Aeroporto modello (fonte foto Pixabay)

Intervento sul Convegno sul tema del Sistema Aeroportuale della Campania

 

Napoli, una città nell'aeroporto

 

di Ernesto B. Schiano

 

Il 1°dicembre 2018 si è tenuto a Napoli, presso la sede della V Municipalità , un Convegno sul tema del Sistema Aeroportuale della Campania. Pubblichiamo l'intervento dell' ing. Ernesto B. Schiano, anche con riferimento al ruolo dell'Aeroporto di Grazzanise. 

L’argomento di questo convegno è a me particolarmente gradito perché riguarda l’aeroporto di Capodichino, con il quale ho particolare familiarità, poiché ho operato per oltre 20 anni, a partire dagli anni ’70 – ’80, come Presidente dell’Aero Club e della Scuola di Volo. Nello stesso periodo ho partecipato anche agli esordi della Gesac che, pur controllata all’epoca direttamente dalle Amministrazioni locali, non disponeva in sito di locali idonei per le riunioni degli organi direttivi e quindi spesso utilizzava allo scopo la nostra aula didattica. A mio parere, però, il problema dell’uso attuale dello scalo, che giustamente tanto preoccupa gli organizzatori del presente Convegno, non potendo prescindere dalle prospettive di sviluppo del trasporto aereo in Campania, nel Mezzogiorno e nell’intero Paese, non trova soluzioni se non si allarga al complessivo sistema regionale. Vedo con piacere che tra i relatori sono indicati il generale Francesco Bianco ed il professore Renato Lamberti, due stimati professionisti con i quali ho condiviso molte esperienze di studi e di progetti, quando operavo nelle maggiori aziende di settore delle Partecipazioni Statali. Con il primo ho collaborato per i programmi di potenziamento di Capodichino, al servizio degli importanti insediamenti industriali presenti sul sito: la base operativa dell’ATI - Aero Trasporti Italiani, le Officine Aeronavali, che curavano la manutenzione di aerei militari e civili e la trasformazione degli aerei passeggeri in aerei Cargo, lo stabilimento di costruzioni aeronautiche Partenavia (poi Vulcanair), ecc.; in quell’epoca l’aeroporto era un’infrastruttura militare aperta al Traffico Civile e il generale Bianco, giovane Ufficiale dell’Aeronautica, spesso si spostava in bicicletta per raggiungere il Centro Manutenzione Velivoli, il cui Hangar era a fianco a quello dell’Aero Club, e, se ero presente, si intratteneva con me in piacevoli conversazioni....

 

Sciatrice, PublicDomainPictures / 18042 immagini, CC0 Creative Commons

Moda: abiti, accessori e dintorni.

Gli Sci - A proposito di neve
di Luisanna Tuti

Quando sono nati gli sci?

La necessità di superare l'ostacolo della neve, indusse gli uomini a pensare ad un sistema efficace di locomozione. Sembra che l'invenzione degli sci presso i popoli euroasiatici precedette quella della ruota.

Alcuni ritrovamenti fossili risalenti a 2.500 anni a.C. in Siberia, Scandinavia e Lapponia, testimoniano che già in quell'epoca la popolazione usava degli attrezzi per muoversi sul territorio durante l'inverno. In alcune torbiere svedesi sono stati trovati reperti risalenti addirittura al 4.500 a.C.

La parola “sci” deriva da due antichissimi vocaboli norvegesi: saa e suk, pezzo di legno.

Inizialmente in Nord Europa lo sci era proprio di legno, piuttosto corto, molto largo e piatto, guidato da funicelle. In Siberia, Norvegia, Finlandia e Giappone  invece era più lungo, largo 20cm, guidato da funicelle, più sottile e curvo nelle due estremità. Sotto era ricoperto da pelle di foca o renna per facilitare la presa nelle salite.

Nel sud della Groenlandia, in Islanda e Svezia si diffuse lo “sci nordico” più simile a quello attuale:  lo sci era stretto e lungo (circa 4m.), più leggero e senza funi. Per avanzare gli sciatori usavano un lungo bastone, “padre” dei moderni bastoncini.

Nel 1800 un falegname norvegese sperimentò un sistema per curvare e frenare usando un unico bastone e lasciando il tallone libero, facilitando i movimenti in pianura ed in salita, ma  provocando instabilità in discesa. Con questa tecnica (chiamata Telemark dal nome della regione in cui era nato il falegname) era obbligatorio avanzare con le ginocchia piegate.

Solo negli anni '20 furono applicati nuovi attacchi che bloccavano la caviglia,  permettendo un perfetto controllo degli sci, precursori di quelli di oggi che sono di materiali leggerissimi e molto facili da manovrare.

Sembra che, in Italia, il primo ad indossare gli sci fu un ravennate, Francesco Negri, durante un viaggio in Lapponia. 

Nel 1901 a Torino nacque lo “Ski Club Italiano”, seguito dopo poco tempo dalla costituzione della Federazione Italiana Sci (FIS) e, nel 1902,  il Ministro della Guerra, Generale Giuseppe Ottolenghi, istituì i primi reparti di sciatori nel corpo degli alpini.

Ormai sono moltissimi i cultori di questo Sport che è diventato un vero fenomeno di massa. Questo sviluppo ha contribuito alla costruzione di sciovie, cabinovie, seggiovie, valorizzando valli e montagne un tempo del tutto sconosciute.

In Italia sono sorti molti centri per soggiorni invernali, sparsi per tutta la penisola: lungo tutte le Alpi, sugli Appennini della Toscana (Abetone); Lazio (Terminillo); Abruzzo (Ovindoli, Roccaraso); Calabria (Sila) e sull'Etna.

Intorno a questo sport si è sviluppata anche una moda appropriata, ispirata soprattutto ad icone di stile che per prime apparvero sulle nevi di tutto il mondo. Ricordiamo Gianni Agnelli con il suo  elegante abbigliamento “total black”, compresi gli occhiali da sole e gli stivaletti ; la giacca imbottita color rosso fuoco di Jacqueline Kennedy ed i primi occhiali specchiati dei reali inglesi.

Colbacchi di pelliccia, scarpe, guanti a sacco (uniscono le quattro dita lasciando libero solo il pollice), sciarpe, scaldacolli,  sono ormai di uso comune tra gli appassionati che decidono di trascorrere un periodo di vacanza sulla neve.

Quest'anno sembra che il “cielo” abbia deciso di favorirli con copiose e frequenti nevicate che imbiancano i nostri panorami, anche a  bassa quota.

 

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