M. Nesterov, Filosofi (Florenskij e Bulgakov), 1917

Venne ucciso dopo tante sofferenze in un gulag della furia bolscevica

Florenskij, un santo scienziato russo
di Antonello Cannarozzo

Scrivere su una figura del’900 come Pavel Antonij Florenskij è come voler parlare di tutti gli argomenti esposti nella enciclopedia Treccani in un solo articolo.

Impresa impossibile. Lo stesso quando si affronta la sua opera di insigne matematico, di fisico, di scienziato, finanche di inventore, di filosofo e biologo nonché poeta ed infine profondo teologo.

Tutto sempre a livelli di altissima preparazione.

Era nato agli estremi confini occidentali dell’allora impero russo, in Azerbaigian, nella cittadina di Yevlax il 9 gennaio – 21 gennaio per il calendario ortodosso - del 1882.

Primogenito di sette tra fratelli e sorelle, il padre era ingegnere e lavorava alla ferrovia militare transcaucasica e questo lo portò a viaggiare per le immense regioni russe insieme a tutta la famiglia. Sua madre discendeva da una antica nobile famiglia e fu proprio lei, avendo una buona cultura, a dare i primi rudimenti di matematica al piccolo Pavel.

Dopo tanto girovagare, la famiglia Florenskij si stabilì finalmente a Tbilisi in Georgia dove poté cominciare a vivere in maniera stabile e seguire gli studi dei figli.

Intanto gli anni passavano e come per tutti i ragazzi della buona società del tempo anche per il giovane Pavel arrivò il momento di iscriversi all’università e scelse quella di Mosca, famosa per il livello scientifico, e dove poté seguire i suoi amati studi di fisica e matematica.

Appena ventenne, si laureò con il massimo dei voti nel 1903, ma era già considerato nell’ambiente scientifico uno studente di grande valore, tra i suoi estimatori troviamo anche quello di un grande matematico dell’epoca, Nikolai Bugaev, che lo volle con lui per riorganizzare la biblioteca dell’università.

Un lavoro complesso e di grande responsabilità, ma che permise al giovane la possibilità di leggere testi importanti di matematica e, soprattutto, conoscere molti rappresentanti dell’intellighenzia scientifica russa dell’epoca anche se fu una forte delusione sul piano umano.

Questi scienziati, infatti, erano tutti fortemente laicizzati, se non addirittura contrari alla religione. Per loro era solo una eredità del passato ormai sepolto e ciò che ancora rimaneva di spirituale andava distrutto. Il XX secolo, secondo questi intellettuali, doveva essere del tutto rinnovato e non c’era certo posto per la religione.

La rivoluzione comunista di lì a pochi anni avrebbe realizzato il loro sogno.

Florenskij si distinse subito per essere controcorrente e manifestare la sua posizione prettamente cristiana che aveva sempre avuto fin dalla più giovane età. Una posizione, è bene ricordare, che poté permettere grazie alla stima di scienziato che lo circondava.

Il suo riferimento giovanile fu lo scrittore russo Leone Tolstoj per quella vena mistica della vita che portò sempre nei suoi romanzi e che Florenskij approfondirà per tutta la vita tanto che già a diciassette anni ebbe una profonda conversione religiosa che lo accompagnò per tutta la vita fino al martirio in gulag staliniano nel 1937.

Per essere un perfetto cristiano si iscrisse ad una università di teologia laureandosi anche qui con il massimo dei voti.

Qualche anno dopo finalmente realizzò la scelta di diventare ieromonaco, presso il monastero della SS. Trinità, con la speranza di essere ordinato in seguito sacerdote.

Ricordiamo che, a differenza di quelli cattolici, i religiosi ortodossi possono accedere anche al matrimonio e così, dopo pochi anni, il 25 agosto1910, sposaAnna Michaijlovna Giacintova dalla quale avrà l’anno seguente il primo figlio.

Il 24 aprile dello stesso anno viene solennemente ordinato sacerdote della Chiesa ortodossa e l’anno successivo il 5 aprile consegna la sua tesi dal titolo ‘Sulla verità spirituale’ per il conseguimento del Dottorato e del titolo di Magister in Teologia.

La via spirituale non gli fece però dimenticare i suoi studi di matematica, l’opera di Florenskij proprio in quegli anni era percorsa dal pensiero simbolico e dal valore magico della parola, della bellezza e della liturgia e dal valore sacro della memoria, fondamentale presenza nel tempo dell’eternità con la quale cerca in modo originale un dialogo con gli elementi matematici della vita.

