Santuario di Fatima (fonte foto Pixabay)

Davanti alla crisi della Chiesa resistono ancora i luoghi di culto e di preghiera

Chiese vuote, santuari pieni
di Antonello Cannarozzo

Recentemente mi sono recato a Lourdes. Ho girato in lungo e in largo il santuario e la cittadina che lo circonda rimanendo impressionato dalle migliaia di pellegrini che da tutto il mondo vengono in questo luogo ogni giorno con qualsiasi tempo in silenzio a pregare.

Si parla di almeno 10 milioni di fedeli ogni anno, come del resto a Fatima, solo per citare quelli più famosi.

Qui, dove la gente accorre, c’è solo la Grotta delle apparizione, insieme alle tre chiese del santuario e dove l’unica cosa che si può fare è pregare, meditare, cercare il conforto di Maria e parlare con Dio in un colloquio dell’anima.

Regole semplici che esistono fin dalla nascita della stessa Chiesa.

Senza alcuna polemica, mi domandavo, guardando queste folle di fedeli, se tornati al loro Paese avrebbero trovato dove pregare come qui.

Purtroppo, questo è un luogo di grazia, mentre la crisi che attraversa da tempo l’attuale Chiesa si fa sentire sempre più forte tra scandali, edifici religiosi che chiudono (si contano più di 10 al giorno in Europa. Ndr) e una crisi vocazionale ormai cronica insieme ad una pastorale che rimette in discussione tutti gli insegnamenti dogmatici e con una realtà ecclesiastica sempre più laicizzata all’inseguimento dello spirito del mondo.

Di esempi, in questi ultimi anni di questo rivoluzionario pontificato bergogliano, ne potremmo fare tantissimi, ma riportiamo solo alcuni per riflettere su ciò che sta accadendo in merito alla disaffezione dei fedeli non verso la religione, ancora molto sentita, ma verso tutte queste novità che la Chiesa di oggi propone senza farle neanche digerire.

Voglio cominciare con qualcosa di recente, apparentemente secondario, ma che dovrebbero essere un piccolo campanello d’allarme.

La recente Via Crucis al Colosseo, appuntamento televisivo per eccellenza del periodo pasquale, ha sempre avuto da anni un forte incremento di spettatori, ma solo recentemente si è notato un sensibile calo.

La telecronaca di quest’anno è stata vista, secondo i dati Auditel, da 3.696.000 spettatori pari al 16.7% di share, mentre ancora appena lo scorso anno erano più di un milione.

Non parliamo poi degli anni passati con Ratzinger o Giovanni Paolo II, perché sarebbero dati impietosi per l’attuale establishment del Vaticano.

 Lo stesso riguarda l’affluenza domenicale all’Angelus in piazza San Pietro per la benedizione papale, dove troviamo sempre meno gente rispetto agli anni precedenti.

Si dirà, e forse è anche vero, che la gente non vede più la televisione, non ama la domenica uscire di casa e di scuse se ne possono trovare sempre tante, infondo sono cifre che prese da sole non dicono nulla.

Sarà anche vero, purtroppo, però, questo calo è coerente anche con il crollo forse ancora più evidente della dichiarazione dell’8 per mille per il sostentamento della Chiesa ed anche il segno dell’affezione dei fedeli verso di essa.

Se con Giovanni Paolo II le firme a favore della Chiesa cattolica erano state una maggioranza schiacciante sfiorando la cifra del 90%, nel 2017, sotto il pontificato di Papa Francesco sono crollate a meno del 79% e si prevede per quest’anno un ulteriore calo.

Cifre che lasciano attoniti, ma diventano più gravi se si pensa che una parte significativa dell’8 per mille è andata verso altre confessioni cristiane con un aumento del 12%, assai superiore all’effettivo numero dei loro fedeli e lo stesso incremento vale anche per l’Unione buddiste italiane.

