Il Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese - Foto di M. Elena Castore ©

All’Aranciera di Villa Borghese, le opere prefuturiste di Giacomo Balla

Sguardi prefuturisti su Villa Borghese
di M. Elena Castore

Per chi non lo avesse ancora fatto, c’è tempo fino al 17 febbraio 2019 per visitare gratuitamente la mostra antologica sulle opere di Giacomo Balla dipinte nel periodo prefuturista, allestita dal 29 Novembre 2018 al Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese.

La mostra “Balla a Villa Borghese”, sale al piano terra - Foto di M. Elena Castore ©

Curata dalla storica dell’arte Elena Gigli, che, da anni, si dedica allo studio dell’opera del grande maestro futurista, la mostra ha come oggetto la produzione dell’artista, legata al primo decennio del Novecento e incentrata sul tema di Villa Borghese.

Si tratta di un Balla insolito, ancora lontano dai temi che lo renderanno, pochi anni più tardi, uno dei principali protagonisti del Futurismo – la velocità, l’automobile, l’astrattismo – ed è, forse, proprio in questo aspetto che risiede l’interesse principale della mostra.

Attraverso 37 opere, perlopiù pastelli su carta dipinti tra il 1904 e il 1911 dal balcone di casa, di fronte al Parco dei Daini a Villa Borghese, o all’interno della stessa Villa, si può infatti conoscere l’esperienza artistica compiuta da Balla nel primo periodo romano, quando l’artista, dopo essersi trasferito nella capitale (1895) da Torino, città natale, diventa un punto di riferimento nell’ambiente artistico italiano, affermandosi come uno dei principali esponenti del Divisionismo.

Partendo dalla fotografia, da cui apprende a disegnare con la luce, la sua formazione accademica torinese risente degli influssi di Giovanni Segantini e Giuseppe Pellizza da Volpedo, impegnati nello sviluppo della nuova avanguardia divisionista, che Balla alimenterà a Parigi durante un breve soggiorno di lavoro (1900-1901).

Qui scopre e assimila l’esperienza postimpressionista di artisti come Seurat e Signac, le loro ricerche sul colore e sulla luce, che fonderà, negli anni seguenti, con un forte interesse sulle tematiche sociali, spaziando così tra realismo sociale e divisionismo.

Sono questi gli elementi che permeano le opere esposte al Museo Carlo Bilotti, dove il tema dello spazio verde, quasi sconfinato, di Villa Borghese - acquistata dallo Stato nel 1901 e data in concessione al Comune di Roma - viene esplorato, nei suoi diversi aspetti, con uno sguardo fotografico e una tecnica “coloratisferica e luminosa” (Elena Gigli), sempre aderente al vero.

Ho lavorato molto cercando sempre di ritrarre il vero ed attraverso ad esso l’intimo spirito delle cose” (Giacomo Balla)

“Alberi e siepe a Villa Borghese”, 1905 ca. - Foto di M. Elena Castore ©

Così le foglie e i tronchi degli alberi, i sentieri, i viali, le fontane, le statue antiche, i prati in fiore, diventano i soggetti di un tema, quello della Natura, “da indagare, da provare e riprovare, da scarnire fino all’astrazione”, come afferma la curatrice della mostra, e della cui “purezza buonissima” l’artista si alimenta, citando lo stesso Balla.

“Nel prato”, 1908 ca. - Foto di M. Elena Castore ©

Tra gli olii e i pastelli esposti nelle sale al piano terra, provenienti in gran parte da collezioni private, spiccano le vedute della Villa, dove il paesaggio naturale, ritratto con rapide pennellate colorate, è il protagonista indiscusso, come emerge chiaramente negli oli su tela “Alberi e siepe a Villa Borghese” (1905 ca.) e “Nel prato” (1908 ca.).

“Veduta di Villa borghese dal balcone”, 1907 ca. - Foto di M. Elena Castore ©

Anche quando nell’opera “Veduta di Villa borghese dal balcone” (1907 ca.) compare la vista del cupolone, questa è relegata sullo sfondo, avvolta in una nebbia pallida, lasciando spazio, in primo piano, al paesaggio naturale ed incontaminato della Villa.

           “Maggio”, 1906 ca. - Foto di M. Elena Castore ©

Tra le opere esposte, un posto di rilievo è dato al Trittico intitolato “Maggio”, olio su tela dipinto nel 1906, proveniente dal Palazzo della Consulta, sede della Corte Costituzionale, che ritrae la moglie dell’artista appoggiata alla ringhiera del balcone di casa, in via Parioli 6, (attuale via Paisiello), con la Villa sullo sfondo.

“Il contadino”, o “L’ortolano”, 1903 ca. - Foto di M. Elena Castore ©

Allo stesso modo, spicca l’opera “Il contadino”, conosciuta anche come “L’ortolano” (1903 ca.), proveniente dalla serie “Polittico dei viventi”, che ritrae la figura di un contadino in un momento della sua attività lavorativa all’interno della Villa, sottolineando l’interesse di Balla per le tematiche sociali del tempo.

Gli sguardi prefuturisti del giovane Balla su Villa Borghese continuano in alcune salette al piano superiore, preceduti da una serie di scatti fotografici di Mario Ceppi, che, ritornando sui luoghi ritratti da Balla, insieme alla curatrice, “attualizza” alcuni dei quadri esposti nella mostra.

Forse, un invito ai visitatori più curiosi e sensibili a fare altrettanto.

 

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