Storni. Foto di di gregseed da pixabay - CC0 Public Domain

Gli storni a Roma
di Mario Attanasio

Ferdinand stava cenando a lume di candela con Anita in una fantastica Stube in Val Badia. Il telefono squillava da un bel po' e, nonostante lui non avesse risposto due volte, continuava a chiamare. Beh, si disse, vediamo cosa c'è di così urgente, anche se la cosa gli dava enormemente fastidio, perché c'erano quella sera le due cose che amava di più: Anita, appunto e la Fondue Bourguignonne, che in quell'albergo di Corvara, era la migliore del mondo.
Al telefono Falco gli disse subito: «Ferdinand c'è il problema degli storni a Roma e dobbiamo assolutamente intervenire per dimostrare che la nostra teoria funziona.»
In quel momento tutto aveva in mente tranne quella faccenda di cui Falco, tempo addietro, gli aveva parlato. «Ma cosa vuoi dire?»
«Non ti ricordi della tecnica che abbiamo ideato tre mesi fa per allontanare gli storni dall'aeroporto di Fiumicino e che poi, per motivi politici, non abbiamo potuto mettere in pratica? Ora è tutta la città invasa ed il Sindaco, anzi il Commissario Governativo, è deciso a tutto pur di risolvere il problema e non fare la figura di Marino, che a dire degli oppositori, non ne risolveva alcuno.»
Ferdinand non aveva nessuna voglia di interrompere la cena ne' tantomeno il dopo cena con Anita, per cui rimandò tutto alla mattina successiva. Quando riaprì gli occhi, dopo aver accarezzato dolcemente la schiena di Anita ancora addormentata, si ricordò di Falco. Questi era un falconiere appassionato. Se non viveva nella voliera con i suoi uccelli era solo perché la moglie attendeva un bambino di lì a poche mesi. Aveva di tutto, aquile tibetane, sparvieri, civette, falchi, barbagianni, poiane, di tutto di più, e soprattutto una passione sconfinata per tutti gli uccelli del globo.
Però la vita era dura e lui doveva darsi un gran da fare per mantenere tutti quegli animali; era come un grande circo e questi dovevano mangiare ogni giorno, e soprattutto carne. Faceva spettacoli con i suoi piccoli amici alati, ma questo non bastava, per cui faceva dissuasione presso gli aeroporti contro gli stormi di uccelli che potevano costituire un pericolo al volo degli aerei. Era stato chiamato tempo prima per agire contro gli storni che si aggiravano su Fiumicino, però aveva vinto l'appalto una ditta, vicina al solito partito, che produceva altoparlanti che emettevano dei suoni che disturbavamo gli storni e li allontanavano.
Ma questo sistema non funzionava più ed avevano convocato lui per un'altra soluzione. Questa, ed era la innovazione geniale, consisteva in un aerostato a forma di albero gigante dove gli storni erano attratti da un profumo irresistibile, prodotto dalla ditta Sensazioni Olfattive, e qui restavano tutta la notte, durante la quale si poteva spostare l'aerostato gigante nelle campagne romane in quei terreni dove i proprietari erano disposti a pagare qualsiasi cosa pur di avere i campi concimati con il prezioso guano di quegli uccelli.
La cosa funzionò talmente bene che Ferdinand si dovette, con Falco, stabilire a Roma per qualche settimana. Tutto andava a gonfie vele fino a quando una notte l'albero gigante, pieno di milioni di storni, troneggiava su Roma invece che sulla campagna e si stabilì sopra S.Pietro. Con tutte le conseguenze facilmente intuibili. Tutto il Cupolone non si riconosceva più, piazza S. Pietro infrequentabile, i fedeli scivolavano ad ogni passo, ma indefessi continuavano ad avanzare nonostante il Santo Padre in quell'Angelus indimenticabile invitasse i fedeli a rimanere a casa.
Però da Buon Cristiano e Padre della Chiesa benediceva gli uccelli che gli avevano trasformata la casa di Dio in un porcile, ed accettava il loro guano come la manna nel deserto ed invitava i fedeli a raccoglierlo, non si sa però a quale scopo, se culinario o di semplice pulizia stradale.
