#metoo Marylin Monroe foto di duncan c, 2017, Creative Commons NonCommercial 2.0 Generic

La regolamentazione rischia di banalizzare il gioco della seduzione

Seduzione e corteggiamento dopo #metoo
di Massimo Predieri

Lui l’aveva già notata, ma quella sera era rimasto particolarmente colpito del suo fascino. Con quel tubino scollato, il trucco e i tacchi alti, i capelli sciolti e profumanti, l’aveva inebriato. Lei lo puntava da un po’, gli piaceva quel suo modo tranquillo e distaccato, quel fare disinvolto e sicuro. Quella sera era arrivato il momento di conoscerlo meglio, alla affollata festa di laurea di un’amica al Guido Reni District, una serie di capannoni militari riconvertiti a spazi per mostre e manifestazioni.

Ballarono insieme. Poi uscirono a passeggiare sotto gli alberi di via Guido Reni per chiacchierare. Arrivati sul Ponte della Musica, lui la baciò. Rimasero abbracciati per un po’ a parlare e a baciarsi, poi lei disse: Ho freddo, vorrei tornare a casa. Mandò un breve messaggio a Kati, l’amica del cuore: “Ho trovato chi mi porta a casa, ci sentiamo domani”.

Arrivati sotto casa, lui parcheggiò la Smart. - Vieni su? – Sì, disse lui sorridendo. Salirono tenendosi per mano. Chiusa la porta, lui la tirò verso il divano. Si sdraiarono e cominciarono a togliersi i vestiti. Lui tolse dal portafoglio due pacchettini bianchi. Uno era il preservativo che il papà gli diceva di portare sempre con sé. L’altro era composto da fogli piegati minuziosamente. Li aprì. Era una scrittura privata: Atto di consenso all’iniziativa e alla relazione sessuale. Sei pagine. Lei lo guardò stordita.

– Sai, mio padre è un importante avvocato penalista, vuole che prenda delle precauzioni. Scrivi il tuo nome e metti una firma qui sotto, tutto qui.

Lei guardò a terra per un po’, i suoi lineamenti si indurirono. Poi, arrossì riprese i sui vestiti e si diresse verso la camera da letto.

– Ma vai a quel paese, tu e il tuo atto di consenso! Sono stanca, scusami, domani devo alzami presto. Quando esci, spegni la luce.

Questa scena inventata potrebbe avvenire e forse è già accaduta. Dopo la valanga di denunce di molestie e violenza, a seguito dello scandalo Weinstein, l’ultima trovata del politicamente corretto sembra essere il “consenso consapevole” per assicurare che entrambi i partecipanti acconsentano liberamente all’atto sessuale.

Negli Stati Uniti, le denunce di massa delle donne hanno innescato un cambiamento epocale, propagatosi rapidamente nel resto del mondo. Il pensiero borghese dominante ha trasformato la società occidentale, ponendo fine ai modelli feudali e patriarcali. La società postpatriarcale, come sollecita il filosofo e psicanalista Slavoj Žižek, dovrà “riflettere su cosa stiamo guadagnando e cosa stiamo perdendo in questo rivolgimento delle procedure di corteggiamento che abbiamo ereditato”. Il rischio è l’avvento di una “sterile cultura di paura e incertezza”.

Il sesso è contaminato da giochi di potere, dalla violenza e dall’oscenità.  Siamo disposti ad ammettere e gestire questa realtà, mantenendo la parte gioiosa e creativa del corteggiamento?

La novità del movimento #metoo è la dimensione. Non più una minoranza oppressa, segregata o emarginata che lotta per il riconoscimento dei propri diritti, ma una maggioranza, la maggioranza degli esseri umani: le donne. E’ questa la dimensione epocale del fenomeno, che tuttavia non è iniziato nel 2017, ma molto prima con i movimenti femministi. L’ondata delle denunce di molestie, maltrattamenti e violenza ha preso la forma di una ribellione contro gli uomini e la società patriarcale.

​La violenza è una pulsione innata nell’uomo, nel maschio più che nella femmina. La società civile si è sviluppata intorno alla capacità di controllare le pulsioni e gli istinti animali. Tuttavia, la nostra capacità di astrazione e di immaginazione sono state in grado di sviluppare straordinari surrogati del rituale della seduzione e della conquista.

Il movimento #metoo è nato nei paesi democratici ed avanzati, dove le donne hanno già raggiunto importanti traguardi nel riconoscimento della parità dei diritti. In molti altri paesi, dall’Afganistan allo Zimbabwe, le donne non hanno neanche accesso alla proprietà fondiaria.

Come fa notare Rangita de Silva de Alwis – studiosa del femminismo e decana degli affari internazionali presso la facoltà di giurisprudenza dell'Università della Pennsylvania - dietro l’abuso sessuale delle donne c’è quasi sempre una disparità economica. In questo senso ritiene che promuovere il potere economico delle donne sia uno strumento efficace per combattere il fenomeno di molestie, violenza e abuso sessuale.

Questa visione è confermata dal fatto che la critica femminile al movimento #metoo viene da donne che hanno raggiunto un livello di potere economico tale da non dipendere dagli uomini: Brigitte Bardot, Catherine Deneuve e, più discretamente, tante signore dell’establishment.

Una posizione diametralmente opposta è quella di Rebecca Solnit, scrittrice e saggista femminista americana. Sostiene che “la violenza contro le donne” ha l’effetto di ridurre “lo spazio in cui le donne si muovono e parlano, il loro accesso al potere nella sfera pubblica, privata e professionale”. Insomma, la violenza sarebbe all’origine della disparità economica, e non viceversa.  “Come sarebbe la vita di noi donne” si domanda la Solnit “senza questa terribile punizione che incombe sulla nostra vita quotidiana?”

Come sarà in futuro quell’incantevole gioco di corteggiamento e di seduzione con i vincoli del politically correct che incombono?

Stampa

Italian Media s.r.l. - via del Babuino 107, Roma, c.a.p. 00187, p.IVA 09099241003, edita il settimanale Italiani con registrazione al Tribunale di Roma n. 158/2013 del 25.06.2013 - email: info@italianmedia.eu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.
Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza d'uso e usa cookie di terze parti. Proseguendo nella navigazione si presta implicitamente il consenso all’utilizzo di questi strumenti. Si rimanda alla nostra privacy policy per maggiori informazioni e per la possibilità di negare il consenso.