Armatura da gladiatore (fonte foto Pixabay)

Una scoperta avvenuta quarant’anni fa e che ancora suscita molti interrogativi

Il mistero del soldato di Ercolano
di Riccardo Liberati

Il 24 Agosto del 79 D.C. il Vesuvio eruttò. In realtà gli archeologi non sono tutti d’accordo su questa data. Probabilmente si tratta di un errore di trascrizione o di traduzione dei copiatori amanuensi del medioevo. E’ molto probabile che l’esplosione del vulcano sia avvenuta alla fine di Ottobre di quell’anno. Sta di fatto che qualsiasi sia la data esatta, l’eruzione distrusse tre città situate nelle vicinanze del Vulcano: Pompei, Ercolano e Stabia.

L’eruzione iniziata probabilmente verso la tarda mattinata, lanciò verso l’alto circa duecento tonnellate al secondo di materiale eruttivo formando una densa nube di polveri, ceneri e gas acidi che arrivò ad una altezza di più di quindici chilometri. Una volta che il materiale incandescente iniziò a raffreddarsi, cominciò a precipitare verso il basso. La sorte delle città poste nelle vicinanze e degli abitanti che non erano riusciti a fuggire era a questo punto già segnata. Dapprima fu la volta di Pompei e successivamente di Ercolano.

La città fondata dai greci in onore di Eracle, era la classica cittadina di circa cinquemila abitanti posta sulle rive del grande golfo alla cui estremità nord si trova ancora oggi Capo Miseno. Il tentativo della flotta romana comandata da Plinio il vecchio di salvare gli abitanti terrorizzati non ebbe successo. Proprio a Plinio, morto in quel tentativo dobbiamo la prima descrizione dell’eruzione esplosiva che da allora si chiamerà, pliniana. Mentre a Pompei i calchi hanno rivelato la presenza di cadaveri sparsi più o meno ovunque, ad Ercolano le cose sono andate diversamente.

Per decenni nessuno aveva trovato cadaveri, fino a quando negli anni ’80, un archeologo italiano ha fatto la macabra scoperta.

Nei fornici situati in quella che allora era la spiaggia di Ercolano, circa trecentocinquanta scheletri giacevano in una posizione del tutto naturale, come se la morte li avesse colti all’improvviso senza neanche dare loro il tempo di capire che cosa stava succedendo. Come mai a Pompei i calchi di uomini ed animali evidenziano segni di asfissia dovuta alle ceneri piroclastiche ed ai gas tossici, mentre invece ad Ercolano tutto questo non è accaduto?

La risposta sembra risiedere nelle diverse modalità con cui le ceneri si sono dirette verso le due città.

Ad Ercolano, la nube ardente, cioè l’ammasso di ceneri roventi e gas tossici, proveniente dalle falde del Vesuvio, viaggiando ad una velocità di circa cento chilometri orari, è penetrata all’improvviso nei fornici e la temperatura elevatissima, compresa tra i cinquecento ed i settecento gradi centigradi ha provocato la morte istantanea dei rifugiati. 

Sulla spiaggia sono stati trovati pochissimi scheletri. Tra questi, uno sta facendo letteralmente perdere la testa a storici ed archeologi, nonché ad esperti di medicina forense. Si tratta di un soldato armato di tutto punto con armi di eccezionale fattura ed una cintura di argento. Ma la scoperta più eclatante è che vicino a lui è stata trovata una borsa piena di monete d’oro e d’argento.

Era la paga di due anni che il povero soldato portava con se nella speranza di mettersi in salvo? O si trattava di denaro ‘sporco’? Denaro estorto ai cittadini più abbienti di Ercolano costretti a pagare per mettersi in salvo con le barche. O forse il soldato era uno ‘sciacallo’ che penetrando nelle case ormai abbandonate si impadronì delle ricchezze abbandonate?

Non lo sapremo probabilmente mai. Il soldato, come gli altri abitanti della piccola città morti nei fornici fu colpito dalla nube rovente e fu gettato a terra dalla sua violenza. La morte sopravvenne istantaneamente. Ma perché non si mise in salvo con gli altri?

Secondo gli esperti, in situazioni disperate, le persone si affidano a coloro di cui si fidano e che in qualche modo rappresentano l’autorità. Il soldato romano era colui che incarnava esattamente quel tipo di autorità. Se era uno sciacallo o un poco di buono che estorse denaro ai ricchi per aiutarli a mettersi in salvo, non ci è dato di sapere. Quello che è certo è che potendo fuggire non lo fece.

Decise di rimanere a guidare e consolare i rifugiati nei fornici che si affidavano a lui per avere istruzioni e conforto. Il cranio rivela la mancanza dei due incisivi superiori, caduti probabilmente a causa di un pugno. Segno questo che non era una persona tranquilla, ma probabilmente un attaccabrighe frequentatore di lupanari e di bettole.

Era un uomo sulla quarantina che si comportava da poco di buono e probabilmente lo era, ma nel momento critico, quando uomini, donne e bambini disperati ebbero bisogno di lui, si comportò da eroe assistendoli fino all’ultimo, preferendo condividerne la sorte piuttosto che mettersi in salvo. Forse la disciplina dell’esercito romano insegnava anche questo.

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