"Complete neuron cell diagram it" di Complete_neuron_cell_diagram_en.svg: LadyofHatsderivative work: Radio89

Lagnarsi troppo fa male
di Amedeo Feliciani

Confessiamolo, quante volte incontrando una persona abbiamo provato un senso di rifiuto, di antipatia e anche di angoscia. Tutti abbiamo avuto un conoscente a cui dare l'appellativo non proprio entusiasmante di menagramo, uccello del malaugurio oppure direttamente di iettatore.
Col tempo abbiamo capito che quella persona era negativa per noi perché stava sempre a lamentarsi, il suo volto era sempre al serio o corrucciato, mai un sorriso, sembra che il mondo aveva complottato contro di lui. Invece è nella natura di certi soggetti compiangersi e lagnarsi, facendo della loro vita un inferno già in terra anche per chi gli sta vicino perché è dimostrato, come vedremo, che ascoltare anche solo trenta minuti al giorno di lamentele o contenuti negativi nuoce gravemente anche al nostro stesso stato psichico e a dirlo è la scienza.
Uno studio di Eurodap (associazione europea per i disturbi e attacchi di panico) ha notato, ad esempio, che il 90% di noi italiani è sempre in costante allarme.
I mezzi di informazione non aiutano di certo, dando quasi sempre notizie allarmanti, drammatiche o scabrose, che a lungo andare forniscono una selezione che può solo incoraggiare stati d’ansia e tensione; veri fertilizzanti per l' angoscia, la frustrazione e la mancanza di fiducia, come in questa crisi economica che non vuole proprio lasciarci ha creato nel tempo uno stato d'animo e uno stato di grave emotività che possono portare a forme più o meno gravi di depressione anche in persone finora del tutto tranquille.
Sempre secondo questa indagine anche l’ ascoltare i discorsi tra persone frustrate crea silenziosamente uno stato di negatività anche quando in realtà stiamo bene o non abbiamo veri problemi.
Quante volte sentiamo dire “Non se ne può più!” “Qui è tutto uno schifo, non c'è futuro in questo Paese, bisogna solo far le valige e scappare". Per amicizia o cortesia annuiamo a questi sfoghi e ci ritroviamo senza nemmeno rendercene conto a rinforzare e incoraggiare questo “stato di lamentela” che, ricordiamolo, è differente dal partecipare alla ricerca di soluzioni.
Ed ecco l’amara verità di questa ricerca: le vibrazioni emesse da chi si “lamenta” in nostra presenza emettono onde magnetiche sui neuroni dell’ippocampo del ricevente (i neuroni risolutori di problemi) spegnendo non solo i suoi, ma anche i nostri.
I neuroni, sono i soldati dell’intelligenza ma si possono bloccareperché il cervello, che cataloga gli impulsi ricevuti, reputa la lamentela un contenuto di basso livello e non crea una risposta immediata e risolutiva. Si perde la capacità di risolvere rapidamente le difficoltà della vita o uscire da situazioni critiche adoperando creatività e fantasia di possibili soluzioni, frustrando ancora di più l'individuo.
In una intervista al Fatto Quotidiano, la dottoressa Enrica Francesca Poli, medico psichiatra, della terapeuta e del trainer in diversi corsi di formazione, ha affermato che: "nutrire il cervello con pensieri negativi equivale a rinforzare le stesse reti neurali che hanno provocato il disagio iniziale, innescando un circolo vizioso da cui poi è difficilissimo uscire. Al contrario è proprio lo sforzo di superare un momento di crisi che crea nuove prospettive e nuove reti neurali" e cosa più importante a mio avviso, è che non si deve essere per contro felici a tutti i costi e non vedere le negatività che sono sotto gli occhi di tutti, ma un’altra è essere negativi e altro vedere le cose negativamente.
"Abbiamo il nostro cervello - ci invita la dottoressa - usiamolo per trovare soluzioni alle negatività. Che le cose siano così, non vuol dire che debbano andare così. Solo che, quando si tratta di rimboccarsi le maniche e incominciare a cambiare, vi è un prezzo da pagare, ed è allora che la stragrande maggioranza preferisce lamentarsi piuttosto che fare". A questo punto facciamoci tutti un serio esame di coscienza per capire come affrontiamo veramente la vita e scopriremo che non sempre mettiamo in pratica il buon senso di non lamentarsi sempre.

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