Meditazione al tramonto (Foto di Mohamed Hassan – Pixabay)

La ricerca interiore non è solo appannaggio delle fedi orientali

La meditazione è anche Occidentale
di Antonello Cannarozzo

Agli inizi dell’ottocento, si diffuse in Occidente, grazie allo sviluppo coloniale e alle nuove rotte commerciali, la mistica dell’esotismo.

Arte, letteratura, teatro, moda, arrivarono dall’Asia e dall’Africa, portando con se anche atteggiamenti e nuove forme di pensiero. Si scopriva, così, che oltre l’Europa c’era anche il mondo.

I primi ad esserne coinvolti furono, ovviamente, gli intellettuali i quali diedero impulso a questi nuovi concetti culturali, soprattutto nell'arte visiva oltre che nella letteratura e nella musica, pur con molte lacune.

All’epoca, infatti, i veri studiosi o ricercatori di civiltà extraeuropee erano pochi, della loro letteratura o della loro religione spesso si avevano scarse notizie, traduzioni sommarie o, peggio, degli stralci di testi confusi e manipolati e questo causò una grande mescolanza di informazioni che portò a luoghi comuni ancora vivi dove, solo per fare un esempio, l’immensa ricchezza spirituale e dottrinale dell’India fu ridotta per decenni solo ai fachiri o ai santoni.

Per fortuna ci fu chi andò oltre e seppe cogliere gli aspetti più autentici e il loro valore universale.

Venne, così, accolto, quasi subito, in Occidente, il concetto della meditazione, dello yoga ed altre millenarie discipline ascetiche indiane, divenute ben presto un punto di riferimento in campi scientifici come la medicina o la psicologia per non citare le nascenti discipline sportive.

Oggi lo yoga ha concorrenti assai agguerriti: come lo zen e, per rimanere nel campo buddista, la cultura tibetana o del sud est asiatico, così, grazie ad un autore come Carlos Castaneda si è riscoperto lo sciamanesimo del Centro America e si comincia a conoscere, più o meno rivisitate, culture come quelle andine o africane che trovano un pubblico sempre molto numeroso.

In questo scenario di esotismo, ciò che meraviglia e che da pochissimi anni si comincia a segnalare al grande pubblico che esiste, e non certo da oggi, ma da secoli, una ascesi meditativa occidentale o per meglio dire cristiana con scuole di meditazione come quelle dei certosini, dei benedettini o dei carmelitani, per non citare la via ortodossa dell’esicasmo (la preghiera del cuore) solo per citarne alcune.

Quando leggiamo testi sapienziali orientali sul concetto illusorio dell’io, del distacco da ogni cosa superflua non solo materiale, ma anche mentale con il supporto di preghiere che inneggiano al principio supremo o all’adorazione del nome divino, la nostra  mente cristiana, anche quella poco colta, non può che ricordare le opere dei grandi santi come Francesco d’Assisi nella spogliazione totale del proprio io per un traguardo ben più alto come il ricongiungimento con Dio, così altre pratiche devozionali come il rosario, le litanie alla Madonna o la devozione al Nome o al Cuore di Gesù, alla comunione dei santi, per fare solo alcuni esempi, spesso molto simili a quelle orientali.

Un grande impulso, pur tra tante critiche, lo dette certamente il gesuita indiano Antony De Mello, scomparso circa trent’anni fa, recuperando la cultura orientale e adeguandola alla visione cristiana.

Da quell’ impulso, anche grazie ai milioni di libri venduti, molti sacerdoti ed anche laici hanno preso il coraggio di affrontare il tema della meditazione, ma non come esotismo o solo per un beneficio allo stress quotidiano, ma come un’autentica via cristiana cominciando dalla semplicità del silenzio interiore con una respirazione attenta e di un atteggiamento positivo verso se stessi e verso gli altri.

Questo approccio alla meditazione cristiana sta prendendo sempre più spazio, basta navigare su internet per vedere il fiorire di tanti centri che avviano il cristiano o anche solo chi ha una esigenza autentica interiore, a scoprire con un linguaggio moderno “segreti” di una via che è sempre stata alla nostra portata.

Approfondendo questi studi e queste pratiche spesso si ha bisogno di andare oltre, di approfondire, ma senza una guida seria si finisce per iniziare cristiani e finire buddisti, indù o, addirittura, entrare in qualche setta neo religiosa.

Non c’è certamente nulla di male se la ricerca è fatta in modo profondo anche culturale, altrimenti si rischia una confusione a volte imbarazzante. Una conversione perché sia autentica e non un passatempo o una moda, bisogna capire quanto essa abbia attecchito nella nostra anima o, per essere più moderni, nel nostro inconscio.

Anni fa, mi diceva un chirurgo, a proposito delle neo conversioni verso altre religioni: “Tanti si convertono e vivono una nuova vita adorando altre divinità, praticando le ascesi della nuova appartenenza spirituale, ma bisogna vedere poi nei momenti drammatici della vita cosa sale alle nostre labbra nel chiedere aiuto. Tempo fa dovetti sottoporre ad un delicato intervento al cuore un paziente che anni prima si era convertito ad un’altra religione. Nel momento di entrare in sala operatoria, sapendo cosa lo attendeva, entrò nel panico e con le lacrime agli occhi si rivolse alla madonna di Caravaggio di cui era stato devoto ai tempi dell’infanzia”.

La conversione è una cosa seria, una chiamata profonda di Dio ad una nuova via di realizzazione bisogna allora vedere quanto questa continua semplicemente a galleggiare alla superficie della nostra vita o ha messo radici nella profondità dell’anima. 

 

 

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