Roma Antica (fonte foto Pixabay)

Per lo storico Kyle Harper la Città eterna cadde a causa del clima

La caduta di Roma? Non avevano avuto una Greta Thunberg
di Antonello Cannarozzo

Tutti ricordano l’episodio del 452 d.C. di come Attila fosse pronto ad invadere Roma e saccheggiarla, ma venne fermato miracolosamente dal vecchio papa Leone I° sulle rive del fiume Mincio nell’odierna Lombardia.

Non ci fu battaglia, né spargimento di sangue, ma solo poche parole pronunciate dal pontefice all’orecchio del barbaro. Parole che nessuno riuscì ad ascoltare, ma, come recita la legenda, gli misero una tale paura addosso da abbandonare immediatamente e per sempre la sua impresa.

Fin qui i libri di storia, ma altri studi affermano che in realtà a farlo desistere non furono tanto le parole del papa quanto la peste che ormai da anni stava sterminando ciò che rimaneva della popolazione romana, afflitta da altre numerose malattie e da tanta miseria.

Una situazione politica e sociale che durò, tra alti e bassi, per almeno tre secoli con un colpevole ormai accertato: il cambiamento delle condizioni climatiche.

Questa almeno la tesi di Kyle Harper nel suo ultimo libro dal titolo assai eloquente Il destino di Roma, clima epidemie e la fine di un impero”.

Un dominio immenso che non cadde, secondo Harper, per la corruzione, le lotte intestine, l’imporsi del cristianesimo o la calata dei barbari, nulla di tutto questo, semplicemente erano cambiate le condizioni climatiche e sfogliando il volume, ci accorgiamo subito, non senza una certa preoccupazione, che anche noi siamo all’inizio di un profondo cambiamento climatico che già oggi, proprio come ai tempi dei romani, sconvolgerà probabilmente tutte le nostre abitudini e le nostre certezze quando pensavamo di vivere in un mondo tutto sommato stabile.

Proprio le condizioni meteorologiche, è bene ricordare, furono anche la grande fortuna di Roma, insieme ad altri fattori, ma è pur vero che dal 200 a.C. al 150 d.C. il Mediterraneo ebbe uno dei climi più favorevoli per lo sviluppo di tutte le civiltà che allora si affacciavano sul mare.

Purtroppo, da quell’apogeo climatico cominciò un lento e incessante concatenarsi di difficoltà che il clima ormai mutato portava con se: carestie, guerre di sopravvivenza, caos sociale e numerose malattie tanto da essere nominate quest’ultime con l’autorità di turno: come, ad esempio, nel 165 d.C. la peste Antonina, forse era il vaiolo, o nel 250, la peste di Cipriano per arrivare alla micidiale peste bubbonica nel che durò più di 2 secoli. 

Per comprendere cosa dovette essere il dramma della popolazione pensiamo che alla fine del 400 d.C. l’Urbecontava appena 20.000 abitanti, mentre solo pochi decenni prima la popolazione era di circa 700.000 con ben 856 bagni pubblici, biblioteche e una città con i suoi palazzi ancora quasi intatti, sfortunatamente, in un momento così drammatico per ciò che rimaneva dell’impero, arrivò pure un decennio, dal 536 al 545 d.C., che viene considerato  in assoluto ancora oggi “il decennio più freddo degli ultimi 2000 anni”, tale che le ripercussioni catastrofiche  si sentirono ancora per molti anni a venire, tanto da far scrivere nel 536 all’ora ministro imperiale Cassiodoro che: “Il sole sembra avere perso la luce, ha assunto un colore bluastro. Le nostre ombre non si vedono nemmeno a mezzogiorno, come una eclisse che dura da un anno”. Poi, tanto per cambiare, altri 250 anni di depressione, dal 450 al 700, coincisero con un periodo di piccola glaciazione, ma non per questo meno drammatica, con il quale iniziano i famosi secoli bui tra eruzioni vulcaniche e terremoti a catena facendo delle terre di quello che fu l’impero di Roma, una terra desolata ancora per molti secoli a venire.

Oggi anche noi viviamo come mille anni fa, questi cambiamenti climatici che, stando ai più recenti studi, ci accompagneranno ancora per molti anni, se non per generazioni, perché è ormai un dato di fatto incontrovertibile, salvo ripensamenti improbabili, si fa per dire, della natura all’ultimo minuto.

Sono cambiamenti ciclici che avvengono sul nostro pianeta fin dalle sue origini e ciò dimostrerebbe che esso è ancora vitale altrimenti saremo un corpo celeste desolato come la Luna o Marte il guaio è che su questo pianeta ci siamo anche noi.

I problemi causati dal clima sono certamente complessi come lo furono per i nostri antenati, ma le soluzioni oggi proposte nei vari simposi sono quasi sempre inutili, perché semplicemente la natura fa come gli pare, al di là delle varie Greta o delle conferenze sul clima, l’unica cosa che possiamo fare è conviverci anche se non sarà certamente facile.

Ciò che possiamo fare è adattarci nel migliore dei modi e prevenirne gli aspetti più violenti, altro, purtroppo, non si può fare, ma è già qualcosa.

Riprendendo la tesi del libro di Harper, attraverso gli “archivi naturali”, come le tracce di genoma e carote di ghiaccio, non solo abbiamo una nuova e affascinante versione sulla caduta di Roma, ma questo cambiamento climatico è in verità anche “il trionfo della Natura sulle ambizioni umane” e di questo dovremo farcene una ragione anche ai nostri giorni.

 

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