President Donald J. Trump at a press conference in Singapore June 12, 2018 (Official White House Photo by Joyce N. Boghosian)
 

Il 45esimo presidente degli Stati Uniti si avvia a cambiare il mondo

 

Trump è qui per restare

 

di Roberto Savio

 

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Donald Trump, 45esimo e attuale presidente degli Stati Uniti, è stato visto in molti illustri ambienti come un'anomalia che non può durare. Bene, è tempo di guardare alla realtà.Se mettiamo gli occhiali di persone che hanno visto il loro di reddito ridursi e che hanno paura del futuro, Trump è qui per restare, ed è un risultato e non una causa. Nel suo anno e mezzo di governo,  Trump non ha perso neanche una delle sue battaglie. Ha cambiato l’attualità politica in tutto il mondo, ha imposto nuovi standard etici, un nuovo significato di democrazia, e le sue basi elettorali non si sono affatto ridotte. I suoi critici sono i media (che non piacciono alla maggior parte degli americani), l'élite (che è odiata) e i professionisti (che sono considerati profittatori a spese della classe medio bassa). Ora c'è un forte divario con il mondo rurale, le parti deindustrializzate degli Stati Uniti, i minatori, ecc. Inoltre, gli americani bianchi si sentono sempre più minacciati da immigrati, minoranze, corporazioni e industrie che hanno sfruttato il governo a loro vantaggio. Ad ogni elezione il loro numero dei bianchi si riduce del due percento. Non dimentichiamo che Trump è stato eletto dalla maggioranza delle donne bianche, in un paese deve è nato il femminismo. So che queste affermazioni potrebbero creare delle reazioni infastidite. Gli Stati Uniti sono la patria di alcune delle migliori università del mondo, dei ricercatori più brillanti come dimostrato dal numero di premi Nobel assegnati, di ottime orchestre, biblioteche, musei, di una vivace società civile e così via. Ma la triste realtà è che quelle élite sono, nel migliore dei casi, non più del 20 percento della popolazione. Nell'80 percento dei casi, le notizie TV sono l'unica fonte di informazioni sugli affari internazionali. I giornali sono di solito solo locali, ad eccezione di pochi (Wall Street Journal, New York Times, Washington Post, Los Angeles Times, in tutto meno di dieci) ...

Sciatrice, PublicDomainPictures / 18042 immagini, CC0 Creative Commons

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Gli Sci - A proposito di neve
di Luisanna Tuti

Quando sono nati gli sci?

La necessità di superare l'ostacolo della neve, indusse gli uomini a pensare ad un sistema efficace di locomozione. Sembra che l'invenzione degli sci presso i popoli euroasiatici precedette quella della ruota.

Alcuni ritrovamenti fossili risalenti a 2.500 anni a.C. in Siberia, Scandinavia e Lapponia, testimoniano che già in quell'epoca la popolazione usava degli attrezzi per muoversi sul territorio durante l'inverno. In alcune torbiere svedesi sono stati trovati reperti risalenti addirittura al 4.500 a.C.

La parola “sci” deriva da due antichissimi vocaboli norvegesi: saa e suk, pezzo di legno.

Inizialmente in Nord Europa lo sci era proprio di legno, piuttosto corto, molto largo e piatto, guidato da funicelle. In Siberia, Norvegia, Finlandia e Giappone  invece era più lungo, largo 20cm, guidato da funicelle, più sottile e curvo nelle due estremità. Sotto era ricoperto da pelle di foca o renna per facilitare la presa nelle salite.

Nel sud della Groenlandia, in Islanda e Svezia si diffuse lo “sci nordico” più simile a quello attuale:  lo sci era stretto e lungo (circa 4m.), più leggero e senza funi. Per avanzare gli sciatori usavano un lungo bastone, “padre” dei moderni bastoncini.

Nel 1800 un falegname norvegese sperimentò un sistema per curvare e frenare usando un unico bastone e lasciando il tallone libero, facilitando i movimenti in pianura ed in salita, ma  provocando instabilità in discesa. Con questa tecnica (chiamata Telemark dal nome della regione in cui era nato il falegname) era obbligatorio avanzare con le ginocchia piegate.

Solo negli anni '20 furono applicati nuovi attacchi che bloccavano la caviglia,  permettendo un perfetto controllo degli sci, precursori di quelli di oggi che sono di materiali leggerissimi e molto facili da manovrare.

Sembra che, in Italia, il primo ad indossare gli sci fu un ravennate, Francesco Negri, durante un viaggio in Lapponia. 

Nel 1901 a Torino nacque lo “Ski Club Italiano”, seguito dopo poco tempo dalla costituzione della Federazione Italiana Sci (FIS) e, nel 1902,  il Ministro della Guerra, Generale Giuseppe Ottolenghi, istituì i primi reparti di sciatori nel corpo degli alpini.

Ormai sono moltissimi i cultori di questo Sport che è diventato un vero fenomeno di massa. Questo sviluppo ha contribuito alla costruzione di sciovie, cabinovie, seggiovie, valorizzando valli e montagne un tempo del tutto sconosciute.

In Italia sono sorti molti centri per soggiorni invernali, sparsi per tutta la penisola: lungo tutte le Alpi, sugli Appennini della Toscana (Abetone); Lazio (Terminillo); Abruzzo (Ovindoli, Roccaraso); Calabria (Sila) e sull'Etna.

Intorno a questo sport si è sviluppata anche una moda appropriata, ispirata soprattutto ad icone di stile che per prime apparvero sulle nevi di tutto il mondo. Ricordiamo Gianni Agnelli con il suo  elegante abbigliamento “total black”, compresi gli occhiali da sole e gli stivaletti ; la giacca imbottita color rosso fuoco di Jacqueline Kennedy ed i primi occhiali specchiati dei reali inglesi.

Colbacchi di pelliccia, scarpe, guanti a sacco (uniscono le quattro dita lasciando libero solo il pollice), sciarpe, scaldacolli,  sono ormai di uso comune tra gli appassionati che decidono di trascorrere un periodo di vacanza sulla neve.

Quest'anno sembra che il “cielo” abbia deciso di favorirli con copiose e frequenti nevicate che imbiancano i nostri panorami, anche a  bassa quota.

 

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