, quasi una nube, che proveniva dal mondo spirituale, dove la materia non esisteva, ma c’era solo lo spirito, animato e retto dalle sole leggi immortali dello spirito, emanazioni del Divino.

E riusciva a vedere le modificazioni che lo spirito attraversava mano a mano che si compenetrava nel mondo fisico: lentamente si materializzava, prima addensandosi sotto forma di nube, poi sotto forme umane.

- Ma questo cosa significa?

- Significa, Ferdinand, che l’uomo mano a mano che si allontana dal Divino e si materializza perde la sua essenza spirituale e si compenetra nella materia realizzandosi nel corpo umano con  tutte le sue caratteristiche, perdendo però il contatto con il mondo spirituale da cui nasce.

Alla fine si trovò in una nube universale di cui non capiva né la natura né il modo con cui muoversi, ma di cui avvertiva una potenza senza limite.

Era qualcosa che poteva essere il Nulla o il Tutto, pensava Ferdinand.

- È tutte e due le cose!

- È il Nulla di materiale ed il Tutto Spirituale dal quale proviene l’uomo ed al quale forse ritornerà alla fine della sua evoluzione.

- E quando finirà?

- Terminerà alla fine del settimo periodo evolutivo, ora siamo solo al quarto e ci vorranno forse  migliaia di anni ancora.

Oddio, mi gira la testa con queste emozioni, non so se ce la faccio più, pensava Ferdinand.

Ma la voce, questa volta amorevole, del dr Gasperin intervenne a confortarlo.

Voltati, Ferdinand, e dimmi cosa vedi.

Lui lentamente si girò e vide una strana nuvoletta bianca che si muoveva vicino a lui quasi a sfiorarlo.

- Cos’è?

- È lei.

- È la tua Anima.

Ferdinand esterrefatto non riusciva a dire alcuna parola.

- Sì, è la tua Anima, hai fatto bene tutti gli esercizi, sei stato bravo e costante e sei riuscito a guarire da tutte le imperfezioni della vita ordinaria: passioni, desideri, brame, odio, tutti i sentimenti negativi della vita.

- Ora la tua Anima è pulita, guarita, si vede dal colore bianco e da come si muove dolcemente intorno a te.

- Tu Ferdinand, potrai continuare a vederla se continuerai anche a casa gli esercizi: potrai  controllarne il colore ed i movimenti; se cambiano, fai attenzione, stai sbagliando qualcosa.

- Ora la cura della tua anima è terminata, possiamo andare, disse il dr Gasperin avviandosi verso il suo studio.

Ferdinand a questo punto, non sapendo bene cosa pensare, ritornò in camera sua e cominciò a fare i  bagagli: ormai la cura era terminata, ma stranamente non si sentiva felice.

- È normale, Ferdinand, gli sussurrò una vocina alle sue spalle.

- Chi sei? Chi parla?

- Sono io, la tua Anima, ti ho sempre accompagnato, ma tu non potevi vedermi ed io non potevo  comunicare con te, ma ora che hai terminato con successo questa cura, potrò seguirti con la possibilità di avvisarti quando ne vedrò la necessità e, stanne certo, ce ne saranno di occasioni.

- Quindi stai pure tranquillo, alla fine di questa cura si prova sempre uno stato di incertezza, di stupore, ma poi passa.

Rinfrancato e contento, Ferdinand chiuse le valigie e passò alla Direzione per saldare il conto e salutare tutte le magnifiche ragazze che ivi lavoravano.

Mentre disbrigava queste ultime incombenze una visione gli apparve accanto: una fantastica ragazza, dai lunghi capelli biondi, con una tuta rosa aderente che la fasciava e che con un sorriso malizioso gli chiedeva: scusi, è questa la Casa di cura dell’Anima?

E mentre lui, colpito al cuore da tanta bellezza, cercava inutilmente di farfugliare una risposta decente, una vocina da dietro gli sussurrava: ecco Ferdinand, queste sono le prove da superare nella vita, soprattutto quelle che ti sembrano belle.

Riportato bruscamente alla realtà, ignorando la ragazza che stava vicino a lui, pagò il conto, salutò le ragazze ed un po’ mestamente salì sul taxi che lo avrebbe portato alla stazione.

 

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