Un progetto ambizioso, come ricorda egli stesso in una lettera ad un amico: “La nostra Chiesa, mi sono detto, o è una completa assurdità oppure deve nascere da un germe santo. Io l'ho trovato e ora lo farò crescere, lo porterò fino ai santi misteri, e non lo darò in pasto ai socialisti di tutti i colori e sfumature”.

Siamo nel 1905 la rivoluzione leninista è ancora lontana, ma si intravedono i primi tristi bagliori.                                                                                                                                                                                               

La pace che aveva trovato con gli studi scientifici, l’ordinazione sacerdotale e la vita famigliare venne interrotta bruscamente dalla crescente violenza della rivoluzione bolscevica specialmente con la presa del potere da parte di Stalin.

I suoi lavori scientifici sempre più indipendenti dalla linea del partito comunista e, peggio ancora, la sua ordinazione sacerdotale ne fecero un capro espiatorio eccellente per la propaganda del regime.

Florenskij sentiva che l’aria per lui si faceva sempre più pesante, ma non abbandonò mai i suoi principi e con coraggio attese il giorno del suo immancabile arresto come stava già avvenendo per molti altri personaggi della intellighenzia russa.

 Il 26 febbraio 1933, come previsto, Florenskij venne arrestato con la classica accusa generica di essere anti - rivoluzionario al soldo dei nemici dell’Unione Sovietica e condannato a dieci anni di lavori forzati in un famigerato gulag, il campo di prigionia sul mar Bianco nei pressi delle isole Solovki, dove sorgeva un antico monastero, trasformato in seguito nel primo campo di detenzione o "rieducazione" comunista.

Nonostante le privazioni e il duro lavoro, riuscì a portare avanti le sue ricerche di sempre, come quelle sul gelo perpetuo o sull'estrazione dello iodio con importanti scoperte scientifiche, come un liquido anticongelante.

Da un punto di vista umano mantenne sempre vivo, permessi dei suoi carcerieri permettendo, il legame con la famiglia inviando due o tre volte al mese lettere appassionate e struggenti alla moglie, alla madre e ai figli che saranno raccolte in seguito in un epistolario dal titolo assai significativo “Non dimenticatemi".

L’8 dicembre 1937, il giorno dedicato all’Immacolata Concezione, a lui molto cara, Pavel Florenskij, fu condannato alla fucilazione e poco dopo cadde sotto il fuoco della barbarie comunista nei pressi dell’allora Leningrado, dov’era stato spedito all’inizio del mese insieme ad altri 509 condannati a morte.

Aveva solo 56 anni e come per altri grandi uomini è ancora incerto il luogo esatto della sua sepoltura.

Solo cinquant’anni più tardi, siamo ormai in piena perestroika, vennero scoperte numerose fosse comuni vicino Leningrado con migliaia di resti di cadaveri e proprio in una di queste fosse potrebbero celarsi le spoglie di Pavel Florenskij.

Le cause della sua morte come il suo corpo sono anch’essi avvolti dal mistero.

Ci sono ancora molti si dice sulla sua fine violenta, perché dai fascicoli della polizia segreta risulta solo il suo avvenuto decesso, ma non spiega per quale causa venne fucilato.

Secondo, però, alcune testimonianze Pavel era cosciente che da quel gulag non sarebbe mai più uscito vivo, e seguendo i suoi principi cristiani si accusò di golpe di cui era completamente innocente, per salvare cinque suoi compagni di sventura offrendo la propria vita per loro. Quegli uomini qualche tempo dopo poterono tornare alle loro case.

Quattro anni dopo ad Auschwitz, un padre francescano ebbe lo stesso destino sotto un'altra dittatura, si immolò per di salvare un padre di famiglia accusato ingiustamente di ribellione: quel frate era Massimiliano Kolbe.

L’opera di Florenskij, fu amata in Italia da Augusto Del Noce e da Sergio Quinzio, da Padre Mancini e da Cristina Campo, prediletta anche da Massimo Cacciari e rivede la luce grazie al lavoro di Natalino Valentini, che ha curato anche altre opere di Florenskij.

In conclusione dell’articolo voglio ricordare alcuni tra i suoi più celebri libri editi in italiano come: La colonna e il fondamento della veritàSaggio di teodicea (la presenza del male) ortodossa in dodici lettere,a mio avviso il suo capolavoro, Le porte regali, saggio sulla sapienza dell’amore, Teologia della bellezza e linguaggio della verità, Il valore magico della parola ed infine il più struggente già citato Non dimenticatemi, le lettere dal gulag alla famiglia del grande matematico, filosofo e sacerdote.

 Mentre dei suoi aguzzini ormai si è persa ogni memoria, di lui rimangono i suoi tanti studi e una vita coerente di vero scienziato e di vero cristiano.

Un esempio per un mondo come il nostro sempre più laico e materialista.

 

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