Il prefetto, incalzato dal Presidente della Repubblica e da quello del Consiglio, che non poteva essere da meno, fece prelevare subito Ferdinand e Falco i quali, interrogati da agenti speciali, non sapevano spiegarsi l'accaduto e misero a loro disposizione tutto il software che guidava l'albero gigante sospeso in aria.
Questi si misero all'opera e, con l'aiuto dell'Intelligence del Ministero degli Interni, entrarono finalmente nella scatola nera che guidava la nuvola degli storni e scoprirono con orrore che al software di Falco e Ferdinand si era installato un programma pirata che veniva dal Medio Oriente, e precisamente dalla Siria.
Che abbiano anche piazzata una bomba sull'aerostato? Mentre l'atroce dubbio si insinuava nelle loro menti, la nuvola di uccelli iniziò a spostarsi verso il centro di Roma.
Intanto il ministro degli interni dava istruzioni al ministro dell'aviazione di far levare in volo i caccia per abbattere l'albero gigante, una tempesta tropicale di guano colpì i Palazzi di Roma. Non se ne salvò nessuno, il Quirinale, Montecitorio, Palazzo Madama, il Ministero degli Interni, quello degli Esteri, le varie sedi dei Partiti e dei Sindacati, il Palazzaccio.
Il cielo era quasi oscurato da quella nuvola dalla quale usciva ogni ben di Dio, sembrava che si fossero aperte le cataratte del cielo. Lentamente la nuvola gigante si mosse in direzione Nord, ma non fece in tempo a raggiungere altre destinazioni perché la nostra aviazione intervenne con un attacco così massiccio, mai visto prima a dire di tutti, che sbaragliò in un amen l'albero gigante e gli storni si dispersero nell'aria.
Grande fu il dibattito parlamentare che ne seguì ed anche il Sinodo si riunì per capire il significato di quell'episodio. Il dibattito dura ancora, sia quello parlamentare che quello Sinodale, sono ormai diversi mesi che non si hanno più notizie, ma solo fumate bianche. Le porte del Vaticano e quelle del Parlamento sono rigorosamente chiuse, non può entrare nessuno e tantomeno uscirne.
La popolazione di Roma e dell'Italia tutta si chiede cosa stia succedendo nei Palazzi. Anche il mondo si interroga su cosa accada a Roma. La gente non sa più cosa pensare ed i telegiornali non sanno più cosa trasmettere.
Stranamente anche i delitti diminuirono, gli incidenti stradali quasi non avvenivano più, i flussi migratori improvvisamente interrotti, scioperi zero, il Pil aumentava vertiginosamente, le fabbriche giravano a pieno volume, i consumi aumentavano, insomma tutto migliorava.
Ma nonostante che fosse grande la curiosità sull'esito dei dibattiti in corso, la popolazione iniziò ad apprezzare questa nuova vita e quindi si aprirono altri dibattiti in ogni sede, soprattutto per decidere se riaprire quei Palazzi o lasciarli per sempre chiusi.
Mentre il dibattito sui dibattiti era ancora in corso Ferdinand ricevette una telefonata sul suo telefono rosso: ma dove sei finito? La voce di Anita non ammetteva repliche e lui: vengo subito! Dai che mi manche troppo... A queste parole ogni dubbio si dissolse, saltò sulla sua Quattroporte e volò da lei dimenticando tutto...

Stampa

Italian Media s.r.l. - via del Babuino 107, Roma, c.a.p. 00187, p.IVA 09099241003, edita il settimanale Italiani con registrazione al Tribunale di Roma n. 158/2013 del 25.06.2013 - email: info@italianmedia.eu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.
Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza d'uso e usa cookie di terze parti. Proseguendo nella navigazione si presta implicitamente il consenso all’utilizzo di questi strumenti. Si rimanda alla nostra privacy policy per maggiori informazioni e per la possibilità di negare il consenso.