A surfer exiting a closeout. Foto: Brocken Inaglory

Ferdinand, il Saronico e la Sirena
di Michael Barons

Ferdinand aveva ormai deciso, non voleva più lavorare.
Non solo, voleva dedicarsi finalmente alle cose che gli davano più gioia: le donne e la vela.
Per le prime aveva trascorso gli ultimi sei mesi a Cuba, trovando un po' di pace solo quando si era innamorato di una bellissima e procace cubana che lui, pur di non perderla, aveva immediatamente sposata e portata con sé in Europa.
Dove in più c'erano il Rum e la musica.
La combinazione fra questi elementi era celestiale, non si riusciva a capire quale venisse prima nella scala dei piaceri che si susseguivano uno dopo l'altro, confondendosi e potenziandosi fra loro.
Aveva anche provato i poteri eccezionali di uno sciamano della foresta il quale lo aveva liberato da un incantesimo che lo faceva soffrire nella pancia.
Insomma quella era una specie terra promessa dove si trovavano tutte le cose che lui, e non solo lui, amava.
Ma non era la Grecia e non c'era il mare che lui voleva.
Quel mare dove soffiava il Meltemi.
Era questo che lui voleva.
Ed allora si era presa una casetta a Egina, in cima ad una collina dalla quale poteva spaziare con la vista su gran parte del golfo del Saronico ed appena vedeva il vento montare in lontananza correva ad armare il suo speciale windsurf nel monazeno giù in paese e via!
Gli piaceva il Meltemi perché era un vento cattivo, come d'altronde era lui.
Alzava subito delle onde alte e corte, ravvicinate fra loro che richiedevano una grande abilità nel cavalcarne la cresta per scendere poi rapidamente nell'incavo da cui subito cominciava la risalita.
Ma ormai Ferdinand sapeva cavarsela molto bene in questi frangenti che come unico fatto positivo offrivano almeno una certa regolarità.
Questi erano i momenti più belli della giornata, cose che inoltre, mediante l'esercizio fisico notevolissimo, contribuivano a mantenere intatto il suo eccezionale vigore.
Il quale si faceva valere la sera in vorticosi Sirtaki nelle cantine del villaggio dove la faceva da padrone.
Insomma questa era la vita che voleva e, nonostante non trovasse nessuna traccia della passata nobiltà nella gente della Grecia di oggi, questa era la terra dove passare il resto della sua vita.
Ed era con questi pensieri in testa che mise la tavola in mare e cominciò a bordeggiare.
Conosceva la costa come le sue tasche, sapeva benissimo come cambiava il vento a seconda delle calette che attraversava e questo lo rendeva molto tranquillo. E lo era anche oggi nonostante il vento continuasse a rinforzare, anzi era contento perché stava pensando di provare dei salti e per farli ci voleva i vento forte e onde alte, proprio come si stavano presentando in quel momento. Ed allora si mise in allerta aspettando l'occasione giusta; ripassò mentalmente le cose da fare, cazzare al massimo la vela, tirare la tavola verso l'alto e mantenere bene l'equilibrio e atterrare sulla coda della tavola.
Stava pensando tutte queste cose quando vide in lontananza l'onda giusta, alta e ripida preceduta da un tratto di mare tranquillo e vi si lanciò immediatamente contro.
Acquistò subito velocità e si trovò in perfetta posizione per il salto.
Risalì l'onda facilmente e, una volta che fu sulla cresta spiccò il volo.
La tavola perse il contatto con l'onda e iniziò il volo.
Lungo, interminabile, gli sembrava effettivamente di volare.
Ferdinand cercò di mantenere l'assetto e si preparò all'impatto.
La tavola in volo gli sembrava, ed effettivamente lo era, più leggera.
Ma caricò troppo il peso in avanti e fu così che la punta della tavola, invece di planare sull'onda successiva vi ci si infilò in pieno.
Non ebbe neanche il tempo di rendersene conto che si trovò sott'acqua.
