Pomodori di Pachino, sunshinecity, Creative Commons Attribuzione 2.0

La fantapolitica di Ferdinand 

La cacciata della Sicilia
di Mario Attanasio

Se ne parlava ormai da mesi, da ben prima che si concludesse l’ultima  campagna elettorale, finita come tutti sappiamo e sapevamo, senza un vincitore. Ed ora era chiaro che era stato il solito gioco di concentrare tutta la discussione su un argomento falso, per non affrontare quelli veri, ed in questo la Politica Italiana era maestra.

Ma ora si era arrivati al dunque: la Sicilia era stata espulsa dall’Italia!

Grandi erano i titoli dei giornali che facevano il giro del mondo ed in ogni intervento televisivo o radiofonico tutta la discussione verteva su quell’argomento e sulle cronache locali dell’isola, sconvolta da insurrezioni senza fine.

Ma che cosa era successo?

La verità non la sapremo mai, ma appena dopo le elezioni, terminate con tre partiti quasi alla pari, non si sa come o perché i 5stelle ed il PD si erano alleati, e avevano dato alla luce un governo di grande coalizione sull’esempio della grande Germania. Come in Germania, si erano dati un patto di governo.

Fra i vari patti, oltre a quelli sull’immigrazione, sul lavoro, sulle tasse, sulla scuola, e sulla Sanità, c’era quello della governabilità. Si sa, questo è sempre stato un pallino della sinistra, ma in questo contesto anche i 5stelle, che avevano già derogato al principio di governare da soli, approvarono un piano per disinnescare per sempre il pericolo della Destra, e di Berlusconi in particolare.

Come? Espellendo la Sicilia dall’Italia.

Alla prima riunione del nuovo governo, democraticamente eletto, nominarono i vari ministri e decretarono l’espulsione della nostra maggiore isola dall’Italia. Naturalmente grande fu lo sconcerto dell’Europa, dell’ONU, così come di tutti gli Stati della Terra per questo avvenimento tanto unico quanto inusuale. Negli ultimi tempi ci si era abituati più a spinte secessioniste o annettive, che al loro opposto.

Infatti mai si era verificato che uno stato rinunciasse ad un proprio territorio, anzi, guerre di ogni tipo e sotto ogni bandiera, non ultima quella di Dio, si erano combattute da parte degli Stati per conservare i propri diritti territoriali. 

Ma l’Italia era un’altra cosa. L’Italia era vista dalla comunità internazionale come la patria del Diritto, dell’Arte, ma soprattutto della straordinaria abilità della sua classe politica a comporre ogni problema di Governance.  Fu così che, fra lo stupore e l’ammirazione, tutte le nazioni si astennero dall’intervenire nelle vicende interne italiane, per non ledere il principio della sovranità nazionale. Altri e ben documentati motivi vennero espressi: i vitalizi degli onorevoli siciliani, la malavita organizzata ivi imperante, il dissesto delle strade e delle ferrovie, l’abusivismo edilizio, la corruzione della classe politica, lo stato disastroso della Sanità e tante altre disfunzioni, a dire il vero non solo peculiari di quella regione.

A nulla valsero tutte le obiezioni e resistenze dei politici e del popolo siciliano, che vedevano improvvisamente svanire le rendite di posizione e di potere che si erano faticosamente guadagnate in tanti anni di onesto lavoro. Così la secessione coatta della Sicilia divenne una legge dello stato italiano. Ma il valore di un popolo si vede nel momento del bisogno, e quello siciliano, nel suo momento più oscuro, mostrò di che pasta era fatto.

Indisse immediatamente nuove elezioni, ed elesse all’unanimità Berlusconi quale suo presidente, con pieni poteri. Mediaset fu spostata da Milano a Palermo, la Mondadori stampava solo libri di Camilleri, le televisioni proiettavano sugli schermi solo le opere di Pirandello, la villa di Arcore fu trasportata integralmente a Mondello, le Olgettine formarono una compagnia unica con quella dei Pupi, insomma l’Italia fu oscurata e nuovi Patti vennero discussi fra le due nazioni vicine. Non si vedeva nulla del genere dai tempi dei Patti Lateranensi.

Non solo sul campo dello spettacolo e dell’informazione, ma anche in quello alimentare fu guerra: i pomodori Pachino triplicarono il loro costo, così come i pesci e le arance sicule. Se l’Italia li voleva, doveva pagarli a peso d’oro. Per non parlare del sale delle saline. Insomma, un embargo in piena regola fu messo dalla Sicilia indipendente sull’Italia.

E a Roma cosa succede?

“Non lo so Anita”, disse Ferdinand dopo essersi ripreso da uno di quei suoi strani sogni, quasi incubi.

“Lo so io Ferdinand; vieni a tavola c’è una meravigliosa cassata siciliana che ci aspetta…”

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