La Basilica di San Francesco in Assisi, dichiarata da papa Gregorio IX nel 1230 Caput et Mater dell'Ordine minoritico (Bolla Is qui Ecclesiam). Foto Berthold Werner

La povertà di Francesco e

Lo "sterco del diavolo"
di Antonello Cannarozzo

Per secoli la Chiesa e, specialmente gli Ordini mendicanti, hanno visto nel denaro lo "sterco del diavolo", attribuendogli ogni nefandezza ed ogni possibilità di corruzione non solo mondana, ma anche spirituale.
Il problema, però, è che si deve pur mangiare e possibilmente tutti i giorni, per questo molti Ordini e congregazioni hanno spesso investito i loro proventi in speculazioni per fare più soldi e avere fondi per le numerose opere di carità sparse nel mondo.
Così, come tanti confratelli di altri Ordini, anche i francescani, simbolo proprio della mentalità contro il denaro, hanno fatto investimenti sperando di moltiplicare, come nella favola di Pinocchio, i propri denari, solo che la realtà non è sempre così rosea, a tal punto anche per i francescani, dopo i salesiani, si apre un amaro risveglio per le proprie casse ormai esangui.
Volevano investire a fin di bene i propri capitali, ma un po' per inesperienza ed un po' per ingenuità, si sono trovati al centro di una truffa internazionale la quale, se non troveranno le giuste risorse, potrebbe portare l'intero ordine francescano nella bancarotta con un "buco" di svariati milioni di euro.
La magistratura elvetica avrebbe già sequestrato diversi depositi dei "figli di san Francesco", si parla di alcune decine di milioni di euro, investiti, sempre secondo le autorità svizzere, in società finite sotto inchiesta per traffici illeciti come armi e droga. Insomma, uno scandalo nello scandalo.
Non solo, ma adesso, l’ordine voluto dal "poverello" di Assisi è oppresso dai debiti, una "situazione di difficoltà finanziaria molto grave" come si afferma nella lettera inviata a tutti i frati dal ministro generale, padre Michael Perry.
Senza infingimenti, al centro del disastro ci sono le operazioni "dubbie" avviate proprio dall’economato e sotto accusa "il ruolo significativo che alcune persone esterne, che non sono membri dell’Ordine, hanno avuto nella faccenda".
Per questo motivo non è escluso il sospetto di una maxi-truffa e il conseguente ricorso alla magistratura da parte dei frati stessi.
L’Ordine sta correndo ai ripari, sperando che ci sia ancora tempo per sanare la situazione affidandosi a importanti avvocati e a serie di iniziative per riconquistare il controllo della gestione finanziaria chiamando padre Pasquale Del Pezzo, esperto in questioni economiche e amministrative in sostituzione del precedente economo.
Il ministro generale, padre Michael Perry, ha dichiarato di comprendere la delusione di molti confratelli e ha voluto segnalare come incoraggiamento l’esempio da "Papa Francesco nel suo appello alla verità e alla trasparenza nelle attività finanziarie sia nella Chiesa che nelle società umane" - prosegue padre Perry - "A noi francescani non è richiesto che di dare testimonianza ai valori che professiamo come fratelli del Vangelo e della vita evangelica. Dobbiamo confidare nel fatto che, seguendo il corso della verità, Dio ci guiderà nel cammino di conversione".
Noi laici possiamo solo dire con amarezza che lo "sterco del diavolo" ancora una volta ha fatto delle vittime e proprio tra coloro che lo hanno sempre disprezzato.
Per chi si è fatto religioso, ma deve vivere negli affari del mondo, ricordiamo allora la massima evangelica: "Siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe” (Matteo,10,16-18)

Stampa

Italian Media s.r.l. - via del Babuino 107, Roma, c.a.p. 00187, p.IVA 09099241003, edita il settimanale Italiani con registrazione al Tribunale di Roma n. 158/2013 del 25.06.2013 - email: info@italianmedia.eu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.
Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza d'uso e usa cookie di terze parti. Proseguendo nella navigazione si presta implicitamente il consenso all’utilizzo di questi strumenti. Si rimanda alla nostra privacy policy per maggiori informazioni e per la possibilità di negare il consenso.