Secondo gli analisti questo significa che parte dei cattolici hanno preferito sostenere altre religioni alla propria probabilmente dopo tanti scandali e la confusione che regna nei ‘Sacri Palazzi’.

Un sondaggio commissionato quest’anno dall’associazione Uaar (Unione degli Atei, Agnostici e Razionalisti) non fa altro che confermare questa tendenza.

Per correttezza, se la fonte potrebbe essere sospetta, bisogna dire che è stato scelto uno dei più prestigiosi istituti di rilevazione statistica come la Doxa che ha analizzato in pratica il quinquennio di Bergoglio.

Il dato più evidente che emerge è ancora una volta, come già accennato, il calo drastico del numero di credenti, crollati di quasi otto punti percentuali in soli cinque anni di pontificato, facendo però salire in maniera rilevante il numero di coloro che si definiscono atei o agnostici che passano dal 10% al 15 % degli intervistati.

Purtroppo le risposte che vengono date, davanti ad un simile scenario, non sono di riflessione su come si è arrivati a questa situazione, ma di una maggiore spinta verso la laicizzazione della dottrina, dimenticando che la Chiesa ha solo una missione spirituale e non può essere soggetta in alcun modo alle mode del mondo come invece si continua ad insistere.

Essa deve mantenere salda la sua vocazione indicata da Gesù: portare i fedeli alla salvezza dell’anima attraverso il Nuovo Testamento con i dogmi e i sacramenti.

Questa in estrema sintesi la fede della Chiesa cattolica nella sua grandiosa semplicità, ma per l’attuale Chiesa sembra che lo scopo non sia più questo.

 Tutto va discusso ed inserito in un contesto attuale e, ascoltando le sirene del mondo, contestando pure i dogmi della dottrina, volendo così spogliare la Chiesa del dono del mistero che, nonostante la volontà degli uomini, rimane intatto.

Per frenare questa disaffezione, per non dire fuga dei fedeli dalle chiese, si organizzano sinodi, convegni, incontri tra esperti, ma ciò che alla fine emerge che la colpa di tanta crisi non è della nuova pastorale che detta legge da molti anni o le varie riforme liturgiche che tante diocesi fanno ormai per conto loro, ma del problema climatico, degli immigrati, di Salvini e quant’altro, ma quando si parla dei terribili scandali che hanno offeso prima di tutto Dio e poi i credenti, il problema è visto come un accidente esterno, dove i colpevoli sono i singoli e non le politiche spesso lassiste di chi doveva vigilare.

A questo punto, e lo diciamo con profondo rammarico, se la Chiesa fosse una società con profitti e ricavi e con un trend in costante perdita, un serio CdA dovrebbe rassegnare subito le dimissioni, ma per nostra fortuna la Chiesa non è una azienda.

Anche se ormai dimenticate, esistono nella dottrina cattolica la Chiesa militante che attraverso quella purificante ci conduce alla meta finale, quella trionfante alla quale dovremmo tendere tutti ed quella, per intenderci, dove le porte infere non prevarranno.

Intanto, l’attuale Chiesa militante vuole costruire ponti per attraversare non si sa bene quale fiume? È in uscita dalle sacrestie in un continuo cammino, ma per andare dove e soprattutto per cosa fare?

Visti i recenti risultati non vorremmo ritrovarci tutti noi cattolici in un profondo baratro a causa di ciechi che guidano altri ciechi, per questo dobbiamo affidarci a Maria e sperare per il meglio.

 

Stampa

Italian Media s.r.l. - via del Babuino 107, Roma, c.a.p. 00187, p.IVA 09099241003, edita il settimanale Italiani con registrazione al Tribunale di Roma n. 158/2013 del 25.06.2013 - email: info@italianmedia.eu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.
Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza d'uso e usa cookie di terze parti. Proseguendo nella navigazione si presta implicitamente il consenso all’utilizzo di questi strumenti. Si rimanda alla nostra privacy policy per maggiori informazioni e per la possibilità di negare il consenso.