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Una gita al porto di Chioggia

Ferdinand ed i suoi nuovi amici
di Mario Attanasio

Ferdinand aveva molto voluto che questo incontro si tenesse. Ed anche prima di Natale, non sapeva neanche lui perché ma sentiva che era meglio così. Inutile cercare di capire da dove venissero certi pensieri, e soprattutto dove volessero portare. Meglio lasciare andare e vedere cosa succedeva.
Erano così andati a Padova per visitare la Cappella degli Scrovegni che ormai era al centro di un grosso movimento turistico che muoveva masse di gente da ogni parte del mondo. La folla era tanta, ed avevano dovuto aspettare molto in coda ma la visita era stata talmente bella che tutti gli sforzi sostenuti per accedervi erano di gran lunga inferiori al piacere della vista di un tale capolavoro.
I suoi tre vecchi amici avevano tutti raccolto con grande piacere la proposta di questo incontro natalizio. Ezechiele, ormai completamente incanutito, era molto sensibile a queste visite che lo riportavano indietro nel tempo, quando con la fidanzata di allora, oggi sua moglie, passava interi fine settimane fra visite culturali e lunghi pomeriggi in comode e calde stanze di albergo.
Antonello, scapolo impenitente, detto Antonello da Maiori per la sua bellezza statuaria, che aveva passato la sua vita adulta cambiando in media una fidanzata ogni 4-5 anni, cui faceva involontariamente balenare sogni di gloria, era anche molto interessato all'arte e ne aveva fatto uno scopo della sua vita, oltre alla lettura ed, ovviamente, alla sua professione.
Ermenegisto, grande chirurgo, quello che più frequentemente faceva ricorso a detti latini, anzi era lui solo, aveva dovuto, per impegni familiari, soprassedere alla visita della Cappella e raggiunto gli amici solo al ristorante.
Lunga era stata la strada per raggiungerlo, ma il ristorante La Granseola Mora era di quelli che promettevano molto. Ed in effetti le attese non andarono deluse, tutti i pesci dell'Adriatico passarono sulla loro tavola, e naturalmente i vini del Veneto non mancarono all'appuntamento. E dopo il lauto pranzo Ezechiele propose al gruppo di andare al porto di Chioggia per attendere l'arrivo delle barche che ritornavano dalla pesca e che vendevano al momento il pesce pescato.
E fu così che andarono al porto e iniziarono a girovagare fra i vari moli nell'attesa della barca giusta. Il passeggio di quattro vecchi signori però non passò inosservato ed un piccolo seguito di improbabili pescatori offriva loro ogni sorta di pesci, a dir la verità più adatti ai gatti che a loro. E così passava, a dire il vero piacevolmente, il tempo fra un bicchiere e l'altro nell'attesa della barca giusta.
Fino a quando non arrivò la Santa Tina. Questa era, si può dire, l'ammiraglia della flotta di Chioggia, e non veniva mai meno alla sua fama. Infatti già da quando iniziò a scaricare si vedeva che era stata una buona giornata. Casse di Code di Rospo, Sogliole, Triglie, Merluzzi, ed altro venivano giù senza interruzione.
Ezechiele, forte delle sue conoscenze, si fece preparare una cassetta gigante con ogni sorta di pesce disponibile, e del migliore e la mostrava orgogliosa ai suoi amici. Antonello ed Ermenegisto ormai non vedevano l'ora di andarsene a casa dopo quella bevuta inusuale per loro; Ferdinand invece, anche per la sua innata educazione, oltre al vero e sincero interesse per gli esseri che abitano il mare, prestò la sua attenzione alla cassetta che aveva davanti. E non poteva credere che quello che vedeva fosse vero!
“Non è possibile” si diceva, non è possibile che quei pesci fossero ancora vivi.
E non solo erano vivi, ma addirittura parlavano, comunicavano con lui. Odio, non era che Ferdinand sentisse le parole, ma gli arrivava nitidamente il pensiero dei pesci presenti nella cassetta. Non solo, facevano a botte fra loro per chi potesse parlare.
«E tu chi sei?» chiese Ferdinand al pesce più grosso che la faceva da padrone, minacciando gli altri di mangiarseli.
«Sono il Merluzzo dei fondali dell'Adriatico e non temo nessuno.»
«Ma come sei finito qui?» chiese Ferdinand.
«Ma sai, la nostra vita è sempre a rischio, un giorno tu ti mangi dieci pesciolini ed il giorno dopo tocca a te. A me ha fregato una triglia bellissima che mi piaceva molto ed ho cercato di farmela in vicinanza della rete della paranza ma ci sono cascato dentro ed eccomi qui.» «E tu?»
«Io sono il pesce principe dell'Adriatico» rispose la Coda di Rospo. «Del Merluzzo me ne faccio un baffo, anzi un boccone solo, e senza esagerare, anche servito a tavola fra noi non c'è paragone, siamo molto meglio, cucinati in qualsiasi modo.»
«E questo pesce lungo lungo?»
«Ma come non riconosci le Anguille del Delta del Po?»
«Hem, hem,» farfugliava Ferdinand, più aduso alle murene ed ai granchi, piuttosto che alle anguille, «certo, certo... ma... »
«Ma un corno, vedo che non sai niente di noi e te ne frega, è sempre la stessa storia, agli uomini non piacciono gli esseri striscianti, sia sulla terraferma con i serpenti che in acqua con noi. E sai che ti dico? Vai al diavolo!»
E così si intorcigliò su se stessa e si girò indignata. Ferdinand non poteva credere a sé stesso, come era possibile tutto ciò? La risposta la ebbe quando uno strattone lo fece rinvenire da un colpo di sonno improvviso che la aveva colto mentre sedeva su di una rete di un pescatore.
«Ferdinand sveglia! Non hai fatto altro che dormire da un'ora a questa parte!»
Ezechiele, Antonello e Ermenegisto lo fissavano acutamente negli occhi, cercando di capire se lui era ancora in grado di tornare a casa da solo o dovevano accompagnarlo.
«E i pesci?» disse lui. «Di quali pesci parli? Non hanno pescato niente oggi!»
Ed allora lui capì di avere sognato. Ma aveva capito anche che a volte nei sogni c'è più verità che nella vita vissuta da svegli. E così salutò i suoi amici augurando loro il migliore dei Natali mai avuti e iniziò a ritornare a casa pensando ai suoi nuovi amici del mare...

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