Scuola (fonte foto Pixabay)

Le riforme stanno ridimensionando la scuola

Senza storia siamo un popolo senza radici
di Antonello Cannarozzo

Ogni governo che si insedia porta sempre con sé la novità di una o più riforme che spaziano su tutta la macchina amministrativa del Paese secondo un elenco infinito dalla nascita della Repubblica fino ai giorni nostri.

A questa lista di riforme non poteva certo mancare quella sulla già penalizzata Pubblica Istruzione, oggi Miur (ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca).

Dal dopoguerra ad oggi ci sono state ben sedici riforme, ma spesso, invece di portare la scolarizzazione ad un livello elevato, ci sembra che ne abbiano abbassato la qualità in molti campi.

Tra le varie riforme della scuola tra adeguamenti contrattuali, investimenti, assunzioni e quant’altro, ci sono state anche le novità nei programmi di studi, che toccano anche materie complementari, ma fondamentali per quella che un tempo veniva chiamata ‘cultura generale’.

Parliamo di materie come la geografia, la storia dell’arte e della storia in genere. Per quanto riguarda la geografia la prima modifica spetta all’allora ministro Gelmini che nel 2008 ne ridimensionò lo studio ad appena un’ora settimanale, ma spesso condannata a dare spazio ad altre materie, con il risultato che tante volte gli studenti non solamente non conoscono la Terra in cui si trovano, ma neanche la propria regione. In fondo, si sente dire, ai ragazzi sapere come è formata l’Italia, quali sono i suoi confini e se poi uno confonde la Russia con l’Africa non è un problema ci pensa internet e lo stesso principio vale anche per lo studio dell’arte.

Sappiamo che l’Italia ha, secondo le stime dell’Unesco, quasi il 60% dei beni artistici del mondo. Una cifra pazzesca, siamo sopra un vero tesoro unico nel suo genere che tutti i Paesi ci invidiano, ciò nonostante lo scorso anno il Miur, nell’ultima riforma sulla buona scuola del ministro Fedeli, ha di fatto tolto l’insegnamento di storia dell’arte ad ogni istituto sia professionale che di carattere umanistico con grave danno per la qualità degli studi.

Ancora più grave è il ridimensionamento di una materia come la storia che già Cicerone definiva “magistra vitae”. È di queste ultime settimane la contestazione da parte di intellettuali, di docenti e di genitori per l’aver tolto la traccia di storia dall’esame di maturità da parte della Commissione del Miur insediata dal precedente governo e accettata già dal nuovo ministro Marco Bussetti.

La situazione ha del grottesco: la materia di studio rimane, ma non ci sarà agli esami di maturità più traccia tra le tipologie previste per il tema, dunque, una materia che scomparendo dagli esami sarà considerata di serie B e con il tempo, siamo facili profeti, avrà un minore interesse da parte degli studenti e degli insegnanti che troveranno ovviamente più utile approfondire quelle materie che troveranno agli esami.

Aver toccato la storia come insegnamento può essere pericoloso perché scomparendo la vera conoscenza, può avvenire, come nel romanzo 1984” di George Orwell, che il potere per prima cosa distrugga la memoria storica del popolo per riscriverne un'altra completamente inventata a suo profitto con tutte le conseguenze riportate nel libro.

Non diciamo certamente che siamo a questo punto, ci mancherebbe altro, pur tuttavia bisogna sempre avere uno sguardo ‘oltre la siepe’, specialmente se si ha la funzione di legislatore.

Scriveva uno dei più importanti storici e saggisti del secolo scorso, Eric Hobsbawm, che “scegliere di privare i giovani degli strumenti essenziali di lettura della realtà storica vuol dire privarli della possibilità di scegliere e determinare il loro futuro”.

Studiare la storia ci dà l’opportunità di leggere i fatti, gli accadimenti o, come nel caso della storia dell’arte, i linguaggi creativi, in modo razionale e approfonditi tali da poter sviluppare una coscienza individuale, collettiva, civile, e politica.

Oggi possiamo già vedere i risultati di queste scelte parlando con i nostri figli o nipoti, la storia è qualcosa di obsoleto, polveroso, dicono i ragazzi per giustificarsi: “Che mi importa sapere chi vinse a Canne o chi era Napoleone, roba vecchia, noi guardiamo al futuro”.

Scriveva in proposito Confucio: “Studia il passato se vuoi prevedere il futuro”. Una frase lapidaria da tramandare anche alle giovani generazioni nella speranza che sappiano ancora chi era Confucio.

Stampa

Italian Media s.r.l. - via del Babuino 107, Roma, c.a.p. 00187, p.IVA 09099241003, edita il settimanale Italiani con registrazione al Tribunale di Roma n. 158/2013 del 25.06.2013 - email: info@italianmedia.eu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.
Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza d'uso e usa cookie di terze parti. Proseguendo nella navigazione si presta implicitamente il consenso all’utilizzo di questi strumenti. Si rimanda alla nostra privacy policy per maggiori informazioni e per la possibilità di negare il consenso.