Si tenne fortemente aggrappato al boma ed alle cinghie che lo legavano alla tavola sperando in una risalita rapida.
Invece la tavola continuava ad immergersi ed a nulla servivano i suoi sforzi per risalire.
Stranamente non vi era niente di drammatico in tutto questo, anzi.
Mano a mano che la tavola scendeva più giù nelle profondità del mare, si verificava un graduale adattamento alla nuova situazione. La vela si era rimpicciolita e separata in due a guisa di pinne di pesce. La tavola si ricopriva lentamente di squame variopinte ed un unico occhio frontale cominciò a farsi vedere e, forse, a vedere.
La parte posteriore della tavola dalla sua, più si scendeva più assumeva le sembianze della coda di un pesce.
Ferdinand non riusciva a rendersi conto come fosse possibile tutto ciò e, sopratutto, come potesse lui non sentire la mancanza d'aria.
Mentre si chiedeva questo sentì un prurito dietro le orecchie, lasciò con una mano il boma che teneva ancora stretto, e si toccò in quel punto.
Grande fu la sua sorpresa nel sentire delle aperture nella cute attraverso le quali l'acqua del mare entrava ed usciva.
Branchie!
Mentre si chiedeva cosa mai stesse succedendo comparve il profilo di un fondo roccioso.
L'alta parete di una montagna sommersa apparse ai suoi occhi stupefatti.
Grotte tempestate di coralli, alghe gigantesche che ondeggiavano secondo la corrente, cavallucci marini che danzavano fra nuvole di guarracini rossi e neri, polipi e murene facevano capolino da ogni dove.
Insomma un acquario, ma non solo.
In più cominciava una strana melodia a farsi strada, un suono soave gli arrivava alle orecchie.
Mentre cercava di capire da dove venisse notò un guizzo.
Una figura velocissima gli attraversò il campo visivo e scomparve dietro un anfratto.
Irresistibilmente attratto da questo canto la seguì e appena che girò la parete rocciosa la vide.
Un volto dolcissimo, una cascata di capelli biondi, un perfetto corpo di donna su una coda luminosa di pesce apparve ai suoi occhi.
Ferdinand non poteva credere a quanto gli stesse succedendo e cercava di resistere a quella forte attrazione che sentiva su di lui.
Ma il canto di quella creatura era di una forza irresistibile e, piano piano si avvicinò a quel volto.
Mai contatto fu più celestiale di quello che le labbra della sirena suggellarono sulle sue.
Mai livello più alto di melodia era giunto alle sue orecchie.
Mai un così sublime piacere aveva attraversato membra umane.
Ed in più era interminabile, anzi aumentava sempre di più.
Sempre di più, sempre di più...
Non solo, ma una volta che sembrava avere raggiunto l'apice questo si spostava sempre più su, sempre più in alto.
Ma a tutto c'è un limite, pensava Ferdinand e quasi sperava in un intervallo fra piacere e piacere.
Ma così non era, l'abbraccio continuava senza soste né pause, senza fine.
La sua capacità di godere di quell'abbraccio stava lentamente diminuendo e alla fine si esaurì.
Cercò a questo punto di liberarsi da quell'abbraccio ma non riusciva a staccare le sue labbra da quelle di Nausicaa le quali, anzi, diventavano sempre più grandi e vogliose.
Le braccia inoltre lo stringevano sempre di più fino a togliergli il respiro e fu a questo punto che capì e chiese perdono.
Chiese perdono per tutto ciò che di futile ed egoista aveva inseguito nella sua vita.
Aveva capito che nel momento in cui raggiungi tutto ciò che ti sembra la ragione della tua vita, questa ti si rivela nella sua vera natura, in genere nella sua vacuità.
La sirena allentò lentamente la sua presa ed iniziò la risalita.
E fu così che Ferdinand si ritrovò sulla barca della Guardia Costiera che la moglie aveva allertata ed una volta a terra, lasciò da parte la tavola e costruì un altare a Nettuno.

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